Una scossa di terremoto di magnitudo 3.2 ha interessato nella tarda serata di giovedì 13 agosto il nord-est della Francia, in una zona interna compresa nell’area dei Vosgi. L’evento sismico si è verificato intorno alle 22:40 ora italiana. La localizzazione disponibile individua l’epicentro circa 22 chilometri a sud di Neufchâteau, in Francia. Secondo il dato indicato dall’INGV, il terremoto si è verificato a una profondità di 5,7 chilometri, quindi molto vicino alla superficie terrestre rispetto a numerosi eventi sismici che hanno origine a profondità decisamente maggiori.
La profondità di appena 5,7 chilometri rende la scossa molto superficiale
Uno degli elementi più significativi del terremoto in Francia è proprio la profondità ipocentrale. Con appena 5,7 km, l’evento può essere classificato come un terremoto molto superficiale. La profondità è un parametro fondamentale per comprendere gli effetti potenziali di una scossa: a parità di magnitudo, un terremoto che avviene vicino alla superficie può essere percepito in maniera più evidente nelle immediate vicinanze dell’epicentro rispetto a un evento originatosi molte decine di chilometri più in basso. La magnitudo 3.2 indica comunque un terremoto di energia contenuta. Eventi di questa intensità possono essere chiaramente percepiti soprattutto da chi si trova vicino alla zona epicentrale, in particolare all’interno degli edifici o in condizioni di quiete, mentre la possibilità di effetti significativi sulle strutture è normalmente associata a terremoti decisamente più energetici e dipende inoltre dalla distanza dall’epicentro, dalle caratteristiche geologiche locali e dalla vulnerabilità degli edifici. La combinazione tra magnitudo moderata e ipocentro superficiale rende tuttavia particolarmente interessante l’evento sotto il profilo sismologico, perché le onde generate dal sisma percorrono una distanza relativamente breve prima di raggiungere la superficie.
Epicentro nei Vosgi, tra Épinal e il settore di Rambervillers
Il punto del terremoto si trova nel nord-est della Francia, in un territorio lontano dalle grandi zone sismiche mediterranee ma inserito in un contesto geologico europeo che presenta comunque strutture tettoniche capaci di produrre terremoti. A livello geografico, l’epicentro si colloca nel settore dei Vosgi, a nord di Épinal e in prossimità dell’area di Rambervillers. La posizione è significativa perché questo settore rappresenta una zona di passaggio tra differenti unità geologiche.
Le faglie tra Vosgi e Fossa Renana: perché anche la Francia nord-orientale può avere terremoti
La presenza di terremoti in questa parte della Francia è legata alla complessa storia geologica del continente europeo. I Vosgi costituiscono il margine occidentale di un sistema tettonico che prosegue verso la pianura dell’Alsazia e la Fossa Renana superiore, nota in geologia come Upper Rhine Graben. La Fossa Renana è una grande struttura crostale formatasi attraverso processi di distensione e fratturazione della crosta terrestre. Nel corso dell’evoluzione geologica dell’Europa, queste deformazioni hanno prodotto numerose faglie, alcune delle quali continuano a rispondere alle tensioni che interessano la crosta continentale. Questo non significa che tutto il nord-est della Francia presenti lo stesso livello di pericolosità sismica. La sismicità è distribuita in maniera irregolare e gli eventi sono generalmente molto meno frequenti e meno energetici rispetto alle principali zone sismiche italiane, greche o balcaniche. Tuttavia, il sistema dei Vosgi, dell’Alsazia e della valle del Reno è conosciuto proprio perché non è geologicamente completamente inattivo. Le faglie presenti nella crosta possono accumulare lentamente tensione. Quando la resistenza delle rocce viene superata, anche uno spostamento molto limitato lungo una superficie di frattura è sufficiente a generare onde sismiche e quindi un terremoto.
Il rischio sismico nel nord-est della Francia
Il rischio sismico della Francia non è uniforme. Le zone caratterizzate dalla maggiore attività si concentrano in particolare in prossimità di importanti sistemi montuosi e strutture tettoniche, mentre vaste aree del territorio francese presentano livelli decisamente inferiori. Nel nord-est, però, il settore dell’Alsazia, dei Vosgi e dell’Alto Reno rappresenta una delle aree da osservare con maggiore attenzione rispetto alle regioni più stabili della Francia interna. La presenza della Fossa Renana e delle faglie che delimitano e attraversano questa struttura determina infatti una sismicità naturale documentata nel tempo. È fondamentale distinguere tra pericolosità sismica e rischio sismico. La prima riguarda la probabilità che in una determinata zona si verifichino scuotimenti del terreno di una certa intensità; il rischio dipende invece anche dalla presenza di edifici, infrastrutture e popolazione esposta, oltre che dalla loro vulnerabilità. Una scossa di magnitudo 3.2 non modifica da sola il quadro sismotettonico di una regione, né consente di stabilire come evolverà la situazione nelle ore o nei giorni successivi. I terremoti non permettono infatti di formulare previsioni deterministiche sul verificarsi di eventuali eventi successivi.
I precedenti terremoti nella regione dei Vosgi e lungo il Reno
La scossa registrata questa sera non rappresenta un fenomeno sconosciuto per il nord-est della Francia. La regione dei Vosgi e il più vasto sistema della valle del Reno sono stati interessati nel corso della storia da numerosi terremoti, generalmente di intensità contenuta ma talvolta anche nettamente più significativi. Anche il settore dei Vosgi ha conosciuto nel tempo terremoti percepiti dalla popolazione. L’area di Rambervillers, che compare nelle immediate vicinanze della localizzazione della scossa odierna, è già nota nella storia sismica recente della regione per eventi avvertiti su un territorio relativamente ampio. Il confronto con i precedenti storici deve tuttavia essere effettuato con cautela. Un terremoto di magnitudo 3.2 non costituisce di per sé un’indicazione dell’arrivo di una scossa più forte: terremoti di questa energia avvengono normalmente anche come eventi isolati e soltanto l’osservazione strumentale consente di ricostruire l’eventuale evoluzione di una sequenza.
