Il Piemonte continua a bruciare. La tregua concessa dai temporali si è rivelata fragile e la mattinata di domenica 9 agosto restituisce una regione ancora alle prese con una lunga emergenza incendi. Sono 15 gli incendi o le aree percorse dal fuoco ancora sottoposti a monitoraggio secondo il bollettino dei Vigili del Fuoco. Un numero che non corrisponde necessariamente a 15 fronti con fiamme alte e avanzanti: in diversi casi si tratta di operazioni di bonifica, sorveglianza o di isolate fumarole. Il dato però fotografa la difficoltà di considerare concluso un incendio dopo giorni caratterizzati da caldo, terreni secchi e vegetazione trasformata in combustibile.
La situazione più delicata rimane quella delle montagne tra Biellese, Valsesia e Verbano-Cusio-Ossola, ma nelle ultime ore è tornata critica anche Mornese, nell’Alessandrino, dove un nuovo focolaio ha riaperto un’emergenza che sembrava ormai sotto controllo.
Monte Barone, il fronte più impegnativo
Il fronte che continua a richiedere la maggiore attenzione è quello del Monte Barone, dove l’incendio è attivo dal 3 agosto sui versanti dell’alta Valsessera, tra Biellese e Vercellese. Le fiamme hanno raggiunto zone caratterizzate dalla presenza di baite e alpeggi. Alcune strutture sono state evacuate in via precauzionale, mentre la frazione Le Piane di Coggiola è stata preallertata in vista di una possibile evacuazione. Ieri il fronte continuava a scendere verso il fondovalle, sopra il santuario del Cavallero. A rendere particolarmente difficile l’intervento è la conformazione del territorio, con canaloni ripidi e aree difficilmente raggiungibili dalle squadre a terra. Nel dispositivo operativo erano impegnati 3 Canadair, insieme agli elicotteri.
Nel Verbano-Cusio-Ossola fiamme e focolai non danno tregua
L’emergenza resta significativa anche nel Verbano-Cusio-Ossola. A Calasca risultavano 3 fronti attivi, caratterizzati da diverse riprese del fuoco. Sul Monte Limidario, nel territorio di Cannobio, permanevano punti di fumo e un fronte basso in direzione dell’acquedotto, presidiato da Vigili del Fuoco e volontari AIB. A Piedimulera le fiamme hanno interessato un’area vicina ad alcune baite, rendendo necessario il presidio delle squadre e il ricorso ai mezzi aerei. A Crevola d’Ossola, Cossogno-Val Grande e Mergozzo era invece in corso una vigilanza dinamica per intercettare eventuali riprese.
Torinese e Cuneese, l’emergenza resta aperta
Anche più a Sud la situazione non può ancora essere considerata definitivamente risolta. A Valdieri, in località La Piastra, l’incendio è entrato nella fase di bonifica dopo l’evacuazione precauzionale della parte alta della frazione di Desertetto. Nel Canavese, a Valprato Soana, restava una fumaiola, mentre nell’area di Valprato Ingria erano stati individuati piccoli punti di fumo in quota. Più delicato il quadro a Pont Canavese, dove durante le operazioni di bonifica una ripresa del sottobosco è stata segnalata a circa 20 metri dalle abitazioni. Per fronteggiare il focolaio è stato richiesto l’intervento dell’elicottero Drago.
Mornese, il fuoco torna a correre
È nell’Alessandrino che nelle ultime ore si è registrato uno dei peggioramenti più significativi. A Mornese, dopo gli incendi che nei giorni precedenti avevano devastato la pineta e che erano stati dichiarati estinti, un nuovo innesco ha riacceso l’emergenza. Durante il temporale di venerdì 7 agosto, un fulmine aveva colpito una quercia, provocando un nuovo focolaio in un’altra zona del bosco. Dopo il primo intervento di Vigili del Fuoco e AIB, sabato il fumo è tornato a sollevarsi. Nella notte il fuoco si è poi allargato verso il Pantalè, nella zona alta sopra i laghi della Lavagnina, scendendo sull’altro versante in direzione del rio Roverno.
All’alba di oggi le squadre sono tornate al lavoro. In mattinata è entrato in azione un Canadair, con particolare attenzione alle aree vicine alle vasche e ai filtri dell’acquedotto. Nel vicino territorio di Bosio è stata evacuata una cascina. A Mornese, invece, non risultavano abitazioni in pericolo immediato, anche se le famiglie presenti nella zona sono state allertate. Il dispositivo di intervento è stato successivamente rafforzato.
Sessanta ettari di pineta già distrutti
Il bilancio ambientale di Mornese è particolarmente pesante. Gli incendi dei giorni scorsi hanno interessato circa 60 ettari di pineta, causando anche la morte di numerosi animali. Le fiamme hanno modificato profondamente una porzione del paesaggio dell’Alto Ovadese, lasciando una ferita destinata a rimanere visibile per decenni.
Un territorio ancora vulnerabile
Dietro la successione degli incendi c’è anche una condizione ambientale particolarmente favorevole alla propagazione del fuoco. Dopo giorni di caldo e siccità, la vegetazione secca costituisce un combustibile facilmente aggredibile dalle fiamme. Anche i temporali, che hanno portato una temporanea tregua, non hanno quindi cancellato il rischio: i fulmini possono trasformarsi a loro volta in nuovi inneschi, come accaduto a Mornese.
