Terremoto Toscana: scossa nei pressi di Barga, in Garfagnana | DATI e MAPPE

Una scossa di terremoto si è verificata in Toscana alle 15:06 di oggi, venerdì 28 agosto

Una scossa di terremoto si è verificata in Toscana alle 15:06 di oggi, venerdì 28 agosto. I sismografi hanno registrato una scossa di magnitudo 3.2 con epicentro nei pressi di Barga, in provincia di Lucca, e profondità di 9km. Per la precisione, l’epicentro è stato individuato 6km a nord-est di Coreglia Antelminelli (LU). La scarsa profondità del sisma ha accentuato il risentimento in superficie da parte della popolazione, ma non sono segnalati danni a persone o cose. L’epicentro si trova nella Media Valle del Serchio, alle porte della Garfagnana, una delle zone a maggiore pericolosità sismica della Toscana e dell’intero Appennino settentrionale.

La sismicità tra Coreglia Antelminelli, Barga e la Valle del Serchio

Il territorio compreso tra Coreglia Antelminelli, Barga, Castelnuovo di Garfagnana e Bagni di Lucca occupa una posizione geologicamente complessa. Qui si incontrano la catena dell’Appennino tosco-emiliano, il sistema delle Alpi Apuane e una serie di vallate interne modellate non soltanto dall’erosione dei corsi d’acqua, ma anche dai movimenti profondi della crosta terrestre. L’Appennino è nato attraverso un lunghissimo processo di convergenza tra grandi porzioni della crosta. La catena, però, non si comporta oggi come una struttura immobile. Nella sua parte interna, rivolta verso il versante tirrenico, sono presenti settori sottoposti a distensione, vale a dire a forze che tendono lentamente ad allontanare due porzioni della crosta. Questa deformazione viene assorbita da sistemi di faglie, molte delle quali orientate lungo l’asse principale dell’Appennino.

Le faglie possono essere immaginate come grandi fratture della crosta lungo le quali blocchi rocciosi adiacenti si muovono lentamente. Per anni o secoli l’attrito può impedirne lo scorrimento, mentre le tensioni continuano ad accumularsi. Quando la resistenza delle rocce viene superata, una parte della faglia si sposta improvvisamente e l’energia elastica immagazzinata viene liberata sotto forma di onde sismiche. È questo il meccanismo fisico che produce un terremoto.

La scossa odierna non consente, da sola, di stabilire quale specifica struttura abbia generato il movimento. Per attribuire un terremoto a una faglia sono necessari dati più approfonditi sulla localizzazione, sul meccanismo focale e sull’eventuale distribuzione delle repliche. È però corretto collocare l’evento nel quadro della sismicità dell’Appennino settentrionale, dove sono conosciuti diversi sistemi capaci di produrre terremoti superficiali.

Il terremoto del 1920, l’evento più distruttivo della Garfagnana

Il precedente storico più importante per questa parte della Toscana è il terremoto del 7 settembre 1920, conosciuto come terremoto della Garfagnana e della Lunigiana. Fu uno dei più forti e distruttivi verificatisi nell’Appennino settentrionale in epoca contemporanea. Le ricostruzioni dell’INGV gli attribuiscono una magnitudo momento pari a 6.5, incomparabilmente superiore a quella della scossa odierna. La sequenza era cominciata il giorno precedente con alcuni eventi minori e con una scossa particolarmente forte avvertita nel pomeriggio del 6 settembre. La mattina successiva arrivò l’evento principale, che colpì duramente un’area estesa dalla Lunigiana alla Garfagnana. Gli effetti più gravi furono registrati soprattutto nei territori di Fivizzano e Villa Collemandina, ma danneggiamenti interessarono numerosi centri della Toscana settentrionale.

Secondo l’Archivio storico macrosismico dell’INGV, il terremoto raggiunse effetti distruttivi, con un’intensità massima valutata fino al decimo grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg nelle località maggiormente colpite. Il bilancio complessivo riportato dalle ricostruzioni storiche fu di 171 vittime e numerosi feriti. L’area con conseguenze distruttive si estese per circa 160 chilometri quadrati, mentre la scossa venne percepita in una parte molto ampia dell’Italia centro-settentrionale.

Il disastro fu aggravato dalla vulnerabilità dell’edilizia del tempo. Molte abitazioni erano costruite in muratura di pietrame, senza collegamenti efficaci tra pareti e solai e con una capacità molto limitata di sopportare forti sollecitazioni orizzontali.

Le scosse del 1902 avvertite anche a Barga e Piano di Coreglia

La documentazione storica mostra che la zona di Barga e Coreglia Antelminelli era stata interessata da terremoti significativi anche prima del 1920. Nel marzo del 1902 una serie di scosse provocò forte allarme tra gli abitanti della Valle del Serchio. Le cronache dell’epoca riferiscono che uno degli eventi fu avvertito con particolare intensità a Barga, Piano di Coreglia, Castelvecchio Pascoli, Albiano e Fosciandora. Le testimonianze raccolte negli studi macrosismici descrivono persone uscite all’aperto, cadute di intonaci, lievi lesioni e danneggiamenti non gravi ad alcune abitazioni e chiese. A Piano di Coreglia, dunque molto vicino all’epicentro del terremoto odierno, gli effetti raggiunsero indicativamente il sesto grado macrosismico. Nell’estate dello stesso anno altre scosse interessarono la Garfagnana e la Lunigiana, confermando una fase di attività particolarmente avvertita dalla popolazione.

Queste informazioni derivano dalle cronache, dalle relazioni comunali e dalle osservazioni raccolte dagli studiosi del tempo. Prima della diffusione delle moderne reti di sismografi, infatti, la storia dei terremoti veniva ricostruita principalmente attraverso gli effetti prodotti nelle diverse località. È la cosiddetta sismologia storica, una disciplina essenziale per conoscere gli eventi avvenuti quando le registrazioni strumentali non erano ancora disponibili.

Il terremoto della Garfagnana del gennaio 2013

Un episodio molto più recente si verificò il 25 gennaio 2013, quando un terremoto di magnitudo 4.8 interessò la provincia di Lucca. L’evento avvenne alle 15:48, a una profondità di circa 15 chilometri, e venne localizzato dall’INGV nel distretto sismico della Garfagnana. La scossa fu avvertita in Toscana e in diverse aree dell’Appennino settentrionale. Nei giorni successivi la rete di monitoraggio registrò centinaia di repliche, quasi tutte di debole magnitudo. L’evento attirò grande attenzione anche perché si verificò in corrispondenza di un sistema di faglie già conosciuto dagli studiosi e potenzialmente capace di produrre terremoti importanti.

Quella sequenza è rimasta nella memoria collettiva anche per la gestione precauzionale dell’emergenza. La conoscenza dei terremoti, tuttavia, non consente di prevedere con precisione il momento, il luogo e la magnitudo di una futura scossa. Le sequenze vengono seguite in tempo reale perché permettono di osservare l’evoluzione della sismicità, ma una scossa più piccola non può essere considerata automaticamente il segnale dell’arrivo di un terremoto più forte.

La sequenza del giugno 2013 tra Lunigiana e Garfagnana

Pochi mesi dopo, il 21 giugno 2013, un altro terremoto interessò il settore delle Alpi Apuane, tra Lunigiana e Garfagnana. La scossa principale raggiunse una magnitudo locale 5.2 e una magnitudo momento 5.3 secondo il rapporto macrosismico dell’INGV. L’epicentro venne localizzato nell’area apuana, a nord-est di Carrara, a una profondità di poco superiore ai 5 chilometri. Il terremoto fu avvertito in un territorio vastissimo, dall’Umbria al Trentino-Alto Adige e dalla Liguria al Friuli-Venezia Giulia. La sequenza proseguì a lungo: entro la fine di giugno furono localizzate più di 1.300 repliche, comprese diverse scosse con magnitudo superiore a 3.5. I danni risultarono generalmente contenuti, ma in alcuni centri vicini all’epicentro furono rilevate lesioni e cadute di elementi non strutturali.

Quella sequenza mostrò ancora una volta come Lunigiana, Alpi Apuane e Garfagnana appartengano a un unico contesto sismotettonico complesso. Gli epicentri possono concentrarsi di volta in volta in settori diversi, senza che ogni terremoto sia necessariamente prodotto dalla stessa faglia o faccia parte della medesima sequenza.