La rotazione del nostro pianeta sta cambiando ritmo, un fenomeno naturale che rischia di avere ripercussioni senza precedenti sulla nostra tecnologia quotidiana. A causa delle correnti mutevoli nel nucleo della Terra, il globo sta accelerando la sua corsa nello Spazio, spingendo le autorità internazionali a prendere una decisione drastica. Il prossimo mese si terrà una votazione cruciale per abolire definitivamente il secondo intercalare, un bizzarro espediente astronomico utilizzato fino a oggi per mantenere sincronizzati il tempo atomico e quello dettato dai ritmi della natura. Questa cancellazione storica comporterebbe che i nostri orologi inizino a segnare un’ora tecnicamente scorretta, permettendo alle 2 misurazioni del tempo di disallinearsi. Gli scienziati temono infatti che il tentativo di correggere questa nuova accelerazione possa causare guasti catastrofici ai dispositivi digitali di tutto il mondo.
Il secondo negativo e i blackout informatici
Il tempo atomico, noto come UTC, rappresenta la misura più precisa a nostra disposizione. Storicamente, un secondo era definito come la frazione di 1 su 86.400 del giorno solare, misurazione legata al movimento del Sole e alla rotazione terrestre. Dal 1967, tuttavia, la scienza ha stabilito che un secondo equivale al tempo impiegato da un atomo di cesio-133 per compiere oltre 9 miliardi di vibrazioni. Poiché la velocità del pianeta varia, questi 2 valori tendono a separarsi. Fin dalla sua introduzione nel 1972, gli esperti dell’International Earth Rotation Service di Parigi hanno aggiunto un secondo extra per 27 volte, l’ultima delle quali nel 2016, per compensare il rallentamento terrestre.
Oggi la situazione si è capovolta e il nostro pianeta sta accelerando. Esiste una probabilità del 30% che entro il 2035 diventi necessario introdurre per la 1ª volta nella storia un secondo intercalare negativo, sottraendo un secondo al tempo atomico. Gli esperti avvertono che i computer e i network globali non sono stati programmati per gestire un salto all’indietro. Georgette Macdonald, direttrice generale del Metrology Research Centre in Canada, ha confermato la forte apprensione per i possibili guasti ai dispositivi. Un aggiustamento del genere metterebbe a rischio infrastrutture critiche, sistemi finanziari e reti di telecomunicazione.
Il mondo della tecnologia ha già sperimentato le conseguenze disastrose di queste correzioni. Meta ha dichiarato apertamente nel 2022 che i secondi intercalari causano più danni che benefici, sottolineando come l’industria informatica incappi costantemente in problemi durante la loro introduzione. Già nel 2012, l’aggiunta di un secondo aveva innescato crash di sistema per piattaforme come Mozilla, Reddit e LinkedIn, causando malfunzionamenti diffusi anche nel sistema operativo Linux e nei programmi scritti in Java.
L’ora intercalare come soluzione per il futuro
Di fronte a questi rischi concreti, l’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure aveva già votato nel 2022 per eliminare i secondi intercalari entro il 2035. La nuova votazione in programma per ottobre mira ad anticipare questa abolizione al 2026, introducendo contestualmente una nuova strategia. L’idea dei cronometristi globali è lasciare che il tempo solare e quello atomico si allontanino progressivamente per centinaia di anni, fino a raggiungere un divario di 60 minuti. A quel punto, il disallineamento verrebbe corretto aggiungendo un’intera ora intercalare.
Questa soluzione risulta decisamente più rassicurante per gli sviluppatori di software. Secondo Macdonald, un salto di un’ora è un meccanismo con cui le persone e i sistemi informatici hanno già enorme familiarità, grazie ai consueti cambi di orario legati all’ora legale in vigore in molti Paesi. Senza questo intervento a lungo termine, avvertono gli scienziati, tra migliaia di anni i nostri orologi finirebbero per segnare mezzogiorno nel cuore della notte.
Alcuni esperti guardano tuttavia alla questione con profondo distacco. Setnam Shemar, ricercatore capo del National Physical Laboratory britannico, ha dichiarato al Financial Times che questa fatidica ora intercalare potrebbe non essere mai applicata. Il suo ragionamento si basa sul fatto che, tra le migliaia di anni necessarie per accumulare un ritardo di 60 minuti, la vita sulla Terra sarà talmente diversa da rendere l’attuale concetto di tempo del tutto obsoleto.
