Terremoto Sicilia, scossa sulle Madonie: epicentro a Petralia Sottana | DATI e MAPPE

Una scossa di terremoto si è verificata in Sicilia alle 14:57 di oggi, lunedì 31 agosto

Una scossa di terremoto si è verificata in Sicilia alle 14:57 di oggi, lunedì 31 agosto. I sismografi hanno registrato una scossa di magnitudo 3.3 nei pressi di Petralia Sottana, nel Palermitano, ad una profondità di 9km. Proprio la bassa profondità ha favorito la percezione della scossa in superficie. Non sono noti danni a persone o cose. Il sisma riporta l’attenzione sulla complessa storia geologica della Sicilia settentrionale, un territorio nel quale terremoti generalmente moderati si alternano, su tempi molto più lunghi, a eventi storici di maggiore energia.

La sismicità delle Madonie e della Sicilia settentrionale

Petralia Sottana si trova nel cuore delle Madonie, un massiccio montuoso che costituisce uno dei settori geologicamente più articolati della Sicilia. Queste montagne non sono isolate dal resto della storia tettonica del Mediterraneo, ma appartengono alla lunga catena siciliana che prosegue idealmente verso i rilievi dell’Appennino meridionale e della Calabria. La struttura della regione è il risultato della convergenza, iniziata milioni di anni fa e ancora attiva, tra la placca africana e quella eurasiatica. Il movimento non avviene lungo una singola frattura facilmente riconoscibile, ma viene distribuito attraverso un mosaico di faglie, pieghe e blocchi crostali. Alcune strutture sono profonde e difficili da osservare direttamente; altre hanno contribuito alla formazione dei rilievi e delle vallate della Sicilia settentrionale.

L’area delle Madonie presenta una sismicità che può manifestarsi attraverso scosse isolate oppure piccole sequenze. L’INGV, nella documentazione dedicata al terremoto di Pollina del 26 giugno 1993, definisce questo settore caratterizzato da una discreta frequenza di eventi e richiama terremoti avvenuti, tra gli altri, nel 1726, 1818, 1819, 1888, 1906 e 1934. La presenza di terremoti nel catalogo non significa che sia in corso un’evoluzione anomala: testimonia piuttosto la naturale attività di un territorio tettonicamente attivo.

Il terremoto di Pollina del 1993 nelle Madonie

Uno degli eventi strumentali più significativi dell’area in epoca recente si verificò il 26 giugno 1993, con epicentro nella zona di Pollina, sul versante settentrionale delle Madonie. Quella scossa raggiunse una magnitudo superiore a quella registrata oggi e fu avvertita in un’area piuttosto vasta della Sicilia settentrionale. Il terremoto del 1993 rappresenta un riferimento importante perché venne registrato dalla moderna rete sismica, permettendo agli studiosi di confrontare i dati strumentali con gli effetti osservati nei centri abitati. L’evento confermò che il settore madonita è in grado di generare terremoti chiaramente percepibili, pur senza avere la frequenza sismica di altre zone della Sicilia, come l’area etnea o quella dello Stretto di Messina.

Le sequenze recenti aiutano inoltre a comprendere meglio una storia sismica che, per i secoli precedenti all’introduzione dei sismografi, può essere ricostruita soltanto attraverso cronache, documenti amministrativi, relazioni ecclesiastiche e descrizioni dei danni.

I terremoti del 1818 e del 1819 nella Sicilia settentrionale

Tra il 1818 e il 1819 la Sicilia settentrionale attraversò una fase di rilevante attività sismica. Le fonti storiche raccontano di scosse che interessarono le Madonie e diversi centri della fascia tirrenica palermitana. Le localizzazioni e le magnitudo degli eventi più antichi devono essere considerate stime, perché all’epoca non esistevano reti di rilevamento strumentale. I sismologi ricostruiscono questi terremoti attraverso l’analisi macrosismica, attribuendo a ogni località un’intensità sulla base degli effetti descritti. Un campanile lesionato, la caduta di comignoli, le crepe negli edifici o il crollo di abitazioni diventano così informazioni scientifiche con le quali delimitare l’area maggiormente colpita.

Particolarmente importante fu il terremoto del 24 febbraio 1819, generalmente associato al settore di Castelbuono e delle Madonie. L’evento provocò danni in numerosi centri della Sicilia settentrionale e contribuì a rendere più vulnerabili edifici che sarebbero stati nuovamente sollecitati pochi anni dopo.

Il grande terremoto del 5 marzo 1823

Il precedente storico più severo per la Sicilia settentrionale è il terremoto del 5 marzo 1823. Secondo il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani dell’INGV, l’evento ebbe una magnitudo momento stimata di 5.81, con un’incertezza di 0.13, e raggiunse un’intensità epicentrale pari all’ottavo grado della scala macrosismica. Le fonti disponibili documentano effetti compresi tra l’ottavo e il nono grado in alcune località. Il sisma colpì un’area molto ampia della fascia tirrenica, tra il Palermitano e il Messinese, e venne avvertito in gran parte della Sicilia. Le cronache descrivono gravi lesioni e crolli, con conseguenze particolarmente pesanti in alcuni centri della costa e dell’entroterra. Il catalogo storico CFTI5Med riporta 22 vittime, delle quali 19 a Palermo, due a Naso e una a Ciminna, oltre a numerosi feriti.

Anche le Madonie, già provate dalle scosse degli anni precedenti, subirono danni. Petralia Sottana compare tra le località interessate dagli effetti del terremoto. Le differenze tra le localizzazioni proposte nei vari cataloghi mostrano quanto sia complesso ricostruire l’origine esatta di un evento avvenuto due secoli fa: le stime convergono comunque sull’importanza del terremoto per l’intera Sicilia settentrionale.