Una piccola tartaruga Caretta caretta di appena 1-2 anni è tornata in mare a Venezia dopo essere stata salvata in condizioni di forte difficoltà, curata e riabilitata dagli specialisti del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue di Venezia. L’esemplare, chiamato Macondina, è stato liberato oggi dopo un breve periodo trascorso nel Centro di primo soccorso NetCet per tartarughe marine ospitato negli spazi del Centro di Soggiorno Francesco Morosini del Lido di Venezia. L’intervento ha coinvolto i biologi specialisti del Museo, che gestiscono il centro insieme al Comune di Venezia, e si inserisce nelle attività di tutela e cura della fauna selvatica e delle specie a rischio. Il caso assume inoltre particolare interesse scientifico perché il ritrovamento di esemplari così giovani resta raro e permette di raccogliere informazioni preziose su una fase della vita delle tartarughe marine ancora poco conosciuta.
Macondina liberata in mare dopo il recupero al Centro NetCet di Venezia
La liberazione della giovane Caretta caretta è avvenuta sotto il coordinamento della Guardia Costiera, che ha messo a disposizione un’imbarcazione e ha supervisionato tutte le operazioni in qualità di autorità competente per la tutela delle specie marine protette. Per il centro veneziano si tratta del nono “ritorno a casa” di una tartaruga soccorsa e curata negli anni di attività della struttura. Un risultato che rappresenta l’esito conclusivo di un percorso iniziato quasi un mese prima, quando l’animale era stato individuato in mare in condizioni preoccupanti. Macondina è infatti una tartaruga molto giovane, con un’età stimata tra uno e due anni. Proprio questa caratteristica rende il suo recupero particolarmente importante anche dal punto di vista della ricerca, perché il rinvenimento di tartarughe di dimensioni ridotte rappresenta ancora un evento poco frequente.
Il ritrovamento agli Alberoni il 17 luglio: la tartaruga era fortemente debilitata
La storia di Macondina era cominciata il 17 luglio, quando la tartaruga era stata rinvenuta nella zona degli Alberoni, sul litorale veneziano. L’animale era apparso fin da subito in grosse difficoltà: era fortemente debilitato e il corpo risultava ricoperto di balani, comunemente conosciuti come “denti di cane”. La presenza massiccia di questi organismi impediva alla tartaruga di muoversi normalmente e ostacolava anche l’alimentazione. Il recupero è stato effettuato con la collaborazione del WWF locale, prima dell’affidamento dell’animale alle cure del veterinario del Centro. Il quadro richiedeva un intervento delicato, finalizzato non soltanto a rimuovere gli organismi che ricoprivano l’esemplare, ma anche a evitare che le operazioni provocassero ulteriori traumi o ferite.
Le cure in acqua dolce per eliminare i crostacei epibionti
Come previsto dalla procedura adottata dal Centro, Macondina è stata inizialmente ospitata per alcuni giorni in una vasca di acqua dolce. Il trattamento ha consentito di eliminare progressivamente i crostacei epibionti, cioè gli organismi che vivono attaccati ad altri organismi, senza dover ricorrere a procedure che avrebbero potuto danneggiare la giovane tartaruga. Una volta superata questa prima fase, l’animale è stato trasferito in una vasca di acqua marina, dove ha iniziato nuovamente ad alimentarsi. Il recupero è proseguito con un progressivo aumento del peso e un miglioramento delle condizioni generali. Macondina ha infine raggiunto la soglia e i parametri considerati idonei per poter affrontare senza rischi il ritorno nel proprio ambiente naturale.
Una tartaruga di 1-2 anni, un ritrovamento raro anche nell’Adriatico
Il recupero della giovane Caretta caretta ha anche una rilevanza particolare per gli studi condotti dal Museo di Storia Naturale. Il rinvenimento di animali così giovani è infatti raro e rappresenta quindi un’importante opportunità di osservazione. Restano ancora poco conosciute le abitudini dei piccoli esemplari, persino in un mare intensamente frequentato e vissuto come l’Adriatico. Le informazioni diventano generalmente più numerose soltanto quando gli animali raggiungono almeno i trenta centimetri di lunghezza. Ogni recupero di un esemplare giovane può quindi contribuire non soltanto alla salvaguardia del singolo animale, ma anche all’ampliamento delle conoscenze scientifiche sul comportamento, gli spostamenti e le condizioni di salute delle tartarughe marine nelle diverse fasi della loro crescita.
Il progetto NetCet per la tutela di tartarughe marine e cetacei nell’Adriatico
Il Centro di primo soccorso NetCet per tartarughe marine è stato realizzato nell’ambito del progetto europeo “NetCet: rete per la tutela dei cetacei e delle tartarughe marine nell’Adriatico”. Il Comune di Venezia ha svolto il ruolo di coordinatore del progetto, con il supporto tecnico del Museo di Storia Naturale, nell’ambito di un’iniziativa finanziata dal programma di cooperazione Transfrontaliera Ipa Adriatico. L’obiettivo è costruire e mantenere una rete capace di mettere in relazione istituzioni, enti di ricerca e operatori specializzati per migliorare la protezione delle specie marine vulnerabili, rafforzando allo stesso tempo le attività di monitoraggio, recupero, cura e studio scientifico.
Venturini: “ogni animale recuperato, curato e restituito al mare testimonia il valore di un progetto”
Il Sindaco di Venezia Simone Venturini ha sottolineato il valore ambientale e scientifico dell’intervento e della collaborazione costruita negli anni attorno alla tutela dell’Adriatico. “Il ritorno in mare di questa Caretta caretta è il risultato concreto di un impegno che il Comune di Venezia porta avanti con convinzione nella tutela dell’ambiente marino. Come coordinatori dell’allora progetto europeo NetCet, con il supporto degli specialisti Museo di Storia Naturale di Venezia, continuiamo l’impegno a mantenere viva una rete di collaborazione che mette insieme istituzioni, enti di ricerca e operatori specializzati per la salvaguardia delle tartarughe marine e dei cetacei dell’Adriatico. L’attività svolta dal Centro di Primo Soccorso per le tartarughe marine, all’Istituto Francesco Morosini, rappresenta un tassello fondamentale di questo sistema: ogni animale recuperato, curato e restituito al mare testimonia il valore di un progetto che unisce competenze, cooperazione internazionale e attenzione alla biodiversità. Come Amministrazione comunale continueremo a sostenere iniziative che rafforzino la tutela del nostro mare, patrimonio naturale di straordinario valore che abbiamo il dovere di proteggere e tramandare alle future generazioni”.
Il centro degli Alberoni è l’unico punto di raccolta per gli esemplari vivi in difficoltà
Quello degli Alberoni rappresenta il primo e unico punto di raccolta degli esemplari vivi in difficoltà rinvenuti sul litorale veneziano. La funzione è quella di un vero e proprio pronto soccorso dedicato alle tartarughe marine. La struttura è in grado di garantire una prima visita veterinaria e un periodo di degenza necessario alla stabilizzazione delle condizioni di salute dell’animale. Una volta recuperata una situazione compatibile con il trasporto o con l’autonomia dell’esemplare, viene valutato l’eventuale trasferimento in una struttura di recupero più adeguata oppure, come accaduto nel caso di Macondina, il ritorno diretto in mare. L’attività del centro assume quindi un ruolo centrale nella gestione delle emergenze che coinvolgono le tartarughe marine lungo il litorale veneziano, consentendo un intervento immediato prima che le condizioni degli animali possano ulteriormente aggravarsi.
La collaborazione tra Comune di Venezia e Museo di Storia Naturale
Il centro di primo soccorso del Lido è uno dei progetti attraverso i quali prende forma la collaborazione tra Amministrazione comunale, Fondazione Musei e Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue nelle attività di monitoraggio ambientale e di salvaguardia delle specie considerate a rischio. Si tratta di una sinergia ritenuta particolarmente importante in un ambiente come quello veneziano, caratterizzato da una convivenza molto stretta tra attività umane, ecosistemi naturali e fauna selvatica. Le attività non riguardano soltanto le tartarughe marine, ma comprendono anche il monitoraggio di altre specie presenti nell’area e la raccolta di dati utili per valutare le condizioni dell’ambiente marino.
Mizzan: “importante studiare gli esemplari deceduti per capire lo stato di salute del mare”
Il responsabile del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue, Luca Mizzan, ha evidenziato come il recupero e il rilascio degli animali rappresentino soltanto una parte di un lavoro più ampio che comprende ricerca scientifica, monitoraggio e educazione ambientale. “Il centro di primo soccorso al Lido è uno dei progetti in cui si concretizza la comunione di intenti e la collaborazione tra Amministrazione Comunale e Fondazione Musei con il Museo di Storia Naturale nelle azioni di monitoraggio ambientale e nella salvaguardia delle specie a rischio. Una sinergia fondamentale in un ambiente come Venezia in cui la convivenza tra attività umana, ambiente naturale e fauna selvatica è particolarmente stretta. Pensiamo all’importanza del monitoraggio del delfino, che compiamo ormai da otto mesi grazie all’appoggio della Protezione Civile del Comune e al recupero, alla cura e poi al rilascio in mare delle tartarughe marine, in particolare quelle in difficoltà come questa. Ma importante è anche studiare gli esemplari deceduti, fondamentali per capire lo stato di salute del mare, il tutto in un contesto di educazione ambientale che, insieme alla salvaguardia e alla ricerca scientifica, è obiettivo primario del nostro Istituto”.
Il ritorno di Macondina e il valore della tutela della biodiversità marina
Il rilascio di Macondina rappresenta così il punto conclusivo di un intervento che ha riunito soccorso veterinario, ricerca scientifica e collaborazione tra più soggetti impegnati nella tutela della biodiversità dell’Adriatico. Dal ritrovamento agli Alberoni, quando la piccola tartaruga era fortemente debilitata e quasi immobilizzata dai balani, fino alla ripresa dell’alimentazione, all’aumento di peso e alla liberazione in mare, il percorso dell’animale testimonia la funzione svolta dal Centro NetCet nella gestione degli esemplari in difficoltà. Il nono ritorno in mare registrato dalla struttura conferma anche la continuità di un’attività che affianca alla cura degli animali il monitoraggio delle specie, la raccolta di informazioni scientifiche e lo studio dello stato di salute del mare Adriatico, in un territorio nel quale ambiente naturale e presenza umana sono costantemente chiamati a convivere.
