Nelle ultime ore, il bacino del Tirreno Meridionale è stato interessato da una sequenza di terremoti che ha coinvolto 2 aree distinte, ovvero il tratto di mare a Sud-Sud/Est di Ustica e lo specchio d’acqua compreso tra l’isola di Stromboli e la costa della Calabria. I sismografi INGV hanno iniziato a registrare i movimenti tellurici nella serata di ieri 13 agosto 2026, per poi rilevare un’intensificazione dell’attività sismica durante le prime ore del mattino di oggi 14 agosto 2026. Pur trattandosi di scosse di entità perlopiù lieve, la frequenza degli eventi ha riacceso l’attenzione su uno dei distretti sismici sottomarini più complessi e affascinanti del nostro Paese. La scossa di maggiore energia ha raggiunto una magnitudo locale di 3.0 e si è generata a una profondità crostale superficiale, ma altri eventi hanno mostrato ipocentri molto più profondi, tipici delle dinamiche geologiche che caratterizzano il fondale tirrenico.
I terremoti nel Tirreno Meridionale
I dati ufficiali rilasciati dall’INGV delineano un quadro preciso della sismicità recente. Il primo evento della sequenza si è verificato alle 22:44 del 13 agosto, con una magnitudo ML 2.2 ed epicentro a Sud/Est dell’isola di Ustica, a una profondità di 11 km. Successivamente, l’attività si è spostata più a Est, nel tratto di mare compreso tra l’isola vulcanica di Stromboli e la Calabria, dove si sono verificate 2 scosse profonde: la prima alle 01:55 del 14 agosto, di magnitudo ML 2.3 a ben 157 km di profondità, e la seconda alle 02:29, con magnitudo ML 2.1 e ipocentro a 87 km. Poco più tardi, la terra è tornata a tremare a Sud di Ustica con una serie di 3 eventi ravvicinati e molto più superficiali. Alle 05:17 è stata registrata una scossa di magnitudo ML 2.4 a 12 km di profondità, seguita alle 05:30 dall’evento principale della sequenza, che ha fatto segnare una magnitudo ML 3.0 a 11 km di profondità. Infine, alle 05:45, un’ultima scossa di magnitudo ML 2.9 ha colpito la medesima zona, questa volta a 14 km di profondità.
Perché avvengono i terremoti in questa zona
Il bacino del Tirreno Meridionale rappresenta un vero e proprio laboratorio geodinamico sottomarino. La sismicità di quest’area è governata da meccanismi complessi che derivano dallo scontro tra placche tettoniche e dai moti del mantello terrestre. Al di sotto di questa porzione di mare, la placca ionica si immerge e va in subduzione sotto l’arco calabro-peloritano e il mar Tirreno. Questo processo di sprofondamento spinge la litosfera a centinaia di km di profondità, fondendola parzialmente e generando sia il vulcanismo che alimenta l’arcipelago delle isole Eolie, sia i terremoti profondi che si registrano regolarmente in questo settore. Proprio le scosse avvenute tra Stromboli e la Calabria, con i loro ipocentri situati a 87 e 157 km, sono la testimonianza diretta di questo piano di subduzione che scivola nel mantello.
Parallelamente, nella zona di Ustica agiscono sistemi di faglie legati all’apertura del bacino tirrenico e a movimenti crostali di tipo trascorrente e distensivo. Qui i terremoti tendono a essere molto più superficiali, generandosi nei primi 15 o 20 km di profondità crostale, esattamente come mostrano i dati degli eventi registrati a Sud dell’isola.
La sismicità storica del Tirreno Meridionale e delle Eolie
La memoria storica e i cataloghi sismici dell’INGV ci ricordano che il Tirreno Meridionale e le isole Eolie sono stati teatro di terremoti di ben altra energia nel corso dei secoli. L’area delle Eolie è dominata sia da una sismicità vulcanica continua e di bassissima magnitudo, tipica di Stromboli e Vulcano, sia da eventi di natura tettonica che possono raggiungere magnitudo significative. Il sistema di faglie Sud-Tirrenico ha generato forti scosse a Filicudi e Alicudi nel 1892, e più recentemente il forte terremoto del 28 maggio 1980, che con una magnitudo momento Mw 5.7 provocò seri danni ad Alicudi. Nel settore orientale dell’arcipelago eoliano, si ricordano invece l’evento del 1941 vicino Stromboli e le scosse del 1926 e 1939 che colpirono Lipari e Salina. Da menzionare anche il terremoto del 1978 nel Golfo di Patti, che sfiorò la magnitudo 6.0 e causò danni diffusi. Infine, la zona di subduzione profonda è nota per rilasciare grandi quantità di energia, come accaduto il 5 maggio 2004 con un evento di magnitudo 5.3 sprigionatosi a 255 km.
