Siccità e crisi energetica: in Romania esplosione subacquea nel Danubio per salvare la centrale nucleare di Cernavoda

La Marina e l’esercito intervengono con un’operazione d’emergenza: una roccia è stata fatta saltare per aumentare il flusso d’acqua verso l’impianto, minacciato dalla grave siccità

Un’esplosione controllata nelle acque del Danubio per garantire la continuità della produzione elettrica. È questa la soluzione d’emergenza adottata dalle autorità rumene per proteggere la centrale nucleare di Cernavoda, l’unico impianto atomico del Paese, messo in difficoltà dal drastico abbassamento del livello del fiume. L’esercito rumeno ha effettuato un intervento subacqueo per frantumare una roccia e deviare una maggiore quantità d’acqua verso il bacino che alimenta la centrale. L’operazione, dopo un primo tentativo fallito nella giornata di domenica, è riuscita grazie all’utilizzo di circa 180 kgdi esplosivo.

Ogni giorno aggiuntivo di funzionamento dell’impianto di Cernavoda è un guadagno“, ha dichiarato il Ministro della Difesa rumeno Radu Miruta, annunciando il successo dell’intervento. L’obiettivo principale era evitare la disconnessione del secondo reattore, dopo che il primo era già stato fermato nei giorni precedenti.

La siccità mette a rischio il raffreddamento dei reattori

La centrale di Cernavoda,  nel Sud/Est della Romania, dipende dalle acque del Danubio per il sistema di raffreddamento del ciclo termico. Il prolungato periodo di siccità, aggravato dalle temperature elevate e dalla maggiore evaporazione, ha provocato un forte calo della portata del fiume, creando problemi alla sicurezza operativa dell’impianto. Il livello del Danubio all’ingresso in Romania è sceso a valori compresi tra 1.550 e 1.600 metri cubi al secondo, quasi 3 volte inferiori rispetto alla media stagionale, che normalmente si aggira tra 3.900 e 4.700 metri cubi al secondo. La situazione ha costretto le autorità a fermare uno dei 2 reattori e ha fatto temere un possibile arresto completo della centrale, con pesanti conseguenze sul sistema energetico nazionale.

Cernavoda produce circa un quinto dell’elettricità rumena

I 2 reattori della centrale, di tecnologia canadese e operativi da quasi 30 anni, hanno ciascuno una capacità installata di 706 megawatt. Nel loro normale funzionamento, l’impianto fornisce circa il 20% dell’elettricità consumata dalla Romania, un Paese con una popolazione di circa 19 milioni di abitanti. La riduzione della produzione nucleare ha spinto il governo a dichiarare lo stato di allerta nazionale fino al 31 agosto e a pianificare un aumento delle importazioni di energia, soprattutto dall’Ucraina.

Governo e imprese mobilitati contro la crisi energetica

Per fronteggiare l’emergenza, il Ministero dell’Energia ha convocato circa 80 rappresentanti di grandi aziende nazionali per valutare possibili misure di contenimento dei consumi. Tra le ipotesi allo studio ci sono la concentrazione delle attività industriali nelle fasce orarie con minore domanda energetica e, in alcuni casi, una temporanea riduzione della produzione. Anche diverse amministrazioni locali hanno avviato programmi di risparmio, come lo spegnimento parziale dell’illuminazione pubblica.

Nuova ondata di caldo in arrivo

Le autorità guardano ora con attenzione all’evoluzione meteorologica. Le previsioni indicano una nuova fase di caldo intensi fino a venerdì, con temperature che potrebbero raggiungere i +41°C nel Nord/Est del Paese. L’intervento sul Danubio rappresenta quindi una misura temporanea per guadagnare tempo, mentre la Romania continua a fare i conti con gli effetti della siccità e con una crisi energetica aggravata dai cambiamenti climatici e dalle condizioni meteorologiche estreme.