Le sonde più lontane e antiche mai lanciate dall’umanità continuano a stupire, sfidando il tempo e le distanze abissali che ci separano dal buio interstellare. Dopo quasi 50 anni dal loro trionfale lancio, i margini di energia a disposizione di queste eroiche macchine si sono assottigliati, mettendo a serio rischio la continuazione delle fondamentali operazioni scientifiche nello Spazio profondo, ben oltre gli estremi confini del Sistema Solare. A causa del costante e inesorabile decadimento del plutonio, la preziosa e insostituibile fonte vitale di bordo, gli strumenti ancora attivi rischiavano lo spegnimento definitivo a brevissimo termine. I geniali ingegneri della NASA hanno però compiuto un’altra impresa straordinaria per estendere la vita operativa della leggendaria Voyager 2, garantendo ancora flussi di dati preziosi per l’intera comunità scientifica internazionale.
L’operazione salvavita per continuare l’esplorazione
Gli esperti del Jet Propulsion Laboratory della NASA hanno messo in atto una manovra ribattezzata “Big Bang“, un intervento tanto complesso quanto vitale per il futuro della missione. L’obiettivo era liberare energia a bordo della Voyager 2 disattivando contemporaneamente specifici dispositivi energivori e sostituendoli con alternative a basso consumo, garantendo al contempo che la sonda mantenesse una temperatura sufficiente per poter operare nel gelo cosmico. L’energia di queste sonde deriva infatti dai generatori termoelettrici a radioisotopi, complessi apparati che convertono il calore generato dal decadimento del plutonio in elettricità. A causa dell’esaurimento di questa scorta, le sonde Voyager perdono circa 4 watt di potenza ogni anno, costringendo il team di controllo a decisioni drastiche per risparmiare ogni singolo watt disponibile procedendo allo spegnimento dei sistemi non essenziali.
Strumenti attivi e prossimi obiettivi della missione
A partire dal 2024, il calo di potenza aveva forzato la missione a disattivare 2 strumenti scientifici su ciascuna sonda Voyager, considerando che ogni veicolo trasportava ben 10 strumenti alla partenza e altri erano stati spenti dopo gli incontri planetari. Senza la complessa attività del piano appena concluso, il team della NASA avrebbe dovuto spegnere un ulteriore strumento sulla Voyager 2 prima della fine del 2026. Il risparmio ottenuto fornirà invece la potenza per mantenere operativi i 3 strumenti rimanenti per almeno 1 anno in più. Il team prevede inoltre di eseguire questo identico scambio di componenti su Voyager 1, la sonda che attualmente naviga ancora più distante dalla Terra.
