Per decenni una parte fondamentale dell’Universo è rimasta celata agli occhi degli astronomi, nascosta da un fitto velo di polveri e stelle appartenenti al disco della nostra galassia. Questa regione impenetrabile, nota come zona di evitamento, ha a lungo impedito di osservare le galassie più distanti, celando i segreti di alcune delle strutture più imponenti del cosmo. Oggi, grazie a una tecnica innovativa che combina diverse tipologie di dati, un team internazionale di ricercatori con la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica ha finalmente squarciato questo velo. Gli studiosi hanno mappato con precisione il superammasso della Vela, rivelando un agglomerato di materia dalle proporzioni titaniche. Questo colosso emerge come una delle principali concentrazioni di massa a noi vicine, destinato a riscrivere le mappe e a ridefinire le conoscenze sulle grandi strutture gravitazionali che popolano lo Spazio profondo.
Il gigante cosmico e le sue dimensioni
Il superammasso della Vela si rivela come una immensa struttura a doppio nucleo dotata di una massa straordinaria, stimata in circa 340 milioni di miliardi di masse solari. Per comprendere la reale portata di questa scoperta, la sua estensione supera i 220 milioni di anni luce, raggiungendo un valore quasi 4mila volte superiore al raggio della Via Lattea, la quale misura circa 55mila anni luce. I dati confermano che questo colosso possiede una massa del tutto paragonabile a quella del superammasso di Shapley e perfino superiore a quella di Laniakea, la gigantesca regione di Spazio che ospita attualmente il nostro Sistema Solare. Il superammasso della Vela rappresenta oggi uno dei maggiori attrattori gravitazionali dell’Universo locale, esercitando una immensa influenza gravitazionale.

La nuova mappa tridimensionale
Lo studio, accettato per la pubblicazione sulla rivista Astronomy & Astrophysics, ha prodotto risultati fondamentali per la cosmologia moderna integrando oltre 8mila nuove misurazioni di redshift. Sambatra Rajohnson, ricercatrice dell’INAF e coautrice del lavoro, ha sottolineato l’importanza e l’entusiasmo dietro questi dati. “Questa scoperta colma una lacuna nella nostra mappa dell’Universo vicino”, afferma Sambatra Rajohnson, ricercatrice dell’INAF e tra gli autori dello studio. “Ciò che è particolarmente entusiasmante è che, per la prima volta, una grande struttura gravitazionale nascosta dietro la nostra galassia è stata svelata grazie alla sinergia di osservazioni radio sensibili e indagini astronomiche complementari ad altre lunghezze d’onda“. Questo spostamento della luce verso il rosso fornisce la distanza e la distribuzione delle galassie, unita alla misurazione delle loro velocità peculiari.
Tecnologie di frontiera per l’esplorazione dello Spazio
Queste velocità peculiari mostrano le deviazioni dal moto causato dalla sola espansione cosmica, svelando in modo chiaro l’attrazione esercitata sia dalla materia visibile che da quella oscura. Il radiotelescopio MeerKAT in Sudafrica ha avuto un ruolo determinante nell’indagine, fornendo oltre 2mila misurazioni derivanti da osservazioni interferometriche ad altissima sensibilità per esplorare le parti più oscure. La nuova mappatura rappresenta il 1° grande successo per un approccio tridimensionale ibrido, tracciando la strada per sfruttare appieno i futuri censimenti cosmologici come DESI, 4MOST e WALLABY. Per l’Italia e l’INAF, la ricerca conferma il ruolo di vertice a livello globale nell’analisi dei dati, ponendo basi solide in vista delle operazioni del futuro Osservatorio SKA, che diventerà il più grande radiotelescopio mai realizzato al mondo.
