Pronta al lancio Chang’e-7, la missione cinese che esplorerà i ghiacci nascosti della Luna

Un orbiter, un lander, un rover e un innovativo veicolo “saltatore” per studiare il polo sud lunare e preparare le future missioni umane

La Cina si prepara a compiere un nuovo passo nella conquista scientifica della Luna. La missione robotica Chang’e-7, il cui lancio è previsto per il 24 agosto 2026, punta infatti a esplorare una delle regioni più misteriose e promettenti del nostro satellite: il polo sud lunare, con particolare attenzione alla possibile presenza di acqua sotto forma di ghiaccio. La missione partirà dal centro spaziale di Wenchang, sull’isola di Hainan, a bordo di un razzo Long March 5 Y14. Il suo obiettivo principale sarà l’area circostante il cratere Shackleton, una gigantesca depressione situata vicino al polo sud della Luna. Qui condizioni di illuminazione estreme creano zone permanentemente illuminate e altre che, invece, rimangono immerse nell’oscurità.

Chang’e-7 rappresenta una delle più ambiziose missioni robotiche lunari mai progettate. La sua particolarità non risiede infatti in un singolo veicolo o in un unico esperimento, ma nella capacità di combinare diverse modalità di esplorazione.

Una missione composta da 5 protagonisti

Chang’e-7 riunirà un orbiter, un lander, un rover e un particolare veicolo capace di effettuare brevi “salti” sulla superficie lunare, oltre a una vasta serie di strumenti scientifici. Dopo il lancio, l’orbiter trascorrerà alcuni mesi intorno alla Luna. Successivamente accompagnerà e supporterà il lander, che tenterà di raggiungere la superficie verso la fine dell’anno. Una volta atterrato, il lander avvierà una complessa campagna di osservazioni. Il rover potrà spostarsi sulla superficie, mentre il cosiddetto hopper avrà un compito particolarmente originale: saltare da una zona all’altra per raggiungere anche regioni difficili da esplorare con un veicolo tradizionale. Il suo bersaglio sono soprattutto i crateri permanentemente in ombra.

Alla ricerca dell’acqua lunare

La presenza di ghiaccio d’acqua nelle regioni polari della Luna è considerata una delle scoperte potenzialmente più importanti per il futuro dell’esplorazione spaziale. Le osservazioni effettuate negli ultimi anni hanno fornito numerosi indizi sulla presenza di acqua, ma la sua distribuzione, quantità e accessibilità non sono ancora state determinate in modo completo. Chang’e-7 cercherà di colmare questa lacuna utilizzando più tecniche contemporaneamente. L’hopper è progettato per raggiungere zone ombreggiate e analizzare direttamente l’ambiente, mentre altri strumenti studieranno la superficie e il sottosuolo.

L’interesse per il ghiaccio non è soltanto scientifico. L’acqua potrebbe rappresentare una risorsa fondamentale per future attività umane sulla Luna: oltre a essere indispensabile per la vita, può essere separata in ossigeno e idrogeno, elementi potenzialmente utilizzabili per sistemi di supporto vitale e propellenti. Per questo motivo, sapere dove si trova il ghiaccio, quanto è abbondante e quanto sia effettivamente estraibile potrebbe diventare decisivo per la costruzione di basi lunari.

Una collaborazione internazionale

Nonostante Chang’e-7 sia una missione guidata dalla Cina, il progetto comprende numerosi strumenti sviluppati da istituzioni e organizzazioni di altri Paesi. Tra gli esperimenti a bordo del lander figura una suite scientifica dell’Accademia russa delle scienze, progettata per studiare la polvere lunare e il plasma presente nelle vicinanze della superficie. Il lander ospiterà inoltre un laser retroreflector array italiano, fornito dai Laboratori Nazionali INFN di Frascati. Un altro strumento particolarmente interessante è ILO-C, una piccola camera ottica a grande campo sviluppata dalla International Lunar Observatory Association e dal Laboratory for Space Research dell’Università di Hong Kong.

Sull’orbiter troveranno invece posto diversi strumenti internazionali, tra cui LunaHcam, una camera iperspettrale ad alta risoluzione sviluppata con la collaborazione delle agenzie spaziali di Bahrain ed Egitto. Un ulteriore esperimento, il Moon Aiming Thai-Chinese Hodoscope (MATCH), studierà particelle energetiche associate al meteo spaziale e alla radiazione cosmica.

La varietà degli strumenti riflette la complessità scientifica dell’impresa: il polo sud lunare non sarà osservato da un’unica prospettiva, ma attraverso misure orbitali, analisi della superficie, osservazioni dell’ambiente spaziale e indagini delle aree in ombra.

Un telescopio sulla Luna per osservare la Via Lattea

Tra gli esperimenti più suggestivi c’è proprio la camera ILO-C. Installata direttamente sul lander, avrà una posizione privilegiata per osservare il cielo dalla superficie lunare. Il progetto punta a realizzare immagini astronomiche a colori dalla Luna e, in particolare, a fotografare in un ampio campo di vista il piano della Via Lattea. La Luna offre infatti un ambiente molto diverso da quello terrestre. Non possiede un’atmosfera significativa capace di diffondere la luce e il cielo, in assenza di luce solare diretta, appare estremamente scuro. Una piattaforma stabile sulla superficie lunare potrebbe quindi offrire nuove opportunità per l’astronomia. Oltre alla ricerca scientifica, gli sviluppatori della camera considerano importante anche la divulgazione: le immagini ottenute dalla Luna potrebbero contribuire a rendere più accessibili al pubblico l’esplorazione spaziale e l’astronomia.

Il progetto porta con sé anche un elemento simbolico. La camera è stata sostenuta e sviluppata nell’ambito del lavoro di Steve Durst, fondatore dell’International Lunar Observatory Association, scomparso nel corso del 2026 dopo aver collaborato per decenni con esponenti del settore spaziale cinese.

Da Chang’e-7 a una futura presenza umana

La missione non rappresenta un episodio isolato, ma una tappa di un programma lunare di più lungo periodo. La Cina prevede infatti una successiva missione, Chang’e-8, indicativamente intorno al 2028. Uno degli obiettivi sarà sperimentare tecnologie destinate all’utilizzo delle risorse lunari, compreso l’impiego del suolo locale per realizzare strutture e possibili habitat. Chang’e-7 e Chang’e-8 dovrebbero così contribuire alla preparazione della International Lunar Research Station (ILRS), il progetto cinese per una futura infrastruttura di ricerca sulla Luna sviluppata attraverso una cooperazione internazionale.

Sul piano strategico, queste missioni sono inoltre collegate all’obiettivo dichiarato dalla Cina di portare propri astronauti sulla superficie lunare entro il 2030. Prima degli esseri umani, però, dovranno arrivare i robot: E Chang’e-7 rappresenta proprio questo passaggio: una missione concepita per conoscere meglio un ambiente estremo, individuare eventuali risorse e sperimentare tecnologie che potrebbero essere fondamentali per la futura esplorazione umana.