Il recente e intenso sciame sismico che ha colpito la caldera dei Campi Flegrei a partire dalle 19:46 del 31 luglio 2026 ha segnato un momento storico per la sismologia italiana. La sequenza ha tenuto col fiato sospeso l’intera area per circa 2 giorni, portando alla registrazione dell’evento più energetico mai captato dalle reti di monitoraggio locali attive dai primi anni ’70. Stiamo parlando di una scossa magnitudo Md 4.7, con un ipocentro superficiale localizzato a soli 2,4 km di profondità proprio sotto il cratere della Solfatara. Questo episodio porta a 11 il numero totale di terremoti con magnitudo superiore a 4.0 registrati dall’inizio dell’attuale crisi bradisismica nel 2005.
La natura della caldera e i movimenti del suolo
La complessa fenomenologia che caratterizza quest’area vulcanica è il bradisismo, ovvero un lento movimento della crosta terrestre con fasi cicliche di abbassamento e sollevamento. L’innalzamento del terreno comporta un aumento fisiologico della sismicità. Come si legge in un prezioso approfondimento pubblicato sul blog “INGVvulcani” a cura di Anna Tramelli, Xing Tan, Aldo Benincasa, Gregory C. Beroza, William L. Ellsworth, Roberta Esposito, Danilo Galluzzo, Sergio Gammaldi, Domenico Lo Bascio, Roberto Manzo, Warner Marzocchi, Mauro Papaccio, Patrizia Ricciolino, Lucia Pappalardo, Stefano Branca e Fabio Florindo, “per comprendere il comportamento dei Campi Flegrei è necessario considerare la sua complessa storia geologica“. La depressione odierna deriva infatti da immensi collassi legati a eruzioni storiche, come quella dell’Ignimbrite Campana di 40mila anni fa e del Tufo Giallo Napoletano di 15mila anni fa, capaci di modellare una voragine di ben 15 km di diametro.
L’intelligenza artificiale riscrive i numeri dello sciame
La vera rivoluzione nell’analisi di questo sciame arriva però dalla tecnologia. Grazie all’uso di moderni algoritmi sviluppati in sinergia tra INGV-Osservatorio Vesuviano, Università di Stanford e Università Federico II, gli scienziati hanno riesaminato tutte le forme d’onda. Secondo gli autori dell’articolo su INGVvulcani, l’addestramento di questi sistemi ha “permesso di riconoscere e localizzare oltre 50mila terremoti registrati tra il 2022 e il 2025 nella caldera dei Campi Flegrei“. Applicato allo sciame tra il 31 luglio e il 2 agosto, il sistema ha svelato una realtà ben più complessa: gli eventi identificati sono passati da circa 450 a oltre mille scosse. Questo strumento di altissima precisione affiancherà gli operatori per l’individuazione tempestiva dei micro-sismi, accelerando la comprensione delle dinamiche legate ai fluidi magmatici e idrotermali.
La distribuzione spaziale e le faglie attivate
L’evoluzione temporale e spaziale delle scosse mostra uno spostamento molto chiaro delle tensioni. Dopo il terremoto principale sotto la Solfatara, la sismicità si è mossa rapidamente verso Sud/Ovest, stabilizzandosi a profondità comprese tra 1 e 2 km. Sempre come riportato nell’approfondimento di INGVvulcani, nella zona a Ovest del porto di Pozzuoli ha avuto origine il secondo terremoto più forte, magnitudo 3.8. La sequenza ha poi terminato la sua corsa vicino al Monte Olibano, a meno di 1 km di profondità. Gli studiosi precisano rigorosamente che “tutti i terremoti analizzati sono infatti localizzati nei primi 3 km della crosta“. Tale superficialità spiega in modo limpido perché i cittadini avvertano uno scuotimento tanto violento nonostante magnitudo contenute.
