Tumori, la nuova sfida della medicina: aumentano i casi tra i giovani mentre la diagnosi precoce resta decisiva

Nuove terapie contro melanoma e tumori pancreatici alimentano la speranza, ma i casi tra i giovani aumentano e molti tumori vengono scoperti quando sono già avanzati

I progressi della ricerca oncologica stanno aprendo scenari sempre più promettenti, con nuove prospettive terapeutiche per malattie come il melanoma, il tumore al pancreas e altre forme di cancro. Negli ultimi anni, infatti, i tassi di mortalità per cancro sono diminuiti grazie ai miglioramenti nella diagnosi, nella prevenzione e nei trattamenti. Tuttavia, il quadro resta complesso. Accanto ai risultati positivi della medicina moderna emerge un fenomeno preoccupante: alcuni tumori sono ancora diagnosticati troppo tardi, mentre le diagnosi di cancro negli adulti più giovani continuano ad aumentare. Una situazione che rende ancora più centrale il ruolo della prevenzione, degli screening oncologici e dei controlli periodici. Una recente analisi condotta su dati sanitari raccolti tra il 2015 e il 2022 ha evidenziato inoltre importanti differenze nelle modalità di diagnosi: gli uomini, rispetto alle donne, risultano più frequentemente diagnosticati in una fase avanzata per numerosi tipi di tumore, quando la malattia si è già diffusa nell’organismo ed è diventata più difficile da trattare.

Tumori scoperti troppo tardi: gli uomini più esposti alle diagnosi in fase avanzata

Lo studio guidato da Beth Maclin, ricercatrice post-dottorato presso il National Cancer Institute, ha analizzato le differenze nella fase di diagnosi per diverse forme tumorali, evidenziando che gli uomini hanno maggiori probabilità rispetto alle donne di ricevere una diagnosi tardiva per 20 tipi di cancro. Tra le neoplasie coinvolte figurano alcuni tumori dell’apparato digerente, del polmone, della lingua e della gola, patologie per le quali arrivare alla diagnosi in uno stadio avanzato può compromettere significativamente le possibilità di cura. Secondo Maclin, questa disparità potrebbe contribuire a spiegare perché la mortalità oncologica negli uomini sia superiore rispetto a quella femminile. Una delle cause principali delle diagnosi tardive sarebbe la mancata adesione ai programmi di screening oncologico o ai controlli medici regolari.

“Le ragioni di una diagnosi di cancro in fase avanzata, quando la malattia si è diffusa nel corpo ed è progredita verso uno stadio più letale e meno trattabile, possono includere il mancato svolgimento degli screening oncologici o dei controlli sanitari regolari”, ha spiegato Maclin. Non tutti i tumori, però, possono essere individuati precocemente attraverso esami specifici. Alcune forme rimangono difficili da diagnosticare fino a quando non raggiungono livelli più gravi. Proprio per questo gli esperti sottolineano l’importanza di intervenire sui fattori modificabili e di riconoscere tempestivamente eventuali segnali anomali.

Screening oncologici: quali controlli sono fondamentali per la prevenzione

La prevenzione rappresenta ancora oggi uno degli strumenti più efficaci nella lotta contro il cancro. Gli specialisti raccomandano di seguire le indicazioni degli enti sanitari sulle età in cui iniziare determinati controlli, tenendo conto però della storia familiare e dei fattori di rischio individuali. Le linee guida dell’American Cancer Society indicano generalmente l’avvio dello screening per il tumore della cervice uterina a partire dai 25 anni per le donne, mentre per il tumore del colon-retto viene raccomandato iniziare i controlli dai 45 anni. Per il tumore della mammella, le indicazioni prevedono una mammografia annuale tra i 45 e i 54 anni e almeno ogni due anni nelle fasce successive, mentre lo screening per il tumore del polmone riguarda soprattutto le persone tra i 50 e gli 80 anni con una storia significativa di fumo.

Per gli uomini, invece, il confronto con il medico sul possibile screening del tumore della prostata può iniziare intorno ai 50 anni, valutando rischi e benefici del test del PSA. Ian Singer, responsabile del dipartimento di medicina familiare presso Holy Cross Health, ha sottolineato che le indicazioni possono variare tra diverse organizzazioni scientifiche e che il rapporto con il medico di base rimane fondamentale. “Un confronto approfondito con un medico di medicina primaria rimane importante poiché diversi medici possono seguire linee guida differenti o avere propri protocolli di pratica”, ha dichiarato Singer. Gli esperti stanno inoltre valutando se modificare alcune raccomandazioni alla luce dell’aumento dei tumori a insorgenza precoce, cioè quelli che colpiscono persone più giovani rispetto al passato. Ernest Hawk, vicepresidente per la prevenzione oncologica presso l’University of Texas MD Anderson Cancer Center, ha spiegato che in futuro alcune fasce di età potrebbero cambiare. “Non sarei sorpreso se l’età per iniziare lo screening dovesse diminuire se non riusciremo a identificare la causa dei tumori a insorgenza precoce”, ha affermato Hawk. “Questa è una delle domande più importanti nel campo dell’oncologia al momento”. 

Tumore al polmone e prostata: due screening spesso sottovalutati

Tra gli esami meno utilizzati rispetto alle necessità emerge lo screening per il tumore al polmone, considerato una delle principali cause di morte per cancro negli Stati Uniti. Secondo Beth Maclin, molte persone che rientrano nei criteri per effettuare il controllo non lo fanno. Lo screening prevede generalmente una tomografia computerizzata a basso dosaggio, indicata per soggetti tra i 50 e gli 80 anni con una lunga storia di fumo attivo o terminata negli ultimi 15 anni. “Ciò che la ricerca mostra è che l’adesione allo screening del tumore al polmone è limitata”, ha spiegato Maclin. “Non sono sicura se ciò sia dovuto a una scarsa consapevolezza”.  Anche il tumore della prostata rappresenta un ambito nel quale molti uomini tendono a rimandare i controlli. Il test del PSA, un semplice esame del sangue che può evidenziare un possibile segnale della presenza della malattia, rimane però oggetto di discussione nella comunità scientifica.

Il motivo è legato al fatto che il test non è definitivo e può produrre risultati falsamente positivi, portando a ulteriori accertamenti o trattamenti non sempre necessari. La U.S. Preventive Services Task Force evidenzia infatti che molti uomini possono andare incontro a conseguenze indesiderate dello screening, tra cui risultati falsi positivi, biopsie aggiuntive, sovradiagnosi, sovratrattamento e possibili complicanze come incontinenza e problemi sessuali. Per gli uomini tra 55 e 69 anni la decisione viene quindi considerata individuale, mentre per gli over 70 l’organismo raccomanda generalmente di non effettuare lo screening PSA di routine. Nonostante le discussioni scientifiche, Singer sottolinea l’importanza della diagnosi precoce. “Il mio approccio è che il tumore alla prostata è così diffuso che tanto vale fare il test PSA e poi preoccuparsi degli esami successivi. Il tumore alla prostata, se individuato precocemente, è altamente curabile”, ha dichiarato.

Controlli periodici e attenzione ai segnali del corpo: la prevenzione passa anche dalle abitudini quotidiane

Oltre agli screening specifici, gli esperti sottolineano il valore dei controlli medici annuali, che possono consentire di individuare anomalie prima che diventino problemi più seri. Singer ha raccontato che molti casi vengono intercettati proprio durante visite di routine. “Ho diversi esempi di pazienti che sono venuti a trovarmi solo per i controlli annuali, e ho fatto degli esami del sangue, e alcune cose sono semplicemente risultate strane o fuori norma, e ho approfondito ulteriormente, rivelando che si trattava di cancro”, ha spiegato. Anche la salute orale può avere un ruolo nella diagnosi precoce. Controlli dentistici regolari e una corretta igiene possono contribuire a individuare eventuali segnali associati ai tumori della bocca, alcune delle forme che secondo lo studio del National Cancer Institute vengono diagnosticate più spesso in fase avanzata negli uomini.

Gli specialisti ricordano inoltre che alcuni fattori di rischio non possono essere modificati, come la predisposizione familiare o determinate esposizioni ambientali, ma lo stile di vita rappresenta un elemento sul quale è possibile intervenire. Jamilia Sly, docente associata di scienze della salute della popolazione presso la Icahn School of Medicine at Mount Sinai, ha sottolineato il peso delle abitudini quotidiane. “Elementi come la storia familiare e talvolta l’esposizione a fattori ambientali e tossine sono cose che non possiamo necessariamente cambiare o controllare”, ha affermato. “Ma lo stile di vita è un fattore importante sul quale tutti abbiamo un certo controllo”. 

Obesità, alimentazione e alcol: i fattori che possono aumentare il rischio di cancro

Numerosi studi scientifici hanno collegato alcuni comportamenti e condizioni di salute a un aumento del rischio di sviluppare diverse forme di tumore. Tra i principali fattori sotto osservazione figurano l’obesità, il consumo elevato di alimenti ultra-processati e l’assunzione di alcol. Mantenere un peso adeguato, svolgere attività fisica regolare e seguire una dieta equilibrata rappresentano quindi elementi importanti nella prevenzione oncologica. Gli esperti invitano inoltre a non sottovalutare i cambiamenti insoliti del proprio corpo: alterazioni persistenti delle abitudini intestinali, difficoltà nella minzione, modificazioni di un neo nella forma o nell’aspetto e altri sintomi nuovi possono richiedere una valutazione medica.

Ernest Hawk ha ricordato che non esiste un elenco unico di segnali valido per tutti i tumori, ma ogni cambiamento significativo merita attenzione. “È difficile definire un insieme specifico di sintomi a cui prestare attenzione”, ha spiegato Hawk. “Ma in generale, qualsiasi cambiamento significativo che dura una settimana o due probabilmente merita di essere valutato”. La sfida della medicina oncologica nei prossimi anni sarà quindi duplice: da una parte continuare a sviluppare nuove terapie contro il cancro, dall’altra migliorare la capacità di individuare la malattia nelle sue fasi iniziali, quando le possibilità di trattamento sono maggiori e la prognosi può cambiare radicalmente.