Terremoto Campi Flegrei, esperto CNR: “non è possibile escludere un superamento dell’attuale record”

Scossa di magnitudo 4.7 a 3 km di profondità, la più forte degli ultimi decenni. L'analisi dell'esperto Andrea Billi sulla crisi bradisismica in corso

Un forte boato e poi la terra che trema, scatenando la paura tra i cittadini e riaccendendo l’attenzione sui Campi Flegrei. L’ultimo evento sismico ha fatto registrare un’intensità mai vista negli ultimi decenni, segnando un punto di svolta nell’attuale crisi bradisismica che sta interessando l’intera zona. La popolazione, allarmata dalla potenza della scossa avvertita distintamente anche in molti quartieri del capoluogo e nelle isole del golfo, guarda con apprensione alle prossime ore. Gli esperti sono al lavoro per analizzare ogni singolo dato proveniente dai sismografi, cercando di delineare i possibili scenari futuri in un’area densamente popolata.

I dettagli della scossa e la forza del sisma

A fare il punto della situazione è Andrea Billi dell’Istituto di Geoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Geo), che ricostruisce gli attimi di tensione vissuti dalla popolazione campana e i dati tecnici dell’evento sismico: “Alle ore 19:46 del 31 luglio 2026, l’area dei Campi Flegrei è stata interessata da un terremoto di magnitudo durata Md 4.7 ± 0.3, tra Pozzuoli e Quarto. La ridotta profondità ipocentrale, a circa 3 km, ha contribuito al forte risentimento della scossa, avvertita nell’area flegrea, a Napoli, a Ischia e nella penisola sorrentina. L’evento si inserisce in uno sciame sismico proseguito nelle ore successive. Sulla base dei dati disponibili, si tratta del terremoto di maggiore magnitudo strumentale registrato ai Campi Flegrei durante l’attuale crisi bradisismica, quindi da diversi decenni“.

Il confronto con il passato e gli scenari futuri

La preoccupazione principale riguarda l’evoluzione dello sciame e il paragone con le grandi crisi bradisismiche del secolo scorso. A tal proposito l’esperto precisa: “Nella crisi del 1982-1984, gli eventi più energetici del 4 ottobre 1983 e del 14 marzo 1984 raggiunsero entrambi Md 4.01. È possibile che lo sciame prosegua nelle prossime ore o nei prossimi giorni, ma non è possibile prevederne la durata, il numero o la magnitudo delle scosse, né escludere in modo assoluto un superamento dell’attuale record“.

Le origini del bradisismo e le deformazioni del suolo

Il fenomeno che caratterizza l’area flegrea, letteralmente un “movimento lento del suolo“, ha radici profonde. Come noto, le colonne del Serapeo di Pozzuoli, perforate dai molluschi litodomi, documentano storicamente gli antichi cicli di abbassamento e innalzamento. “Dopo circa 20 anni di subsidenza, dal 2005 è iniziata una nuova fase di sollevamento, tuttora in corso e il terremoto del 31 luglio si inquadra in questo processo bradisismico“, chiarisce Billi. “In precedenza, le crisi del 1970-1972 e del 1982-1984 determinarono nel complesso, nell’area di Pozzuoli, un sollevamento massimo del suolo di circa 3,5 metri e furono accompagnate da migliaia di terremoti, alcuni dei quali produssero danni. Ma anche allora non fu mai superato l’attuale Md 4.7 ± 0.3. Il bradisismo è legato a variazioni di pressione e temperatura nel sottosuolo, all’interno di un complesso sistema vulcanico e idrotermale. Le cause del sollevamento sono oggetto di studio e possono riflettere la pressurizzazione del sistema idrotermale, dovuta alla migrazione e all’accumulo di acqua, vapore, anidride carbonica e altri gas, con possibili contributi magmatici profondi. Questi processi deformano le rocce e provocano il rigonfiamento del suolo. Quando le sollecitazioni superano la resistenza delle rocce, queste si fratturano e l’energia liberata si propaga come onde sismiche“.

Il livello di allerta attuale

Nonostante la potenza del terremoto e la comprensibile ansia generale, le conclusioni rassicurano sulla gestione dell’emergenza ed evitano equazioni affrettate. “Il singolo terremoto non indica, di per sé, l’imminenza di un’eruzione. Al momento, il livello ufficiale di allerta resta giallo. È quindi essenziale attenersi alle comunicazioni della Protezione Civile e degli enti preposti al monitoraggio“, ha concludo l’esperto.