Il morbillo torna a preoccupare seriamente il continente americano, dove nei primi sette mesi del 2026 è stato raggiunto il numero più alto di casi confermati degli ultimi 22 anni. A lanciare l’allarme è la Paho, Organizzazione panamericana della sanità, che ha diffuso un nuovo alert dopo la forte impennata dei contagi registrata nella regione e ha confermato come “molto elevato” il rischio per la salute pubblica. L’organizzazione ha rivolto ai Paesi delle Americhe un appello preciso: “Rafforzare le vaccinazioni, la sorveglianza e le misure di risposta rapida ai focolai”. Una richiesta che arriva in un momento in cui la circolazione del virus resta sostenuta in numerose aree e i numeri del 2026 hanno già ampiamente superato quelli dell’intero anno precedente. Al 18 luglio 2026 risultano infatti 47.459 casi confermati di morbillo e 44 decessi segnalati in tre Paesi. Il dato dei contagi è più di tre volte superiore rispetto all’intero 2025, quando erano stati documentati 15.011 casi confermati e 32 morti.
Guatemala e Messico al centro dell’epidemia di morbillo
La situazione più grave riguarda soprattutto Guatemala e Messico, dove si concentra la quasi totalità dei decessi finora registrati. Il Guatemala conta 30.371 casi confermati e 26 morti, risultando il Paese più colpito dell’intera regione. In Messico i casi sono invece 12.255, con 17 decessi. Insieme a Stati Uniti e Perù, Guatemala e Messico rappresentano complessivamente il 95% dei casi di morbillo segnalati nel 2026 nelle Americhe. Una concentrazione molto elevata che evidenzia come alcuni grandi focolai continuino ad alimentare la trasmissione regionale. La Paho segnala tuttavia che la dinamica non è uniforme. “Sebbene alcuni dei focolai più estesi della regione abbiano recentemente mostrato segni di rallentamento, la trasmissione rimane attiva in diversi Paesi”, avverte l’organizzazione.
Rischio sanitario “molto elevato”: pesano bassa copertura vaccinale e mobilità internazionale
La nuova valutazione pubblicata dalla Paho mantiene quindi il livello di rischio associato alla maxi epidemia di morbillo come “molto elevato”. Alla base della classificazione vi sono contemporaneamente diversi elementi epidemiologici che continuano a favorire la diffusione del virus. La conclusione, spiega l’organizzazione, si basa “sui focolai in corso, sulla copertura vaccinale subottimale, sull’accumulo di persone suscettibili all’infezione e sull’aumento della mobilità legato ai viaggi internazionali e agli assembramenti di massa, fattori che facilitano l’importazione e la diffusione del virus all’interno e tra i Paesi”. Il quadro evidenzia quindi come il problema non sia determinato soltanto dai focolai già attivi, ma anche dalla presenza di sacche di popolazione non adeguatamente immunizzate, nelle quali il morbillo può trovare le condizioni per una rapida propagazione.
Nel 2026 aumentano anche i decessi legati al morbillo
A destare particolare preoccupazione è inoltre la crescita del numero di decessi correlati al morbillo rispetto allo scorso anno. La valutazione della Paho mette in evidenza “l’aumento dei decessi correlati al morbillo segnalati nel 2026 rispetto al 2025, l’individuazione di casi in nuove aree geografiche e l’impatto sproporzionato delle epidemie sulle popolazioni che incontrano ostacoli nell’accesso all’assistenza sanitaria, tra cui le comunità indigene e i gruppi con bassa copertura vaccinale”. L’epidemia sta dunque coinvolgendo anche territori precedentemente meno interessati dalla trasmissione, con conseguenze particolarmente rilevanti nelle comunità dove l’accesso alla prevenzione, alle vaccinazioni e ai servizi sanitari risulta più difficile. La diffusione del virus in popolazioni con bassa copertura vaccinale aumenta infatti la probabilità che i focolai diventino più estesi e più difficili da contenere, soprattutto quando l’individuazione dei casi sospetti non avviene rapidamente.
Paho: “il morbillo non ammette disinteresse”
Sul ruolo della vaccinazione e dell’intervento tempestivo è intervenuto anche Daniel Salas, Executive Manager del Programma speciale per l’immunizzazione globale della Paho. “Il morbillo non ammette disinteresse. Sappiamo come fermarlo: raggiungendo un’elevata copertura vaccinale, individuando precocemente i casi sospetti e intervenendo tempestivamente per interrompere le catene di trasmissione. Ogni focolaio mette in luce gap immunitari che devono essere affrontati con urgenza, in particolare tra i bambini, le comunità con bassa copertura vaccinale e le popolazioni con accesso limitato ai servizi sanitari”. La strategia indicata dall’organizzazione sanitaria punta quindi a intervenire contemporaneamente su vaccinazione, diagnosi precoce, sorveglianza epidemiologica e contenimento rapido dei focolai, con particolare attenzione ai bambini e ai gruppi più vulnerabili.
Cos’è il morbillo e perché è una delle malattie più contagiose al mondo
La Paho ricorda che il morbillo è considerato una delle malattie infettive più contagiose al mondo. Il virus si trasmette attraverso l’aria quando una persona infetta respira, tossisce o starnutisce, rendendo particolarmente semplice la diffusione in ambienti frequentati da persone non immunizzate. La malattia può provocare febbre, tosse, raffreddore, congiuntivite ed eruzione cutanea, ma in alcuni casi può determinare complicanze molto più gravi. Tra quelle indicate dall’organizzazione figurano polmonite, encefalite, cecità e, nei casi più severi, la morte. Proprio per l’elevata capacità di trasmissione del virus, la prevenzione attraverso l’immunizzazione rimane decisiva. “La vaccinazione rimane il modo più efficace per prevenire l’infezione e arrestare la trasmissione”, ribadisce la Paho.
Stati Uniti, Perù e Canada tra i Paesi con più contagi
Dopo Guatemala e Messico, il terzo Paese delle Americhe per numero di casi confermati nel 2026 sono gli Stati Uniti, con 2.260 contagi. Seguono il Perù, dove sono stati segnalati 1.277 casi, e il Canada, con 1.107 casi confermati. Il quadro mostra quindi una diffusione che interessa tanto l’America centrale quanto quella settentrionale e meridionale, pur con una concentrazione particolarmente forte nei due Paesi maggiormente colpiti. Per trovare nella regione un numero di casi superiore a quello raggiunto nel 2026 bisogna risalire al 2004, a conferma dell’eccezionalità dell’attuale recrudescenza.
Morbillo in aumento anche nel mondo: 186.168 casi nel 2026
La situazione osservata nelle Americhe si inserisce inoltre in una ripresa globale del morbillo. Secondo la Paho, infatti, l’andamento regionale “riflette una più ampia recrudescenza globale della malattia”. I dati dell’Organizzazione mondiale della sanità indicano che a luglio 2026 sono stati segnalati complessivamente 186.168 casi di morbillo nel mondo, con un incremento del 12% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’aumento internazionale della circolazione del virus accresce anche il rischio di importazione dei casi da un Paese all’altro, soprattutto in un periodo caratterizzato da intensa mobilità internazionale, viaggi e grandi eventi.
Obiettivo 95% di copertura vaccinale con due dosi
Per interrompere la trasmissione del morbillo, la Paho indica come obiettivo fondamentale il raggiungimento e il mantenimento di una copertura vaccinale di almeno il 95% con due dosi di vaccino. Una soglia che l’organizzazione definisce “essenziale” per fermare la circolazione del virus, proteggere le persone maggiormente vulnerabili e consolidare gli sforzi sanitari necessari per riportare le Americhe allo status di regione “morbillo-free”. Il nuovo allarme arriva quindi in una fase epidemiologica particolarmente delicata: con 47.459 casi in meno di sette mesi, un numero di infezioni già superiore di oltre tre volte rispetto all’intero 2025 e 44 decessi, la priorità indicata dalla Paho resta quella di chiudere rapidamente i gap vaccinali e impedire che i focolai ancora attivi possano alimentare nuove catene di trasmissione.
