Almeno 20 persone sono morte dopo il violento terremoto magnitudo 7.7 che ha colpito nelle acque al largo dell’Indonesia orientale, provocando crolli di edifici, frane e momenti di panico sull’isola di Flores e nelle aree circostanti. Decine di repliche hanno fatto seguito al sisma principale. Le autorità hanno avvertito che il bilancio delle vittime potrebbe cambiare mentre proseguono le verifiche, rese più difficili dalle interruzioni delle comunicazioni e della corrente elettrica. Il terremoto è stato registrato dall’agenzia geofisica indonesiana BMKG alle 04:58 del mattino ora locale, ad una profondità di circa 15 km. Secondo lo US Geological Survey, l’epicentro si trovava a circa 68 km a Nord-Nord/Ovest di Ende, nella provincia di East Nusa Tenggara, con una profondità stimata di circa 10 km.
Crolli e persone in fuga
La scossa è stata avvertita con grande intensità in gran parte di Flores, oltre che a East Nusa Tenggara, West Nusa Tenggara e in alcune zone del South Sulawesi. In diversi centri abitati il movimento tellurico sarebbe durato circa un minuto. A Maumere, il principale centro della reggenza di Sikka, alcune parti di un edificio sono crollate trasformandosi in macerie mentre le persone, terrorizzate, correvano in strada.
Ospedali evacuati e migliaia di persone in fuga
La forte scossa ha spinto diversi ospedali a trasferire temporaneamente pazienti e attrezzature all’esterno degli edifici. Nella reggenza di Nagekeo circa 2mila persone sono state evacuate. Le autorità hanno segnalato danni a numerose abitazioni, magazzini ed edifici governativi, oltre a problemi alla viabilità e interruzioni di corrente. La polizia di East Nusa Tenggara ha spiegato che le interruzioni delle comunicazioni stanno complicando la raccolta delle informazioni e le operazioni di ricerca e soccorso.
Allerta tsunami revocata dopo 3 ore
Subito dopo il terremoto, le autorità indonesiane hanno emesso un’allerta tsunami per diverse aree di East Nusa Tenggara, West Nusa Tenggara, South Sulawesi e Southeast Sulawesi, invitando gli abitanti delle zone costiere ad allontanarsi dalle spiagge e dalle rive dei fiumi e a raggiungere luoghi più elevati.
In alcune località sono state effettivamente registrate onde di tsunami inferiori a un metro. Tuttavia, il monitoraggio non ha evidenziato variazioni significative del livello del mare tali da rappresentare una minaccia per le comunità costiere. L’allerta è stata quindi revocata circa 3 ore dopo il terremoto. Anche il centro australiano di allerta tsunami ha escluso una minaccia per il territorio continentale australiano, le isole e i territori del Paese.
Un Paese tra le aree più sismiche del mondo
L’Indonesia è particolarmente esposta a terremoti e attività vulcanica perché si trova lungo la cosiddetta Cintura di Fuoco del Pacifico, una vasta fascia caratterizzata dall’incontro e dal movimento di diverse placche tettoniche. La posizione dell’arcipelago, composto da oltre 17mila isole, lo rende una delle aree più sismicamente attive del pianeta.
Flores ha già vissuto alcune delle conseguenze più devastanti dei terremoti e degli tsunami. Nel 1992 un forte sisma provocò uno tsunami che uccise circa 2.500 persone sull’isola. Nel 2018 un terremoto di magnitudo 7.5 generò uno tsunami che devastò aree costiere dell’isola di Sulawesi, mentre il fenomeno della liquefazione trasformò interi quartieri di Palu in fiumi di fango. Il bilancio complessivo superò le 4.400 vittime.
Nel 2010, nelle isole Mentawai, al largo di Sumatra, un terremoto sottomarino generò un’onda di circa 3 metri appena pochi minuti dopo la scossa, causando oltre 400 morti. Ancora più drammatico fu il terremoto di magnitudo 9.1 del dicembre 2004, al largo di Sumatra: il conseguente tsunami provocò circa 230mila morti in una dozzina di Paesi.
