La terra ha tremato violentemente alle 08:37 ora locale di mercoledì 26 agosto 2026, spargendo morte e distruzione lungo il confine montuoso tra Nepal e Tibet. La furia spietata della natura ha spazzato via interi insediamenti e infrastrutture in pochissimi istanti, lasciando dietro di sé un bilancio provvisorio e drammatico di almeno 160 vittime accertate e centinaia di dispersi. Le primissime notizie frammentarie giunte dalle aree colpite parlavano di un sisma come innesco. Le autorità locali e i soccorritori hanno brancolato nel buio cercando di comprendere l’esatta origine della devastazione improvvisa. Nelle ore successive, tuttavia, la scienza ha iniziato a decifrare i complessi segnali registrati dagli strumenti geologici, capovolgendo completamente le prime ipotesi formulate direttamente sul campo.
Le prime ipotesi sul disastro e la smentita dell’USGS
Subito dopo la catastrofe, la dinamica dei fatti risultava estremamente confusa. Il Ministro degli Esteri nepalese Shishir Khanal aveva inizialmente suggerito che un improvviso terremoto avesse innescato un’enorme frana, la quale aveva a sua volta sbarrato il corso di un fiume provocando la disastrosa inondazione a valle. Altre teorie avanzate dagli esperti nelle ore immediatamente successive includevano l’improvvisa rottura di un fragile muro di detriti che tratteneva l’acqua di fusione di un lago glaciale, oppure una massiccia valanga di ghiaccio. L’Istituto geologico statunitense USGS ha chiarito la situazione, confermando che i catastrofici impatti a valle sono stati generati da un collasso glaciale. L’evento sismico registrato al confine tra Nepal e Cina non era affatto un terremoto, bensì la firma di una colata detritica.
L’analisi dell’INGV e la reale dinamica della tragedia
Per comprendere a fondo la vera successione degli eventi, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha diffuso un’analisi. Secondo quanto riportato dall’ente italiano: “Alle 02:52 ora UTC (8:37 ora locale in Nepal) del 26 agosto 2026, il Servizio Geologico USA (US Geological Survey, USGS) ha inizialmente segnalato una scossa di terremoto nella regione lungo il confine tra Nepal e Cina, a Nord di Kathmandu. Nello stesso momento, un enorme blocco di ghiaccio si è staccato da un ghiacciaio ad alta quota, precipitando per oltre 1 km verticale fino al fondo della valle“.
L’evoluzione letale del distacco viene spiegata chiaramente dall’INGV: “Questa massiccia valanga di ghiaccio e roccia – più simile a una frana in questo caso – si è abbattuta su un versante montuoso, precipitando nel fiume Lhende Khola, un affluente dei fiumi Bhote koshi e Trishuli, che scorrono dalla Cina al Nepal, spesso attraverso profonde gole. La diga temporanea ha ceduto rapidamente, liberando un muro imponente e apocalittico di acqua, fango e detriti pesanti che ha violentemente devastato gli insediamenti montani a valle e le strutture di confine“.
Riguardo le prime ipotesi del terremoto come innesco, l’INGV precisa: “Il terremoto registrato dall’USGS inizialmente aveva una magnitudo pari a 4.4. Ulteriori analisi delle stazioni sismiche vicine all’area, delle onde sismiche a lungo periodo e delle immagini satellitari hanno portato l’USGS a stabilire che l’evento sismico era invece dovuto al collasso di un ghiacciaio e alla conseguente colata detritica, e che non si era verificato alcun terremoto. Ci vorranno comunque settimane per stabilire le cause esatte di quanto accaduto“.
L’aspetto più sconvolgente dell’intera vicenda riguarda proprio l’incredibile energia sprigionata dalla massa in caduta. Concludendo la propria disamina, l’INGV fa notare: “Inoltre, la scossa registrata, causata dalla frana stessa, era eccezionalmente potente da avere un’energia equivalente a un terremoto di magnitudo 5.2. Non è stato quindi il terremoto a causare l’enorme movimento franoso ma la stessa frana a causare le onde sismiche registrate. I sistemi di sorveglianza sismica dell’INGV non possono localizzare un evento franoso anche equivalente ad un magnitudo 5.2 avvenuto in Nepal sia per la distanza sia perché è un segnale superficiale generato da una frana che non è nitido nè impulsivo e tende ad attenuarsi rapidamente“.
