È di almeno 53 morti e decine di feriti il bilancio del forte terremoto che ha colpito sabato mattina (ora locale) la provincia di East Nusa Tenggara, nell’Indonesia orientale. La scossa, magnitudo 7.7, ha provocato frane, interrotto diverse vie di collegamento e costretto circa 5mila persone a lasciare le proprie abitazioni. Secondo il vice ministro della Salute Benjamin Paulus Octavianus, 36 persone hanno riportato ferite gravi, mentre altre 77 hanno subito lesioni di entità minore. Il sisma è stato seguito da circa 341 repliche.
Nella regione di Sikka, oltre 3.300 persone si sono messe autonomamente in salvo o hanno trovato rifugio in un’arena sportiva. Le autorità hanno mobilitato più di 3.500 tra militari e agenti di polizia per sostenere le operazioni di emergenza. I soccorritori sono riusciti a raggiungere alcune zone di Maumere, inizialmente isolate dalle frane. Non è ancora disponibile un numero preciso dei dispersi: secondo l’agenzia nazionale per la gestione dei disastri (BNPB), molti potrebbero essere rimasti intrappolati sotto le macerie. Più di 1.300 abitazioni risultano danneggiate.
Anche le infrastrutture energetiche hanno subito conseguenze. La società statale Pertamina ha riferito che 20 stazioni di servizio non erano operative a causa delle interruzioni di corrente, creando ulteriori difficoltà per gli interventi di emergenza. Il governo di East Nusa Tenggara sta valutando la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza per l’intera provincia. Una simile misura consentirebbe alle autorità di mobilitare più rapidamente risorse economiche e mezzi per affrontare la crisi.
Il terremoto è il più letale registrato in Indonesia dal 2022, quando un sisma nella provincia di West Java provocò centinaia di vittime. La stessa area colpita dal terremoto di sabato era già stata devastata nel 1992 da una scossa di magnitudo 7.5, che aveva causato ingenti distruzioni. L’Indonesia, con una popolazione di circa 290 milioni di abitanti, si trova lungo la cosiddetta “Cintura di Fuoco del Pacifico”, una delle zone geologicamente più attive del pianeta. Qui convergono diverse placche tettoniche, rendendo il Paese particolarmente esposto a terremoti ed eruzioni vulcaniche.
