La febbre emorragica argentina (Ahf) torna sotto osservazione della comunità scientifica dopo una serie di nuovi casi che stanno modificando il profilo di una malattia considerata per decenni confinata alle campagne. L’infezione, provocata dal virus Junin appartenente alla famiglia degli arenavirus, è stata storicamente associata ai lavoratori agricoli delle fertili pianure argentine, ma negli ultimi anni ha iniziato a comparire anche in contesti urbani, coinvolgendo persone senza legami evidenti con attività rurali. Il caso più emblematico è quello di una donna di 65 anni di Rosario, la terza città più grande dell’Argentina, morta dopo aver sviluppato febbre alta, dolori muscolari, forte affaticamento e una grave riduzione dei globuli bianchi e delle piastrine.
Quando lo specialista argentino in malattie infettive Matías Lahitte è stato chiamato dai colleghi per visitarla, la situazione era ormai compromessa: meno di una settimana dopo la donna è deceduta. Gli esami hanno confermato che aveva contratto la febbre emorragica argentina, una malattia rara trasmessa dai roditori. Il caso, riportato dal New York Times, assume un valore particolare perché rappresenta un cambiamento rispetto alla diffusione tradizionale dell’infezione. Per decenni l’Ahf aveva colpito soprattutto uomini impegnati nei lavori agricoli, lontano dai centri abitati. La paziente di Rosario, invece, viveva in città e non era una lavoratrice agricola.
La febbre emorragica argentina torna a crescere dopo anni di relativa stabilità
Dalla sua scoperta negli anni ’50, la febbre emorragica argentina è stata considerata una malattia strettamente legata agli ambienti rurali. Negli anni ’90 la situazione era migliorata grazie all’introduzione di un vaccino e alla maggiore efficacia dei trattamenti. La terapia con plasma dei pazienti guariti si è dimostrata particolarmente importante, riducendo il tasso di mortalità dal 30% all’1% nei casi trattati tempestivamente. Per anni i contagi sono diminuiti, ma recentemente gli epidemiologi hanno osservato una nuova crescita. Nel 2022 le autorità sanitarie argentine hanno registrato quasi 60 casi confermati di Ahf, circa il triplo rispetto a cinque anni prima.
Nuovi focolai sono stati segnalati anche nel 2024 e nel 2025, con almeno 9 decessi complessivi. Secondo gli esperti, il dato più significativo non riguarda soltanto il numero dei casi, ma soprattutto il cambiamento geografico e sociale dell’infezione. Il virus non sembra più limitarsi alle aree agricole tradizionalmente colpite, ma sta raggiungendo zone dove prima non veniva osservato. Dopo il caso di un camionista risultato positivo nel 2025, le autorità sanitarie hanno iniziato a considerare con maggiore attenzione questa nuova fase della malattia. A San Nicolás de los Arroyos, città portuale in crescita vicino a Rosario, la dottoressa María Dolores Lucena ha evidenziato un cambiamento sostanziale nella distribuzione dei contagi: “questa era una malattia tipica dei lavoratori rurali, non esisteva nelle città. Ora ci sono persone che si infettano senza alcun collegamento con altre fonti di contagio, persone che non hanno mai nemmeno lasciato la città”.
Dal virus Junin alla Dengue: il clima cambia la geografia delle malattie infettive
La crescita della febbre emorragica argentina si inserisce in un quadro più ampio che riguarda diverse malattie infettive. Negli ultimi anni gli scienziati hanno osservato una maggiore diffusione di patologie trasmesse da vettori, come Dengue, Chikungunya e febbre gialla, anche in aree dove in passato erano meno frequenti. La Dengue, in particolare, è diventata una delle infezioni in più rapida espansione in alcune regioni del Sud America. Dall’inizio del 2024 l’Organizzazione mondiale della sanità ha ricevuto segnalazioni per oltre 10 milioni di casi e più di 16 mila decessi correlati, anche se alcune stime suggeriscono numeri superiori. Gli scienziati hanno collegato ai cambiamenti ambientali anche la diffusione del virus Andes, un hantavirus raro ma pericoloso trasmesso dai roditori sudamericani, diventato noto anche per un focolaio verificatosi sulla nave da crociera Mv Hondius. Il timore degli esperti è che malattie oggi considerate limitate a specifiche aree geografiche possano trovare nuove condizioni favorevoli e raggiungere popolazioni più ampie.
I ricercatori cercano di prevedere le prossime epidemie prima che inizino
Marcela Uhart, veterinaria argentina e ricercatrice dell’UC Davis, studia da anni la febbre emorragica argentina e ricorda come negli anni ’70 e ’80 la malattia fosse un problema sanitario molto conosciuto nel Paese. Nella sua memoria ci sono i racconti di persone morte a causa dell’infezione e le campagne radiofoniche per chiedere ai sopravvissuti di donare plasma ai pazienti. Negli ultimi anni Uhart ha notato una nuova inversione di tendenza: non solo i casi sono tornati ad aumentare, ma il virus ha iniziato a interessare persone e territori inattesi.vPer comprendere questo fenomeno, Kulkarni, Uhart e altri ricercatori hanno sviluppato modelli capaci di analizzare il rapporto tra clima, spostamento dei roditori e rischio sanitario.
Le simulazioni hanno mostrato che variazioni di temperatura, precipitazioni e stagionalità possono rendere alcune aree meno favorevoli alla presenza dei roditori portatori di arenavirus, mentre altre possono trasformarsi in nuovi territori adatti alla loro proliferazione. L’obiettivo è anticipare le emergenze sanitarie attraverso sistemi di previsione basati sui dati ambientali, evitando di intervenire soltanto quando i contagi sono già comparsi. Kulkarni sottolinea il potenziale rischio globale: “ognuna di queste malattie trasmesse da vettori, animali o roditori potrebbe essere una valida candidata”.
