Tumore alla prostata, nuovi studi sui funghi champignon: sotto esame l’effetto immunomodulatore

I prataioli bianchi contengono composti bioattivi che potrebbero contribuire a rallentare la progressione dell’adenocarcinoma prostatico attraverso la regolazione della risposta immunitaria

I comuni funghi champignon, conosciuti anche come prataioli bianchi, sono al centro di nuove ricerche dedicate al possibile ruolo di alcuni loro componenti nella prevenzione e nel trattamento del tumore alla prostata. L’attenzione scientifica riguarda in particolare la capacità di determinate sostanze bioattive presenti nell’Agaricus di intervenire sulla risposta del sistema immunitario nei confronti delle cellule tumorali. A richiamare l’attenzione sulle ricerche è l’infettivologo e divulgatore scientifico Matteo Bassetti, che attraverso un post pubblicato su Instagram ha illustrato i risultati emersi dagli studi preclinici e dai primi dati di una sperimentazione clinica di fase 2 ancora in corso. Bassetti sottolinea che i prataioli bianchi sono tra i funghi commestibili maggiormente coltivati a livello mondiale e che il loro consumo è da tempo associato a diversi possibili effetti favorevoli sulla salute.

“Il cui consumo è da tempo collegato a diversi effetti benefici sulla salute. Forti evidenze sono state riscontrate nella prevenzione dei tumori, in particolare alla prostata, ma finora i ricercatori non avevano completamente compreso quale fosse il loro preciso meccanismo anti-cancro. Un gruppo di ricercatori ha esaminato i dati preclinici e i primi risultati di una sperimentazione clinica di fase 2, attualmente in corso, in cui si sta valutando l’efficacia di un integratore a base di funghi prataioli bianchi nel trattamento dell’adenocarcinoma prostatico”.

Adenocarcinoma prostatico, l’ipotesi sul meccanismo anti-cancro

Uno degli aspetti più rilevanti della ricerca riguarda proprio il tentativo di comprendere attraverso quale meccanismo i funghi champignon Agaricus possano esercitare un’attività biologica potenzialmente utile contro il tumore della prostata. L’ipotesi analizzata dagli studiosi riguarda soprattutto l’azione sul sistema immunitario. Alcuni composti presenti nei funghi sarebbero infatti in grado di modificare e regolare la risposta immunitaria dell’organismo nei confronti delle cellule neoplastiche, favorendo quindi un ambiente meno favorevole alla progressione del tumore. Bassetti spiega: “i funghi champignon Agaricus contengono alcuni composti bioattivi in grado di ritardare e prevenire la progressione del tumore alla prostata: queste sostanze sono in grado di regolare la risposta immunitaria nei confronti delle cellule cancerose, ovvero esercitano un effetto immunomodulatore che sfrutta le risposte del sistema immunitario per contrastare la crescita dei tumori stessi”. Il punto centrale è dunque il possibile effetto immunomodulatore. Non si tratterebbe semplicemente di una sostanza capace di agire direttamente sulla cellula tumorale, ma di composti che potrebbero influenzare il modo in cui il sistema immunitario riconosce e contrasta la crescita delle cellule cancerose.

Il possibile ruolo del ß-glucano nei funghi champignon

La ricerca non ha ancora individuato con precisione quale sia la sostanza responsabile dell’effetto osservato. Gli studiosi non hanno infatti completato un’analisi specificamente finalizzata a identificare tutti i composti naturali coinvolti nel meccanismo. Tra le molecole considerate particolarmente interessanti compare tuttavia il ß-glucano, un polisaccaride presente nella parete cellulare dei funghi e già noto per le proprie caratteristiche biologiche. Secondo quanto riferito da Bassetti, “ad avere un ruolo significativo nell’attività immunomodulatoria potrebbe essere il ß-glucano, un polisaccaride presente nella parete cellulare dei funghi”. Si tratta per il momento di un’ipotesi che dovrà essere ulteriormente approfondita. Il passaggio fondamentale sarà comprendere quali componenti dei prataioli bianchi determinino realmente gli effetti osservati e in quale concentrazione possano eventualmente essere impiegati in maniera controllata.

La sperimentazione clinica di fase 2 sull’integratore a base di prataioli bianchi

Accanto ai dati preclinici, particolare interesse riguarda la sperimentazione clinica di fase 2 attualmente in corso. Lo studio sta valutando l’efficacia di un integratore a base di funghi prataioli bianchi nel trattamento dell’adenocarcinoma prostatico. La fase 2 di una sperimentazione rappresenta un passaggio nel quale vengono approfonditi gli effetti di un trattamento nell’uomo, ma i dati disponibili non consentono ancora di trasformare automaticamente un risultato preliminare in una terapia consolidata. Proprio per questo motivo il messaggio scientifico richiamato da Bassetti resta improntato alla prudenza. La ricerca sta cercando di comprendere se gli effetti osservati possano avere una reale utilità clinica e quali sostanze siano effettivamente responsabili dell’azione biologica. Il possibile valore dei funghi champignon, dunque, non riguarda l’utilizzo indiscriminato dell’alimento o di estratti commerciali, ma lo studio di specifiche molecole e di formulazioni sottoposte a sperimentazione controllata.

Bassetti mette in guardia dagli integratori acquistati online

L’aspetto sul quale Matteo Bassetti insiste maggiormente riguarda il rischio di interpretare i risultati scientifici come un invito ad acquistare autonomamente prodotti contenenti estratti di funghi. La presenza di studi promettenti non significa infatti che qualunque preparato commercializzato come integratore a base di champignon possieda le caratteristiche, le concentrazioni o la qualità dei prodotti utilizzati in ambito sperimentale. Bassetti avverte esplicitamente: “al momento non esistono prodotti adeguati, quindi evitate di comprare prodotti a base di funghi o estratti online, perché non sono approvati dalle agenzie che si occupano di regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici. Speriamo – conclude il medico – di avere presto nuovi dati e di poter disporre di integratori adeguati”. Il richiamo è quindi netto: i dati sull’azione immunomodulatrice dei funghi champignon rappresentano un terreno di ricerca, non una conferma dell’efficacia dei prodotti oggi liberamente acquistabili sul mercato.