Le operazioni di soccorso in Colombia dopo il devastante terremoto di lunedì sono entrate nella fase decisiva. Il bilancio delle vittime è salito a 265 morti, mentre oltre 3.500 persone risultano ferite e quasi 500 sono ancora disperse. Il sisma, magnitudo 7.4, è stato il più forte registrato nel Paese in questo secolo e ha provocato danni ingenti, con più di 9.550 abitazioni distrutte. A pochi giorni dalla scossa, i soccorritori hanno intensificato le ricerche in vista del superamento delle 72 ore dal terremoto, una soglia considerata particolarmente importante per la possibilità di trovare persone ancora vive sotto le macerie. Le autorità sottolineano tuttavia che le operazioni proseguiranno anche oltre questo limite, sebbene con difficoltà crescenti. Le città più colpite sono Pereira, nel cuore della regione colombiana del caffè, e Cali, la terza città del Paese. A Pereira sono state registrate 83 vittime, mentre a Cali il bilancio è arrivato a 74 morti.
Alla ricerca dei dispersi
A Pereira, una delle operazioni più delicate riguarda il crollo di una panetteria. I soccorritori ritengono possibile che un venditore ambulante, Pablo Loaiza, sia ancora intrappolato sotto le macerie. Attraverso apparecchiature in grado di rilevare vibrazioni e movimenti, le squadre hanno individuato possibili segnali riconducibili a una persona viva. I familiari dell’uomo si sono radunati nelle vicinanze, seguendo con apprensione ogni aggiornamento. Secondo quanto riferito dai soccorritori, dall’area del crollo sarebbero arrivate risposte ai segnali utilizzati durante le ricerche, alimentando la speranza di riuscire a estrarre Loaiza ancora in vita.
A Cali, invece, le squadre di emergenza hanno lavorato per la terza notte consecutiva tra macerie, gru e cani addestrati alla ricerca di superstiti. Le operazioni vengono periodicamente interrotte per creare il massimo silenzio possibile e consentire agli strumenti di individuare eventuali movimenti sotto i detriti. In uno degli interventi sono già state estratte 3 persone vive e recuperati 3 corpi senza vita.
Nel complesso residenziale Torres del Limonar, nel Sud della città, militari, dipendenti comunali, vigili del fuoco e residenti hanno organizzato catene umane per rimuovere manualmente i detriti. L’intervento delle forze dell’ordine ha inoltre contribuito a rendere più ordinate le operazioni, limitando il numero di volontari presenti nelle aree più pericolose e riducendo rumori e vibrazioni che possono ostacolare il lavoro dei sensori.
La solidarietà della popolazione
Di fronte alla devastazione, migliaia di colombiani si sono mobilitati per sostenere le comunità colpite. Nelle zone interessate dal sisma vengono distribuiti acqua, cibo e altri beni di prima necessità, mentre davanti ai centri per la raccolta del sangue si sono formate lunghe code di donatori. La risposta della popolazione si è affiancata a quella delle squadre professionali, impegnate in condizioni difficili nel tentativo di raggiungere le persone ancora intrappolate. Il coordinamento dei soccorsi è diventato progressivamente più strutturato, con l’obiettivo di concentrare uomini e mezzi nei punti in cui esistono maggiori possibilità di trovare superstiti.
Il governo prepara la ricostruzione
Il presidente Abelardo de La Espriella, insediatosi appena 3 giorni prima del terremoto, ha visitato le aree devastate e annunciato la creazione di un fondo di emergenza destinato alla ricostruzione di ospedali, scuole, abitazioni e infrastrutture danneggiate. Il governo ha inoltre dichiarato lo stato di emergenza economica per affrontare le conseguenze del disastro, senza fornire ancora dettagli sulle misure che saranno adottate. Il terremoto rappresenta così il primo grande banco di prova per la nuova amministrazione. De La Espriella aveva conquistato la presidenza con una vittoria di misura sul candidato legato al precedente governo di sinistra, proponendo una politica orientata alla riduzione della spesa pubblica e al rafforzamento della sicurezza.
Proprio le scelte sulla spesa e sulla gestione delle emergenze potrebbero ora assumere un peso particolare. Il sisma ha infatti messo alla prova il sistema nazionale di risposta alle catastrofi e le capacità dello Stato di coordinare un’emergenza di dimensioni eccezionali. Per ora, tuttavia, la priorità resta una sola: trovare le persone ancora disperse.
