La West Nile non è più una minaccia lontana o circoscritta a territori esotici. Il virus trasmesso dalle zanzare Culex sta modificando progressivamente la propria distribuzione geografica in Italia, estendendo la presenza in territori sempre più ampi e mostrando una capacità di adattamento favorita da fattori ambientali, climatici ed epidemiologici. L’ultimo aggiornamento della sorveglianza coordinata dall’Istituto superiore di sanità conferma un quadro in evoluzione: dall’inizio della sorveglianza nel 2026 sono stati segnalati 432 casi confermati di infezione da West Nile Virus (Wnv) nell’uomo, rispetto ai 312 registrati nel precedente bollettino. Di questi, 223 casi si sono manifestati nella forma neuro-invasiva, compresi tre casi importati da Maldive, Francia e Belgio, mentre sono stati rilevati 63 casi asintomatici nei donatori di sangue, 144 casi di febbre e due casi con altri sintomi.
I decessi complessivi salgono a 17, di cui uno relativo a un caso importato. La letalità calcolata sulle forme neuro-invasive confermate è pari al 7,2%, un dato inferiore rispetto allo stesso periodo del 2025, quando raggiungeva il 13,9%. La circolazione del virus è stata documentata in 66 province appartenenti a 17 regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Provincia autonoma di Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.
Il Polo Viaggi Cesmet – ArtemisiaLab: “la geografia delle malattie infettive sta cambiando”
A evidenziare il cambiamento dello scenario epidemiologico è anche l’analisi del Polo Viaggi Cesmet – ArtemisiaLab, Dipartimento di Medicina tropicale e Malattie infettive diretto dall’infettivologo-tropicalista Paolo Meo, che da anni studia i rischi legati alla diffusione delle malattie infettive attraverso viaggi, mobilità internazionale e trasformazioni ambientali. Secondo il Polo Viaggi Cesmet – ArtemisiaLab, la West Nile rappresenta uno degli esempi più evidenti di come la distinzione tradizionale tra malattie tropicali e malattie europee stia progressivamente venendo meno. L’analisi sui dati dell’Iss aggiornati al 19 agosto aveva già fotografato una situazione complessa: 312 casi confermati in Italia, 156 forme neuro-invasive, 13 decessi e una circolazione del virus documentata in 60 province di 16 regioni. Il dato più significativo non riguarda soltanto il numero assoluto dei casi, ma soprattutto la capacità del virus di raggiungere nuove aree. Rispetto allo stesso periodo del 2025, infatti, risultano diminuiti casi e decessi, ma è aumentata l’estensione geografica della presenza del patogeno. “Ed è proprio nella capacità di andare oltre il semplice dato che emerge il valore dell’attività scientifica del Polo – si legge -. Cesmet – ArtemisiaLab non si limita a registrare i numeri: li interpreta, li confronta e li traduce in indicazioni utili per la prevenzione e per la pratica clinica”.
Pianura Padana, il laboratorio naturale della diffusione della West Nile
Tra le aree maggiormente osservate resta la Pianura Padana, dove la diffusione del virus viene collegata a una combinazione di condizioni ambientali particolarmente favorevoli. Secondo l’analisi del Polo Viaggi Cesmet – ArtemisiaLab, alla base della maggiore circolazione ci sono diversi elementi: la presenza di acque stagnanti ricche di sostanze organiche, gli uccelli selvatici che rappresentano il serbatoio naturale del virus, temperature notturne elevate, inverni più miti e una crescente vicinanza tra aree urbanizzate e habitat favorevoli alla proliferazione della Culex pipiens, la zanzara principalmente coinvolta nella trasmissione. Un quadro confermato anche dalla sorveglianza entomologica dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, secondo cui nel 2026 la circolazione del virus risulta superiore rispetto al 2025 e agli anni precedenti. Nelle attività di monitoraggio in Veneto e Friuli Venezia Giulia sono stati individuati 73 pool positivi su 2.131 analizzati, corrispondenti a circa 168 mila zanzare catturate. I siti positivi sono stati 46 su 86 trappole installate. In Veneto sono inoltre risultati positivi 33 uccelli selvatici nelle province di Verona, Padova, Venezia, Treviso e Vicenza, oltre a cinque equidi con positività sierologica.
“Rispetto al 2025 le zanzare positive al virus West Nile sono in aumento – afferma Fabrizio Montarsi, biologo entomologo responsabile del Laboratorio di entomologia sanitaria dell’IZSVe – Le temperature elevate di questa estate e il prolungamento della stagione calda favoriscono sia la proliferazione dei vettori sia la circolazione virale. A questo si aggiunge un fattore ecologico: la nostra pianura è ricca di zone umide, ma le condizioni di siccità prolungata concentrano le poche riserve d’acqua disponibili, che diventano punti di aggregazione fra uccelli selvatici e zanzare (simpatria), con conseguente amplificazione del virus fra serbatoio animale e vettore. La fase di massima circolazione è attesa, come ogni anno, fino ai primi di settembre, con un andamento che dipenderà in larga misura dalle temperature”.
Lazio, cambia la mappa dei contagi: calano i casi a Latina ma aumentano le forme gravi a Roma
Un caso particolarmente significativo riguarda il Lazio, regione dove l’esperienza epidemiologica maturata negli ultimi anni permette di osservare con maggiore precisione l’evoluzione del fenomeno. Nel 2025 la provincia di Latina era stata uno dei principali epicentri italiani della circolazione della West Nile. Nel confronto elaborato dal Polo Viaggi Cesmet – ArtemisiaLab emerge oggi un cambiamento molto marcato: Latina passa dai 171 casi del 2025 ai 23 registrati al 19 agosto 2026, con una riduzione dell’87%. Anche il dato complessivo regionale mostra una diminuzione: nel Lazio i casi passano da 197 a 48 nel confronto proposto dall’analisi. Tuttavia, il virus non è scomparso. La distribuzione sta semplicemente cambiando. A Roma, infatti, si registrano 21 casi contro i 20 del confronto precedente, mentre le forme neuro-invasive aumentano da 7 a 12. “Il virus, dunque, non è scomparso dal Lazio: la sua geografia sta cambiando”, sottolinea l’analisi del Polo Viaggi Cesmet – ArtemisiaLab.
La sfida della sorveglianza continua
La diffusione della West Nile viene sempre più studiata attraverso un approccio integrato che unisce medicina, ambiente e veterinaria. In Italia è attivo un Piano nazionale di sorveglianza che coinvolge insetti vettori, uomo, uccelli ed equidi secondo il modello One Health. L’obiettivo è individuare rapidamente la presenza del virus negli animali e nelle zanzare per attivare misure preventive, compreso il controllo sistematico dei donatori di sangue e degli organi. Secondo gli esperti, il ruolo dei cambiamenti climatici è centrale. L’aumento delle temperature, l’allungamento della stagione calda e la modifica degli ecosistemi favoriscono infatti la persistenza del ciclo naturale di trasmissione tra uccelli e zanzare.
“Il virus circola sulla maggior parte del territorio nazionale” e “purtroppo, è ormai endemico un po’ dappertutto (il ceppo virale in causa è lo stesso dello scorso anno), essendo in grado di sopravvivere durante la stagione invernale, probabilmente negli uccelli stanziali. E riemergere durante la stagione calda allorché ricomincia l’attività delle zanzare comuni (Culex), che come è noto pungono dalla sera all’alba”, ha spiegato Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Secondo Rezza, “la pianura Padana resta la zona del Paese più colpita, ma ormai lo sono anche ampie zone del Centro-Sud, soprattutto Lazio e Campania. I cambiamenti climatici, allungando la stagione calda, possono contribuire ad alimentare più a lungo il ciclo di trasmissione uccelli-zanzara- uomo/equide, ospiti finali non in grado di trasmettere”.
West Nile nelle città: sotto osservazione gli hotspot periurbani
Un elemento considerato relativamente nuovo dagli specialisti riguarda la presenza del virus nelle aree periurbane. “Un fenomeno relativamente nuovo – spiega Rezza – è rappresentato dall’interessamento delle aree periurbane. Sebbene per ora le città siano state relativamente risparmiate in termini di casi umani, sono segnalati diversi hotspot intorno alle aree urbane, con riscontro di positività in avifauna o pool di zanzare anche all’interno delle stesse”. La presenza di uccelli selvatici e vettori anche negli ambienti cittadini rappresenta un elemento da monitorare con attenzione. “Nelle città infatti c’è un’abbondante presenza di avifauna potenzialmente suscettibile all’infezione virale nel contesto urbano, dove certo non mancano i vettori”, aggiunge Rezza. Il fenomeno non riguarda soltanto l’Italia. In Europa sono stati segnalati casi umani di West Nile Virus anche in Grecia, Romania, Francia, Macedonia del Nord, Serbia, Spagna, Albania, Austria, Germania, Kosovo e Paesi Bassi.
La stagione della West Nile non è finita: il periodo più delicato arriva tra agosto e settembre
Gli esperti invitano a non considerare conclusa la fase di rischio durante l’estate. Il documento del Polo Viaggi Cesmet – ArtemisiaLab ricorda infatti che “la stagione non può essere considerata conclusa in agosto: storicamente il picco delle forme neuro-invasive si colloca tra la seconda metà di agosto e settembre e la finestra europea di trasmissione può protrarsi sino alla fine di ottobre”. La fase finale dell’estate potrebbe quindi risultare decisiva per comprendere l’evoluzione della circolazione virale. “È dunque una sfida che richiede competenza, continuità e capacità di leggere insieme clinica e territorio”, conclude la nota. La West Nile diventa così uno dei simboli di una nuova fase epidemiologica nella quale clima, ambiente, mobilità e salute pubblica sono sempre più interconnessi. La prevenzione passa dalla capacità di individuare prima possibile i segnali di cambiamento e trasformare i dati della sorveglianza in strumenti concreti di tutela sanitaria.
