Una quantità enorme di petrolio continua ad attraversare lo Stretto di Hormuz nonostante le tensioni militari, le minacce alla navigazione e gli attacchi contro le navi commerciali. Dall’inizio di maggio, l’esercito statunitense ha aiutato le petroliere a trasportare attraverso uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta oltre 660 milioni di barili di greggio. Il dato è stato fornito dal Comando centrale delle forze armate statunitensi, il Centcom, alla Cnbc e offre una fotografia della portata delle operazioni messe in campo dagli Stati Uniti per garantire la continuità del traffico marittimo attraverso Hormuz. Nello stesso periodo, secondo quanto riferito dal portavoce del Centcom e capitano della Marina statunitense Tim Hawkins, le forze americane hanno assistito nel transito circa 1.300 navi commerciali. Hawkins ha sottolineato che, nonostante la situazione di forte instabilità, il traffico non si è fermato: “diverse rotte rimangono libere e aperte al traffico commerciale”.
Oltre 7 milioni di barili al giorno nelle ultime tre settimane
I nuovi numeri forniti dal Centcom indicano inoltre una possibile accelerazione dei flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz nelle ultime settimane. Secondo quanto osservato dalla Cnbc sulla base delle precedenti dichiarazioni dell’esercito statunitense, almeno 160 milioni di barili sarebbero transitati attraverso lo Stretto nelle ultime tre settimane. Una quantità equivalente a oltre 7 milioni di barili al giorno. Il raffronto è possibile partendo dal dato diffuso il 29 luglio, quando il Centcom aveva dichiarato che le forze statunitensi avevano assistito il passaggio di 500 milioni di barili attraverso Hormuz dall’inizio di maggio. La differenza rispetto ai 660 milioni di barili annunciati successivamente mostra quindi che in un periodo di circa tre settimane sono transitati almeno altri 160 milioni di barili di greggio. Si tratta di un volume significativo, soprattutto considerando il contesto di elevatissima tensione che continua a caratterizzare la regione.
I flussi restano molto inferiori rispetto al periodo precedente alla guerra
Nonostante il recente aumento, i livelli di traffico attraverso lo Stretto di Hormuz rimangono comunque nettamente inferiori rispetto a quelli registrati prima della guerra. In condizioni precedenti al conflitto, attraverso Hormuz transitavano infatti circa 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti petroliferi. Il confronto mostra quindi come l’attuale capacità di transito sia ancora fortemente ridotta rispetto alla normalità precedente. I dati forniti dall’esercito statunitense indicano tuttavia che, nonostante gli attacchi iraniani, le minacce alla sicurezza marittima e le difficoltà operative, una quantità considerevole di petrolio continua ad attraversare lo Stretto. Questo elemento assume particolare rilevanza per il mercato energetico internazionale, considerando il ruolo decisivo di Hormuz nelle forniture mondiali di greggio.
Le stime sui flussi petroliferi restano molto differenti
Stabilire con precisione quanto petrolio riesca effettivamente a uscire ogni giorno dallo Stretto di Hormuz rimane però complesso. Il governo statunitense ha fornito nel corso delle ultime settimane stime differenti, generalmente superiori rispetto a quelle elaborate dalle società indipendenti specializzate nel monitoraggio del traffico marittimo. Secondo quanto riferito mercoledì da funzionari statunitensi ad Axios, nelle ultime settimane sarebbero usciti dallo Stretto circa 10 milioni di barili al giorno. Una cifra che rappresenterebbe un livello significativamente superiore rispetto ai valori stimati da diverse società private.
Chris Wright: “quasi 9 milioni di barili al giorno su base settimanale”
Un’altra indicazione è arrivata dal segretario all’Energia degli Stati Uniti Chris Wright, che l’11 agosto aveva dichiarato che la media su sette giorni dei flussi attraverso Hormuz era salita a quasi 9 milioni di barili al giorno. Anche questa valutazione suggerisce un progressivo recupero del traffico petrolifero attraverso lo Stretto, pur mantenendo i volumi su livelli ancora inferiori rispetto alla situazione precedente alla guerra. Le differenze tra le varie stime dimostrano tuttavia quanto sia difficile ottenere una fotografia univoca dei flussi reali in un’area interessata da tensioni militari e da condizioni di navigazione fortemente variabili.
Windward stima 5 milioni di barili al giorno a luglio
Le valutazioni elaborate dalla società di intelligence marittima Windward sono sensibilmente più contenute rispetto a quelle indicate da alcuni funzionari americani. Secondo Windward, le esportazioni di greggio attraverso Hormuz avrebbero raggiunto a luglio una media di circa 5 milioni di barili al giorno. Il dato rappresenterebbe comunque un aumento rispetto ai mesi precedenti. A giugno, infatti, la media sarebbe stata di circa 4 milioni di barili al giorno, mentre a maggio il flusso sarebbe sceso fino a circa 1,6 milioni di barili al giorno. La tendenza indicata dalle rilevazioni della società mostra quindi un recupero progressivo dei volumi in transito.
Ad agosto il traffico potrebbe essere ancora in aumento
Secondo Michelle Wiese Bockmann, analista senior di intelligence marittima presso Windward, anche le esportazioni di agosto dovrebbero risultare superiori rispetto a quelle registrate nel mese di luglio. L’analista ha evidenziato un’accelerazione particolarmente evidente dei flussi nonostante il deterioramento delle condizioni di sicurezza nella regione. “La mia valutazione è che il trend stia crescendo, e rapidamente, nonostante il fatto che l’Iran stia esercitando un’enorme pressione sulla sicurezza marittima”, ha spiegato Bockmann. Il quadro delineato da Windward indica quindi che gli operatori del settore continuano a utilizzare la rotta attraverso Hormuz anche in presenza di rischi estremamente elevati.
Almeno 17 navi commerciali attaccate tra luglio e agosto
Il miglioramento dei volumi di transito si verifica infatti in un contesto caratterizzato da una crescente pressione sulla sicurezza della navigazione commerciale. Secondo l’Organizzazione marittima internazionale, l’Imo, almeno 17 navi commerciali sono state attaccate nello Stretto di Hormuz o nelle sue immediate vicinanze nei mesi di luglio e agosto. Il numero degli episodi evidenzia la portata dei rischi affrontati quotidianamente dagli equipaggi e dagli operatori marittimi che continuano a transitare attraverso la regione. Nonostante questo scenario, il petrolio continua a lasciare il Golfo attraverso Hormuz, sostenuto anche dall’attività di assistenza e protezione garantita dalle forze militari statunitensi.
Petroliere, guadagni fino a 500 mila dollari al giorno
L’aumento dei rischi si riflette anche sui guadagni delle compagnie che effettuano il transito. Secondo Bockmann, sempre citata dalla Cnbc, le petroliere che attraversano Hormuz arrivano a guadagnare circa 500.000 dollari al giorno. Una cifra che fotografa l’eccezionale livello dei costi e dei premi associati alla navigazione in una delle aree marittime attualmente più delicate al mondo. L’elevata remunerazione rappresenta la conseguenza diretta della scarsità di disponibilità, dei rischi operativi e delle difficoltà legate al passaggio attraverso lo Stretto.
