Un importante passo avanti nella comprensione del ruolo delle statine negli anziani arriva dallo studio Staree, presentato al Congresso europeo di cardiologia (Esc) in corso a Monaco di Baviera e pubblicato sul New England Journal of Medicine. La ricerca, coordinata dalla Monash University di Melbourne, ha dimostrato che il trattamento con atorvastatina può ridurre sensibilmente il rischio di eventi cardiovascolari gravi, come infarto e ictus, nelle persone anziane che non presentano precedenti malattie cardiovascolari, diabete o demenza. Il risultato più rilevante riguarda proprio la riduzione del 30% degli eventi cardiovascolari maggiori osservata nei partecipanti trattati con atorvastatina rispetto a coloro che hanno ricevuto un placebo. Tuttavia, lo studio evidenzia anche un aspetto altrettanto importante: il farmaco non ha prodotto un miglioramento significativo nella cosiddetta sopravvivenza libera da disabilità, cioè la possibilità di vivere più a lungo mantenendo autonomia fisica e senza sviluppare condizioni invalidanti.
Il primo grande studio sulle statine negli anziani senza patologie cardiovascolari
Le statine rappresentano da anni uno dei principali strumenti per contrastare l’ipercolesterolemia e prevenire complicanze cardiovascolari nelle persone fino ai 75 anni, grazie alla loro capacità dimostrata di ridurre il rischio di infarto miocardico e ictus ischemico. Tuttavia, fino ad oggi, il loro impiego negli anziani in buona salute, senza precedenti cardiovascolari, diabete o demenza, era rimasto un tema controverso. Gli anziani, infatti, sono stati spesso poco rappresentati negli studi clinici condotti sui farmaci cardiovascolari, lasciando aperto il dubbio sul reale equilibrio tra benefici e possibili rischi. Lo studio Staree nasce proprio per rispondere a questa domanda: capire se una terapia preventiva con statine potesse aiutare le persone anziane a vivere più a lungo e in condizioni migliori. “Lo studio Staree – spiega la prima ricercatrice Sophia Zoungas della School of Public Health and Preventive Medicine della Monash University di Melbourne – è il primo ampio trial randomizzato controllato a esaminare se le statine possano essere utilizzate nella prevenzione primaria nei pazienti anziani, per aiutarli a vivere più a lungo in buona salute”.
Quasi 10mila partecipanti seguiti per quasi sei anni
La ricerca è stata condotta con un metodo rigoroso: uno studio randomizzato, controllato e in doppio cieco, nel quale sono state coinvolte 9.971 persone di età pari o superiore ai 70 anni, tutte senza una storia clinica di malattia cardiovascolare, diabete o demenza. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: uno ha ricevuto atorvastatina 40 mg per via orale una volta al giorno, mentre l’altro ha assunto un placebo. Il monitoraggio è proseguito per un periodo mediano di 5,9 anni, consentendo ai ricercatori di valutare gli effetti a lungo termine della terapia. I risultati hanno mostrato una differenza significativa nella comparsa degli eventi cardiovascolari maggiori. Nel gruppo trattato con atorvastatina, infatti, il rischio combinato di infarto e ictus è risultato inferiore del 30% rispetto al gruppo placebo.
Nessun aumento significativo della longevità in buona salute
Nonostante il chiaro effetto protettivo sul cuore e sui vasi sanguigni, lo studio ha evidenziato anche un limite importante. L’utilizzo dell’atorvastatina non ha determinato differenze sostanziali nella probabilità di evitare morte, demenza o disabilità fisica persistente. In altre parole, il farmaco sembra efficace nel prevenire alcuni eventi cardiovascolari gravi, ma non ha dimostrato di aumentare in modo significativo gli anni vissuti in piena autonomia. Questo elemento apre un nuovo capitolo nel dibattito sull’utilizzo delle statine nella popolazione anziana, dove l’obiettivo non è soltanto allungare la vita, ma soprattutto garantire una migliore qualità dell’invecchiamento.
Nuove prospettive per le linee guida sulla prevenzione cardiovascolare
Secondo i ricercatori, i risultati dello studio Staree potrebbero influenzare le future raccomandazioni cliniche sull’impiego delle statine negli anziani senza precedenti cardiovascolari. “Con l’invecchiamento della popolazione mondiale a ritmi senza precedenti, rispondere a domande fondamentali su una longevità in salute è diventato un imperativo universale – ha spiegato Zoungas –. Il rischio di infarto e ictus è una preoccupazione per le persone anziane; sapere che esiste una misura efficace per ridurlo rappresenterà un grande motivo di rassicurazione per loro e per le loro famiglie”. La ricercatrice ha poi aggiunto: “ci auguriamo di vedere linee guida aggiornate che aiutino i medici a sfruttare queste nuove scoperte”. Lo studio dunque non sancisce un utilizzo indiscriminato delle statine negli over 70, ma fornisce nuove evidenze scientifiche per una valutazione più precisa del rapporto tra benefici cardiovascolari, condizioni generali del paziente e obiettivi individuali di salute.
