Una battaglia giudiziaria sulla sicurezza dei minori sui social network arriva davanti al Tribunale civile di Milano. Al centro del procedimento ci sono Meta, con le piattaforme Instagram e Facebook, e TikTok, accusate da una decina di famiglie italiane, affiancate dal Moige – Movimento Italiano Genitori e assistite dallo studio legale Ambrosio & Commodo di Torino, di non aver adottato misure sufficienti per proteggere i più giovani dai rischi legati all’utilizzo delle piattaforme digitali. Nella memoria depositata al Tribunale di Milano, corredata da numerosi allegati, vengono riportate accuse particolarmente dure nei confronti dei colossi tecnologici. Secondo i promotori dell’azione, esisterebbero “prove documentali incontrovertibili” in grado di dimostrare che “i social di Meta e TikTok generano e aggravano malattie della mente e di ordine comportamentale”, soprattutto tra i minori. La tesi sostenuta nel procedimento è che le piattaforme non solo sarebbero consapevoli degli effetti legati all’uso compulsivo dei social, ma che la ricerca della dipendenza rappresenterebbe un elemento centrale del loro modello economico.
La denuncia: “conoscono l’effetto della dipendenza patologica e lo ricercano”
Secondo quanto riportato nella memoria giudiziaria, Meta e TikTok sarebbero a conoscenza degli effetti prodotti dai meccanismi di coinvolgimento continuo degli utenti, in particolare attraverso gli algoritmi che selezionano e propongono contenuti personalizzati. Il documento sostiene che le piattaforme “non solo conoscono l’effetto della dipendenza patologica, ma lo ricercano e creano appositamente negli utenti” perché è il “centro del loro modello di business”. Sempre secondo i promotori della causa, questa consapevolezza avrebbe portato le aziende a non introdurre strumenti ritenuti adeguati per limitare i rischi. Nella memoria si afferma infatti che i social “non implementano l’age verification”, cioè sistemi efficaci per verificare l’età degli iscritti, “non rimuovono i contenuti attrattivi/catturanti pregiudizievoli, e naturalmente non informano utenti, genitori e regolatori sul pericolo lesioni e morte”. Le accuse dovranno ora essere valutate nell’ambito del procedimento civile, nel quale le società coinvolte potranno presentare le proprie difese.
La prima class action italiana contro Instagram, Facebook e TikTok
Il procedimento davanti al Tribunale civile di Milano rappresenta la prima class action inibitoria in Italia contro i social network promossa da famiglie che contestano le modalità di gestione della sicurezza dei minori sulle piattaforme digitali. La richiesta avanzata ai giudici è quella di intervenire “con urgenza” disponendo, tra le altre misure, la sospensione degli account social fino a quando le piattaforme non adotteranno strumenti adeguati per un controllo effettivo dell’età degli utenti. Secondo quanto spiegato dai legali, sarebbero circa 3,5 milioni i bambini italiani tra i 7 e i 14 anni attivi su Meta e TikTok utilizzando dati non verificati oppure falsi. Una situazione che, secondo i promotori dell’iniziativa giudiziaria, li esporrebbe ai rischi legati alla gestione automatizzata dei contenuti attraverso gli algoritmi. La questione dell’age verification, ovvero della verifica dell’età degli iscritti, è quindi uno dei punti centrali del ricorso: l’obiettivo dichiarato è ottenere strumenti capaci di impedire o limitare l’accesso dei minori alle piattaforme senza adeguate garanzie.
Un’altra class action a Roma e il nodo della giurisdizione irlandese
Parallelamente alla causa milanese, un’altra class action contro i social network è stata avviata davanti al Tribunale civile di Roma. In questo caso, però, il procedimento ha incontrato un ostacolo di natura giuridica. Il Tribunale civile romano, con una recente ordinanza, ha dichiarato infatti “il difetto di giurisdizione del giudice italiano nei confronti del giudice straniero”, individuato in quello irlandese. La decisione riguarda quindi la competenza territoriale del giudice chiamato a pronunciarsi sulla controversia e apre un ulteriore fronte nel complesso confronto tra utenti, famiglie e grandi piattaforme digitali, spesso caratterizzato dalla dimensione internazionale delle società coinvolte. La causa di Milano contro Meta e TikTok rappresenta dunque un passaggio particolarmente rilevante nel dibattito italiano sulla responsabilità delle piattaforme online e sulla necessità di garantire maggiore tutela ai minori nell’era dei social network.
