Siccità, l’Italia rischia 74 miliardi di euro e 960mila posti di lavoro

In uno scenario di riscaldamento globale, gli effetti di una siccità prolungata potrebbero andare ben oltre l’agricoltura, colpendo investimenti, manifattura e occupazione per anni

La siccità potrebbe trasformarsi da emergenza climatica a vero e proprio shock economico di lungo periodo. In Italia, una crisi idrica prolungata in uno scenario di riscaldamento globale di 2 gradi rispetto ai livelli dell’Ottocento potrebbe costare circa 74 miliardi di euro e provocare la perdita di quasi 960mila posti di lavoro. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (CMCC) e del Politecnico di Milano, intitolato Multi-Year Droughts and Their Compounding Economic Impacts in Europe. La ricerca analizza per la prima volta gli effetti economici di una siccità pluriennale in Europa attraverso la metodologia dello storyline, simulando la ripetizione della storica siccità che colpì il continente tra il 2015 e il 2018 in un mondo più caldo di 2 gradi.

Un conto 3 volte più alto per l’Italia

Il confronto con il periodo 2015-2018 restituisce una prospettiva particolarmente preoccupante. Allora, secondo le stime dello studio, l’impatto sull’Italia era stato pari a 24,3 miliardi di euro, corrispondenti a 1,45 punti percentuali di Pil per abitante, con circa 330mila posti di lavoro coinvolti. In uno scenario climatico più caldo, invece, i costi arriverebbero a circa 74 miliardi di euro, pari a 3,99 punti percentuali di Pil, mentre i posti di lavoro persi salirebbero a circa 960mila. Un impatto quindi quasi triplicato rispetto a quello associato alla siccità storica.

Ancora più pesanti sarebbero gli effetti sulla crescita e sugli investimenti. Per l’Italia la simulazione indica una perdita di 5,69 punti percentuali di crescita, equivalente a circa 15,3 miliardi di euro. Gli investimenti potrebbero invece diminuire del 15,59%, con una perdita stimata di 47,2 miliardi di euro. Un colpo che rischierebbe di compromettere anche la competitività futura del Paese.

L’Europa di fronte a perdite per 760 miliardi

Il fenomeno non riguarderebbe soltanto l’Italia. A livello europeo, i costi economici di una siccità prolungata potrebbero quasi raddoppiare: dai 439 miliardi di euro associati allo scenario storico si passerebbe a circa 760 miliardi, con una riduzione della crescita pari a 5,21 punti percentuali. A pagare il prezzo più alto sarebbe anche l’occupazione: complessivamente, lo scenario simulato porterebbe alla perdita di circa 10,8 milioni di posti di lavoro. Particolarmente esposto è il Sud Europa: Spagna, Grecia, Portogallo e Albania sono indicati dallo studio tra i Paesi destinati a subire gli effetti più pesanti, con perdite che potrebbero arrivare fino a tre volte quelle registrate nel 2018.

Agricoltura, edilizia e industria: effetti diversi nel tempo

La siccità non colpisce tutti i settori nello stesso modo. L’agricoltura è quella che subisce lo shock più immediato, ma dispone anche di alcuni strumenti per recuperare relativamente più rapidamente. Secondo lo studio, nell’arco di due o tre anni possono intervenire assicurazioni, variazioni dei prezzi e cambiamenti nelle colture, contribuendo alla ripresa. Diverso è il destino dell’edilizia e del settore manifatturiero. Questi comparti possono continuare a perdere terreno anche molto tempo dopo la fine dell’emergenza climatica, a causa della riduzione degli investimenti e della produttività.

La siccità, dunque, non rappresenta soltanto una crisi temporanea dei raccolti o delle risorse idriche. In uno scenario di riscaldamento più marcato può diventare un problema strutturale per l’economia, capace di propagarsi dall’agricoltura all’industria, dagli investimenti all’occupazione.