Un forte terremoto di magnitudo 6.6 ha colpito il Perù oggi, giovedì 20 agosto 2026. La scossa si è verificata intorno alle 13:00 ora locale, le 20:00 in Italia, nel settore centro-meridionale del Paese, con epicentro nell’area di Coracora, nella regione di Ayacucho, ed è stata distintamente avvertita anche nella vicina regione di Apurímac, compresa l’area di Andahuaylas. Il terremoto ha avuto una profondità di circa 47 chilometri, un dato che colloca l’evento al di sotto della crosta più superficiale e che può contribuire a spiegare l’ampia area nella quale il movimento tellurico è stato percepito. Una scossa di magnitudo 6.6 rappresenta un evento sismico importante e, in una regione montuosa come quella delle Ande peruviane, richiede particolare attenzione non soltanto per gli effetti diretti sugli edifici, ma anche per possibili fenomeni secondari come frane, cadute di massi e instabilità dei versanti.
Terremoto in Perù, forte scossa tra Ayacucho e Apurímac
Le prime informazioni indicano che il terremoto è stato avvertito diffusamente tra Ayacucho e Apurímac, due regioni dell’entroterra andino caratterizzate da un’elevata sismicità. Tra le località interessate dal risentimento sismico figurano Coracora e Andahuaylas, mentre la propagazione delle onde potrebbe avere interessato un’area ben più ampia. La profondità di circa 47 km è un elemento importante per interpretare il terremoto. A differenza di un evento estremamente superficiale, nel quale l’energia viene liberata molto vicino alla superficie terrestre e può produrre scuotimenti particolarmente intensi in prossimità dell’epicentro, un sisma a profondità intermedia può essere avvertito anche a distanze considerevoli. La magnitudo 6.6 misura invece l’energia liberata alla sorgente e non va confusa con l’intensità, che descrive gli effetti realmente osservati nelle singole località. Due città poste a distanze differenti dall’epicentro o costruite su terreni geologicamente diversi possono quindi sperimentare livelli di scuotimento molto differenti pur trovandosi di fronte allo stesso terremoto.
Perché il Perù è una delle zone più sismiche del mondo
Il terremoto si è verificato in uno dei contesti geodinamici più complessi e attivi della Terra. Il Perù si trova lungo il Cinturone di Fuoco del Pacifico, la gigantesca fascia sismica e vulcanica che circonda gran parte dell’Oceano Pacifico e nella quale si concentra una quota elevatissima dei terremoti più forti registrati sul pianeta. Alla base della sismicità peruviana c’è principalmente il movimento della placca di Nazca, una placca oceanica che si muove verso Est e sprofonda sotto la placca Sudamericana. Questo processo prende il nome di subduzione ed è responsabile sia della formazione e del sollevamento della catena delle Ande sia della produzione di terremoti molto potenti. La convergenza tra le due placche non avviene in maniera uniforme. Lungo il margine occidentale del Sud America si accumulano enormi quantità di energia elastica che possono essere liberate improvvisamente quando le rocce superano il limite di resistenza. Nascono così terremoti che possono verificarsi direttamente lungo il contatto tra le placche oppure all’interno della placca di Nazca già sprofondata sotto il continente.
Le faglie e la placca di Nazca sotto Coracora
L’area di Coracora, nell’entroterra della regione di Ayacucho, si trova sopra una porzione della placca di Nazca in subduzione. La geometria della placca oceanica sotto il Perù è particolarmente articolata e cambia sensibilmente procedendo da Nord verso Sud. In alcuni settori del Perù centrale la placca di Nazca tende a scorrere per lunghi tratti quasi orizzontalmente sotto il continente, creando quella che i geologi definiscono una subduzione piatta. Più a Sud, invece, lo slab oceanico torna progressivamente ad approfondirsi nel mantello. Proprio all’interno di questa placca in discesa possono verificarsi terremoti a profondità intermedia. La pressione, la temperatura e le trasformazioni mineralogiche che interessano le rocce oceaniche durante la subduzione generano condizioni capaci di favorire nuove rotture anche decine o centinaia di chilometri sotto la superficie terrestre.
Le faglie delle Ande e il rischio sismico nell’entroterra peruviano
Oltre alla gigantesca zona di contatto tra Nazca e Sud America, le Ande peruviane sono attraversate da numerosi sistemi di faglie. La deformazione prodotta dalla convergenza delle placche non si esaurisce infatti lungo la costa, ma si trasferisce anche verso l’interno del continente. Le rocce delle Ande vengono continuamente compresse, sollevate e deformate. In questo contesto alcune faglie possono accumulare tensione e generare terremoti relativamente superficiali, che risultano particolarmente pericolosi per le località situate nelle immediate vicinanze. Il rischio sismico è quindi il risultato della sovrapposizione di più sorgenti: i grandi terremoti di subduzione lungo la costa del Pacifico, i terremoti che si verificano all’interno della placca di Nazca mentre scende sotto il continente e i terremoti crostali prodotti dalle faglie attive della catena andina.
Ayacucho e Apurímac, un territorio vulnerabile ai terremoti
Le regioni di Ayacucho e Apurímac si trovano nel cuore della Cordigliera andina e presentano caratteristiche che possono aumentare la vulnerabilità agli eventi sismici. Il territorio è fortemente montuoso, con profonde vallate, versanti ripidi e numerose aree nelle quali le infrastrutture attraversano zone geologicamente delicate. In presenza di un terremoto forte, anche quando gli edifici non riportano danni importanti, lo scuotimento può destabilizzare pendii già fragili. Nelle zone montuose sono quindi possibili frane, smottamenti e cadute di blocchi rocciosi, soprattutto lungo strade e collegamenti che attraversano i versanti delle Ande. Anche le condizioni locali del terreno hanno un ruolo decisivo. Depositi sedimentari più soffici possono amplificare le onde sismiche rispetto alle aree costruite direttamente sulla roccia, determinando differenze significative nell’intensità dello scuotimento persino tra località relativamente vicine.
I grandi terremoti che hanno segnato la storia del Perù
Il Perù ha una lunga storia di terremoti distruttivi, legata proprio alla presenza del margine di subduzione della placca di Nazca. Alcuni degli eventi più forti mai registrati nel Paese hanno interessato la fascia costiera, dove le due placche entrano direttamente in contatto. Tra gli episodi più significativi della storia recente figura il grande terremoto del Perù meridionale del 23 giugno 2001, un evento di magnitudo superiore a 8 che interessò un vastissimo settore del Sud del Paese e provocò gravi danni. Il sisma generò anche uno tsunami lungo alcuni tratti della costa pacifica. Un altro evento particolarmente grave fu il terremoto di Pisco del 15 agosto 2007, che raggiunse una magnitudo vicina a 8 e provocò centinaia di vittime e distruzioni molto estese. Anche in quel caso la causa fu la subduzione della placca di Nazca sotto quella Sudamericana. Questi terremoti appartengono tuttavia a una tipologia differente rispetto a molti eventi che interessano l’interno delle Ande. I grandi terremoti costieri sono generalmente associati alla rottura dell’interfaccia tra le due placche, mentre nell’entroterra sono frequenti anche terremoti prodotti dalla deformazione della placca oceanica in profondità o dalle faglie continentali.
Il precedente del 2014 proprio nell’area di Coracora
L’area di Coracora era già stata interessata in tempi recenti da un terremoto particolarmente significativo. Il 24 agosto 2014 un forte evento sismico colpì la regione di Ayacucho, con epicentro localizzato a nord di Coracora. Quel terremoto venne avvertito su una vasta area delle Ande peruviane e rappresenta un precedente importante per comprendere la sismicità di questo settore del Paese. La zona è infatti interessata da eventi che possono originarsi a profondità considerevoli e propagare le proprie onde sismiche per centinaia di chilometri. Il precedente dimostra come il settore di Ayacucho faccia parte di una fascia sismicamente attiva nella quale la placca di Nazca continua a deformarsi durante la propria immersione sotto il continente sudamericano.

