Nucleare in Italia, Pichetto fissa i tempi: “energia non prima del 2034-2035”

La strada verso i nuovi reattori richiederà ancora anni tra sviluppo tecnologico, autorizzazioni e sicurezza

L’energia nucleare in Italia non arriverà nel breve periodo. Il primo contributo alla produzione elettrica nazionale dai nuovi reattori non è previsto prima della fine della prima metà del prossimo decennio, quindi tra il 2034 e il 2035. A indicare la tempistica è stato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto all’evento “La Piazza – Il Bene Comune” a Ceglie Messapica. Una prospettiva che conferma le intenzioni del Governo sul ritorno dell’atomo in Italia, dopo l’avvio del percorso normativo per disciplinare il nucleare sostenibile. Secondo il ministro, prima della produzione vera e propria sarà necessario completare una lunga fase preparatoria fatta di regole, procedure, standard di sicurezza e sviluppo tecnologico. “Non prima della fine della prima metà del prossimo decennio, cioè 2034-2035, perché ci sono dei tempi tecnici anche di sviluppo dei nuovi reattori. In questo momento siamo solo nella fase di definizione delle regole”, ha dichiarato Pichetto Fratin durante il suo intervento.

Il ritorno del nucleare italiano passa dalla definizione delle regole

Il tema del nucleare in Italia rappresenta uno dei capitoli centrali della nuova strategia energetica nazionale. Dopo l’abbandono della produzione nucleare seguito ai referendum del 1987 e del 2011, il Paese ha riaperto il confronto sulla possibilità di utilizzare tecnologie più moderne, in particolare i nuovi reattori di ultima generazione e i sistemi avanzati considerati più sicuri rispetto al passato. Il ministro ha però sottolineato che il percorso richiede tempi tecnici inevitabili. La fase attuale, infatti, non riguarda ancora la costruzione degli impianti, ma la creazione del quadro normativo necessario per consentire eventuali investimenti. La realizzazione di una filiera nucleare richiede infatti diversi passaggi: dalla definizione delle norme alla scelta delle tecnologie, dalle autorizzazioni alla costruzione degli impianti, fino ai necessari controlli sulla sicurezza. Per questo motivo, secondo Pichetto Fratin, ipotizzare una produzione di energia nucleare prima del 2034-2035 non sarebbe realistico.

Energia nucleare e sicurezza energetica: la sfida per il futuro

Il ritorno del nucleare civile viene indicato dal Governo come uno degli strumenti per aumentare la sicurezza energetica nazionale e ridurre la dipendenza dalle importazioni. L’Italia oggi continua infatti a dipendere dall’estero per una quota rilevante del proprio fabbisogno energetico, soprattutto per quanto riguarda gas e petrolio. L’obiettivo della nuova strategia è affiancare alle fonti rinnovabili una quota di energia programmabile capace di garantire stabilità alla rete elettrica anche nei momenti in cui eolico e fotovoltaico non producono a pieno regime. Proprio questo aspetto è uno dei punti centrali del dibattito sul futuro energetico italiano: le rinnovabili rappresentano una componente fondamentale della transizione, ma la loro produzione dipende dalle condizioni meteorologiche e dalla disponibilità delle risorse naturali. Il nucleare, secondo i sostenitori del ritorno all’atomo, potrebbe invece offrire una produzione continua e prevedibile, contribuendo alla copertura del crescente fabbisogno elettrico legato all’elettrificazione dei consumi, alla mobilità e allo sviluppo dei nuovi settori industriali.

La prospettiva dei nuovi reattori: tempi lunghi per una tecnologia complessa

La data indicata da Pichetto Fratin, 2034-2035, si inserisce in un quadro internazionale nel quale diversi Paesi stanno puntando sui nuovi modelli di produzione nucleare, compresi i reattori modulari avanzati e le tecnologie di nuova generazione. Il ministro ha ribadito che non si tratta di un processo immediato perché la tecnologia nucleare richiede standard elevatissimi di sicurezza e una complessa fase di preparazione. “Ci sono dei tempi tecnici anche di sviluppo dei nuovi reattori”, ha spiegato Pichetto Fratin, evidenziando come la ricerca tecnologica sia un elemento decisivo prima di arrivare alla fase operativa. La prospettiva indicata dal Governo è quindi quella di un percorso graduale, nel quale il nucleare potrebbe entrare nel mix energetico italiano solo dopo il completamento di tutte le condizioni necessarie.

Il nucleare nel mix energetico italiano tra rinnovabili e transizione

La sfida energetica dei prossimi anni sarà quella di costruire un sistema più equilibrato, capace di integrare energie rinnovabili, sistemi di accumulo e nuove forme di produzione stabile. Il Governo punta a una combinazione di fonti diverse per affrontare l’aumento della domanda elettrica previsto nei prossimi decenni, determinato dalla crescita dei consumi legati alla climatizzazione, alla digitalizzazione, ai data center e alla trasformazione industriale. In questo scenario, il nucleare italiano viene presentato come una possibile componente strategica di lungo periodo, ma con una tempistica che resta comunque distante. La prima energia prodotta dai nuovi impianti, secondo la previsione del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, non arriverà prima del periodo compreso tra il 2034 e il 2035. Fino ad allora, il Paese sarà impegnato nella costruzione delle regole e delle condizioni necessarie per un eventuale ritorno dell’atomo.