Un’immagine destinata a entrare nella storia del programma Starship: Ship 40 è stata sollevata fuori dall’Oceano Indiano e caricata sulla nave semi-sommergibile Forte, completando una delle operazioni di recupero più insolite e complesse mai affrontate da SpaceX. L’operazione è stata portata a termine nelle acque di Christmas Island. Il gigantesco stadio superiore di Starship, lungo circa 52 metri, è stato posizionato sul ponte della Forte, nave specializzata nel trasporto di carichi eccezionali appartenente alla flotta di Boskalis. Le immagini e le informazioni diffuse nelle ultime ore mostrano il veicolo finalmente fuori dall’acqua dopo la lunga permanenza in mare. Si apre adesso una nuova fase della straordinaria odissea di Ship 40. Dopo le operazioni necessarie per mettere in sicurezza il carico, la prospettiva è quella della partenza verso Starbase, in Texas. Si tratterà di un trasferimento intercontinentale via mare di migliaia di chilometri che richiederà diverse settimane. Già nei giorni scorsi ABC Australia indicava in circa 17.000 chilometri il viaggio che separa Christmas Island dalla base texana di SpaceX.
Come la nave Forte ha sollevato Starship dal mare
L’aspetto più spettacolare dell’operazione riguarda il sistema utilizzato per portare Ship 40 fuori dall’acqua. Forte non è infatti una normale nave cargo, ma una heavy transport vessel semi-sommergibile, progettata espressamente per imbarcare strutture di dimensioni e masse eccezionali. Il principio di funzionamento consente alla nave di riempire i propri serbatoi di zavorra e aumentare progressivamente il pescaggio fino a portare una parte del ponte di carico al di sotto della superficie marina. A quel punto il carico galleggiante può essere portato sopra il ponte sommerso. Invertendo successivamente il processo e svuotando i ballast, la nave risale e il ponte riemerge portando con sé il carico. È proprio questa procedura che Boskalis si preparava a utilizzare per Ship 40 e che è stata completata nelle ultime ore. Nel caso di Starship l’operazione ha richiesto particolare precisione. Il veicolo doveva essere collocato nella posizione prevista sopra appositi supporti, per poi essere sollevato insieme al ponte e stabilizzato in vista della navigazione oceanica.
Le caratteristiche della Forte danno la misura della sproporzione tra la nave e persino un veicolo gigantesco come Starship. Secondo la documentazione tecnica ufficiale di Boskalis, la Forte misura 216,75 metri di lunghezza e 43 metri di larghezza, dispone di un ponte utile di circa 177,6 per 43 metri e può raggiungere un pescaggio di 26 metri durante le operazioni in configurazione sommersa. La velocità indicata nelle prove è di 14 nodi. Boskalis annovera la Forte nella propria flotta specializzata di navi semi-sommergibili destinate normalmente al trasporto di piattaforme offshore, strutture per l’industria energetica, fondazioni e altri carichi fuori scala.
Dal Flight 13 al recupero: l’incredibile viaggio di Ship 40
Per comprendere l’importanza dell’operazione bisogna tornare al 24 luglio 2026, giorno in cui Ship 40 lasciò Starbase, nel sud del Texas, durante il tredicesimo volo di prova di Starship. Al termine della missione lo stadio superiore effettuò il rientro nell’atmosfera e raggiunse l’area prevista dell’Oceano Indiano, realizzando un ammaraggio controllato. La grande sorpresa arrivò immediatamente dopo: anziché andare distrutto, Ship 40 rimase sostanzialmente integro e continuò a galleggiare. Era una situazione senza precedenti per il programma Starship. I precedenti veicoli utilizzati nei test di rientro oceanico non avevano offerto a SpaceX la possibilità di recuperare un esemplare completo dopo il volo. Con Ship 40, invece, gli ingegneri si sono ritrovati davanti alla possibilità di riportare a terra un veicolo realmente passato attraverso tutte le sollecitazioni di una missione spaziale e del successivo rientro atmosferico. Da qui la decisione di tentare una complessa operazione di recupero che inizialmente non rappresentava il risultato principale previsto per la missione.
Oltre tre settimane nell’oceano e il problema del mare mosso
Il recupero si è però rivelato tutt’altro che semplice. Ship 40 è rimasta nell’Oceano Indiano per circa 24 giorni, mentre le condizioni meteorologiche e soprattutto lo stato del mare hanno complicato le operazioni. SpaceX aveva spiegato che il maltempo e il mare agitato avevano rallentato il tentativo di recupero. La situazione è cambiata quando le squadre sono riuscite a prendere il controllo del veicolo e a guidarlo verso le acque più protette di Christmas Island. Il trasferimento verso Christmas Island ha consentito quindi di lavorare in condizioni molto più favorevoli rispetto all’oceano aperto. Secondo le informazioni diffuse nei giorni scorsi, il veicolo è stato rimorchiato per circa 800 chilometri prima di raggiungere le acque dell’isola.
Perché recuperare Ship 40 è così importante per SpaceX
Il valore dell’operazione non è soltanto spettacolare o simbolico. Per gli ingegneri di SpaceX, avere fisicamente a disposizione Ship 40 significa poter effettuare qualcosa che i dati telemetrici, le telecamere e i sensori di bordo non possono sostituire completamente: smontare, misurare e analizzare direttamente un veicolo sopravvissuto a un rientro atmosferico reale. Particolare interesse riguarda il sistema di protezione termica. Durante il rientro Starship attraversa gli strati più densi dell’atmosfera a velocità elevatissime e la superficie del veicolo viene sottoposta a un intenso riscaldamento aerodinamico. Le migliaia di piastrelle esagonali che compongono lo scudo termico rappresentano uno degli elementi decisivi per arrivare alla riutilizzabilità completa del sistema. Il recupero permette agli ingegneri di verificare piastrella per piastrella, ma anche elemento strutturale per elemento strutturale, che cosa abbia realmente funzionato e dove si siano verificati deterioramenti o anomalie. Naturalmente nell’interpretazione dei risultati dovrà essere considerato anche un fattore eccezionale: il veicolo è rimasto per settimane nell’acqua salata. Lo stato in cui Ship 40 arriverà in Texas sarà quindi il risultato sia delle sollecitazioni del volo e del rientro sia della lunga esposizione all’ambiente marino.
Ora Ship 40 torna a Starbase: davanti un viaggio di settimane
Con Ship 40 finalmente sistemata sul ponte della Forte, l’attenzione si sposta adesso sul trasferimento verso gli Stati Uniti. La destinazione è Starbase, Texas, il gigantesco complesso di sviluppo, produzione e lancio nel quale Starship viene costruita e collaudata. Il percorso via mare è enorme: ABC Australia stima in circa 17.000 chilometri la distanza del trasferimento da Christmas Island a Starbase. Non sarà quindi un ritorno rapido. Tra preparazione del carico, messa in sicurezza di Ship 40 e navigazione oceanica, il trasferimento è destinato a richiedere alcune settimane. La priorità immediata è assicurare il gigantesco veicolo al ponte della Forte in modo che possa affrontare in sicurezza una traversata di questa portata. Quando Ship 40 arriverà in Texas, per gli ingegneri inizierà probabilmente la fase scientificamente più interessante dell’intera operazione: il confronto fra telemetria del Flight 13, immagini del rientro e condizioni fisiche reali dell’hardware recuperato.
Il recupero di Ship 40 segna una nuova tappa nella corsa alla Starship riutilizzabile
La presenza di una Starship annerita dal rientro atmosferico sul ponte di una gigantesca nave da trasporto nell’Oceano Indiano sintetizza perfettamente la filosofia con cui SpaceX sta sviluppando il proprio nuovo sistema spaziale: volare, raccogliere dati, analizzare i risultati e modificare rapidamente il progetto successivo. L’obiettivo finale rimane quello di trasformare Starship e Super Heavy in un sistema spaziale completamente e rapidamente riutilizzabile, riducendo drasticamente i tempi necessari tra un volo e quello successivo. Ship 40 non tornerà in Texas per essere semplicemente esposta. Il suo valore principale è nelle tracce lasciate dal volo: le condizioni dello scudo termico, della struttura, delle superfici aerodinamiche e degli altri componenti dopo il rientro possono offrire informazioni preziose per le prossime versioni del veicolo. Per questo il recupero completato a Christmas Island va ben oltre l’eccezionalità logistica dell’operazione. A poco più di un mese dal lancio del 24 luglio, Ship 40 è fuori dall’Oceano Indiano, caricata sulla Forte e pronta ad affrontare l’ultima lunghissima tratta della propria missione: il ritorno a Starbase.
