Saipem punta sull’innovazione tecnologica e sulla robotica sottomarina per il futuro delle operazioni offshore. In occasione di ONS 2026 (Offshore Northern Seas), uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati al settore Oil&Gas e alle energie rinnovabili, il gruppo presenta in Norvegia alcune delle soluzioni più avanzate sviluppate per rendere le attività in mare più efficienti, sicure e sostenibili. Al centro dello stand Saipem c’è un vero FlatFish, il drone subacqueo progettato per missioni di ispezione avanzata completamente autonome, in grado di operare fino a 3.000 metri di profondità. Una tecnologia che rappresenta uno dei punti più innovativi dell’evoluzione dell’industria offshore, grazie alla capacità di raccogliere dati, effettuare controlli e svolgere attività complesse riducendo la necessità di intervento umano diretto. Accanto a FlatFish, Saipem presenta anche l’esperienza maturata con Hydrone-R, drone subacqueo specializzato nelle attività di ispezione e intervento offshore, “da diversi anni operativo offshore in Norvegia dove ha dimostrato ineguagliate capacità operative”.
Hydrone, l’ecosistema di robot sottomarini che cambia le operazioni offshore
FlatFish e Hydrone-R fanno parte del programma Hydrone, l’ecosistema di robotica sottomarina sviluppato da Saipem per rivoluzionare il modo in cui vengono gestite le attività sui fondali marini. Grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale, questi sistemi sono progettati per svolgere missioni autonome complesse e operare fino a 12 mesi consecutivi sul fondale marino, alternando le fasi operative ai cicli di ricarica attraverso specifiche docking station sottomarine. L’obiettivo è quello di aumentare l’efficienza delle operazioni, migliorare la sicurezza del personale e ottimizzare i costi delle attività offshore. La tecnologia consente inoltre di ridurre il ricorso alle navi di supporto, con un conseguente contenimento delle emissioni di CO₂ legate alle operazioni marine. La robotica sottomarina rappresenta quindi una delle direttrici strategiche per il futuro dell’industria energetica, con sistemi capaci di lavorare in ambienti estremi e raccogliere informazioni fondamentali per la manutenzione e il controllo delle infrastrutture offshore.
Lo Scarabeo 8 protagonista dello stand Saipem a ONS 2026
Oltre alle tecnologie robotiche, presso lo stand di Saipem è esposto anche il modellino in scala dello Scarabeo 8, uno dei mezzi semisommergibili di perforazione offshore più avanzati della flotta del gruppo. L’unità è stata progettata per operare durante tutto l’anno in condizioni ambientali particolarmente difficili, come quelle del Mare di Barents, e attualmente è impegnata nelle attività offshore di Aker BP al largo delle coste norvegesi. Lo Scarabeo 8 è caratterizzato da un’elevata flessibilità operativa grazie alla capacità di lavorare a diverse profondità utilizzando sia sistemi di posizionamento dinamico sia modalità di ancoraggio tradizionale. Una combinazione che permette di garantire elevati livelli di affidabilità ed efficienza anche in scenari ambientali complessi. Saipem sottolinea inoltre il valore ambientale del progetto, evidenziando come l’unità sia stata sviluppata secondo i più rigorosi standard internazionali e nel rispetto del principio “Zero Discharge”, finalizzato ad azzerare gli scarichi in mare durante le operazioni.
Innovazione, sicurezza e sostenibilità: la strategia Saipem per l’offshore del futuro
La presenza a ONS 2026 conferma il ruolo di Saipem nello sviluppo di tecnologie destinate a trasformare il settore offshore, mettendo insieme competenze nella robotica marina, nell’ingegneria avanzata e nella perforazione. “Con la partecipazione a ONS 2026, Saipem conferma il proprio impegno nello sviluppo di tecnologie innovative per il settore offshore, valorizzando competenze avanzate nella robotica sottomarina e nella perforazione, con l’obiettivo di rendere le operazioni sempre più efficienti, sostenibili e sicure”. Un percorso che punta a integrare automazione, intelligenza artificiale e sostenibilità ambientale per affrontare le nuove sfide dell’industria energetica internazionale, attraverso strumenti capaci di operare in profondità marine estreme e ridurre progressivamente l’impatto delle attività offshore.
