Zoo di Zurigo, arrivano due rarissimi colobi orsini: le scimmie senza pollice che “volano” tra gli alberi

Una coppia di Colobus polykomos è arrivata nel parco zoologico svizzero all’inizio di agosto. La specie dell’Africa occidentale ha un pollice ridotto a un minuscolo moncone, una caratteristica evolutiva che facilita i movimenti tra i rami

Lo Zoo di Zurigo accoglie dall’inizio di agosto due nuovi e particolarissimi primati: una coppia di colobi orsini, nome scientifico Colobus polykomos, scimmie arboricole originarie dell’Africa occidentale che si distinguono per una caratteristica anatomica tanto insolita quanto funzionale alla loro vita sospesa tra le chiome degli alberi. Il loro pollice è infatti estremamente ridotto, fino ad assumere l’aspetto di un minuscolo moncone. Una peculiarità che potrebbe sembrare uno svantaggio rispetto agli altri primati e che invece, nel loro ambiente naturale, rappresenta una vera specializzazione.

L’assenza di un pollice sviluppato riduce infatti il rischio che la mano rimanga impigliata durante i rapidi spostamenti tra rami e vegetazione, rendendo questi animali particolarmente agili nelle foreste in cui trascorrono gran parte della loro esistenza. L’arrivo della coppia a Zurigo ha anche un’importante valenza conservazionistica. Il colobo orsino è fortemente minacciato, presenta ritmi riproduttivi molto lenti e la popolazione di riserva conta attualmente appena 57 esemplari. I due animali entrati nel parco svizzero partecipano quindi al programma europeo di conservazione e riproduzione della specie.

Colobo orsino, perché questa scimmia ha un pollice quasi inesistente

È proprio l’anatomia delle mani a rendere immediatamente riconoscibile il Colobus polykomos. Il colobo orsino possiede infatti soltanto un piccolo residuo del pollice, caratteristica dalla quale deriva persino il nome del genere a cui appartiene. Il termine “Colobus” affonda le sue radici nella parola greca “κολοβότης”, che significa letteralmente “tagliato corto” o “mutilato”. Una denominazione che richiama direttamente la particolare conformazione della mano di queste scimmie. Nei primati il pollice rappresenta normalmente uno degli strumenti più importanti per afferrare e manipolare gli oggetti. Nel caso dei colobi, però, l’evoluzione ha seguito una strada differente, adattando progressivamente l’arto anteriore a una vita fortemente arboricola. Con un pollice ridotto, le mani possono scorrere più facilmente tra rami e vegetazione senza creare ostacoli durante i movimenti più rapidi. Questa struttura permette al colobo orsino di compiere spostamenti agili tra le chiome e di muoversi con notevole efficacia in un ambiente tridimensionale complesso come quello della foresta pluviale africana.

La lunga coda del Colobus polykomos funziona come un timone tra gli alberi

A compensare l’assenza di un vero dito prensile interviene un’altra caratteristica molto evidente del colobo orsino: la sua lunghissima coda. Può infatti raggiungere quasi un metro di lunghezza e svolge un ruolo fondamentale nel controllo del corpo durante gli spostamenti. La coda viene utilizzata come una sorta di timone, contribuendo all’equilibrio e alla stabilità mentre l’animale si muove rapidamente tra i rami. Non si tratta quindi soltanto di una caratteristica estetica, ma di uno strumento strettamente collegato alle necessità della vita arboricola. L’insieme formato dalla particolare anatomia delle mani, dalla corporatura e dalla lunga coda rende questi primati perfettamente adattati a trascorrere gran parte della giornata nella parte alta della vegetazione.

Scimmie agilissime ma grandi dormiglione: riposano per due terzi della giornata

Le spettacolari capacità acrobatiche del colobo orsino potrebbero far immaginare un animale continuamente in movimento. La realtà è molto diversa. Circa due terzi della giornata vengono infatti trascorsi riposando, dormendo oppure prendendo il sole. Questo comportamento non deve essere interpretato come semplice pigrizia. È invece strettamente collegato alla dieta e al metabolismo della specie. I colobi orsini sono infatti vegetariani e si nutrono soprattutto di foglie, un alimento disponibile in grande quantità nelle foreste ma molto più difficile da digerire rispetto a frutti o alimenti ricchi di zuccheri facilmente assimilabili. Ridurre il dispendio energetico permette quindi agli animali di concentrare le proprie risorse fisiologiche sull’elaborazione di un cibo particolarmente impegnativo dal punto di vista digestivo.

Una dieta ricca di foglie e un apparato digerente specializzato

Il principale ostacolo legato all’alimentazione del Colobus polykomos è rappresentato dalla cellulosa, sostanza abbondante nei tessuti vegetali ma difficilmente digeribile per molti mammiferi. Il colobo orsino riesce ad affrontare questo problema grazie a particolari batteri presenti nel suo apparato digerente, microrganismi che partecipano ai processi necessari per utilizzare in modo efficiente le sostanze contenute nelle foglie. La necessità di digerire grandi quantità di materiale vegetale spiega quindi anche il lungo tempo trascorso a riposo. L’animale alterna le fasi di alimentazione e movimento a estesi periodi di inattività, durante i quali il processo digestivo può proseguire senza un eccessivo consumo di energia.

Il colobo orsino può vivere fino a 24 anni ma si riproduce molto lentamente

In cattività il colobo orsino può raggiungere i 24 anni di vita, ma la sopravvivenza della specie è resa particolarmente delicata dal suo lento ritmo riproduttivo. Le femmine partoriscono mediamente un solo piccolo ogni due anni. Una frequenza che limita fortemente la capacità delle popolazioni di recuperare rapidamente quando il numero di individui diminuisce a causa delle pressioni ambientali o della caccia. Proprio questa caratteristica rende ancora più importanti i programmi di riproduzione controllata presenti negli zoo europei. Con una popolazione di riserva di appena 57 individui, ogni coppia potenzialmente riproduttiva rappresenta un elemento significativo per la tutela della specie nel lungo periodo. La nuova coppia dello Zoo di Zurigo entra quindi a far parte di un progetto che non riguarda soltanto l’esposizione degli animali al pubblico, ma anche la gestione genetica e demografica di una specie la cui sopravvivenza è sempre più fragile.

Dove vive il colobo orsino: le foreste dell’Africa occidentale

In natura il Colobus polykomos occupa una regione relativamente limitata dell’Africa occidentale, all’interno delle foreste pluviali comprese tra il Gambia e la Costa d’Avorio. Si tratta di habitat caratterizzati da una vegetazione fitta e stratificata, particolarmente adatta a un primate che trascorre gran parte della propria vita lontano dal terreno. Proprio la forte dipendenza dalla foresta rende però il colobo orsino estremamente vulnerabile alla trasformazione del territorio. La progressiva riduzione delle superfici forestali significa infatti non soltanto una diminuzione dello spazio disponibile, ma anche una crescente frammentazione degli habitat, con popolazioni che possono ritrovarsi separate tra loro.

Disboscamento e agricoltura minacciano il Colobus polykomos

Tra le principali minacce alla sopravvivenza del colobo orsino figura la distruzione dell’habitat naturale, provocata soprattutto dall’espansione dell’agricoltura e dal disboscamento selettivo. Quando la foresta viene abbattuta o modificata, questi primati perdono contemporaneamente i luoghi in cui riposare, le vie utilizzate per gli spostamenti tra gli alberi e le principali fonti di nutrimento. Per un animale fortemente specializzato nella vita arboricola, la perdita delle chiome e della continuità forestale può avere conseguenze particolarmente pesanti. Alla distruzione dell’habitat si aggiunge inoltre un’altra pressione diretta esercitata dall’uomo.

Il colobo orsino viene cacciato per la carne e per il mantello

Il Colobus polykomos viene infatti ancora cacciato per la sua carne e per il suo mantello. Una pressione che, unita alla lenta riproduzione e alla progressiva scomparsa delle foreste, contribuisce a rendere particolarmente fragile la situazione della specie. La presenza della coppia allo Zoo di Zurigo assume così un significato che va ben oltre la curiosità suscitata dalla singolare anatomia di queste scimmie. I due nuovi esemplari rappresentano una piccola parte di una popolazione di riserva estremamente limitata e sono inseriti in un programma europeo pensato per mantenere nel tempo una popolazione sana e riproduttivamente vitale. Dietro al minuscolo pollice che rende il colobo orsino uno dei primati più insoliti si nasconde quindi la storia di un adattamento evolutivo straordinariamente efficace, ma anche quella di una specie oggi chiamata a confrontarsi con trasformazioni ambientali molto più rapide di quelle che ne hanno modellato l’anatomia nel corso dell’evoluzione.