È di 1.259 morti e 5.083 dispersi l’ultimo bilancio della devastante alluvione che ha colpito il Nepal il 26 agosto. Lo rendono noto le autorità locali. Secondo quanto riferito mercoledì 2 settembre dai funzionari, alcuni turisti precedentemente dati per dispersi in Nepal si sono messi in contatto con le autorità, mentre le famiglie dei residenti locali ancora dispersi hanno celebrato funerali simbolici per i loro cari. Il Ministero degli Esteri nepalese ha dichiarato che 324 cittadini stranieri sono stati tratti in salvo, mentre altri 590, provenienti da 39 Paesi, risultano ancora dispersi. Sunil Sharma, portavoce dell’Ente del Turismo del Nepal, ha dichiarato che almeno altri cinque turisti, precedentemente dati per dispersi, hanno contattato le autorità via e-mail o telefono negli ultimi giorni.
Si ritiene che il disastro sia stato causato dal crollo di un ghiacciaio sull’Himalaya, che ha riversato rocce, ghiaccio e acqua di disgelo nelle valli sottostanti, provocando potenti inondazioni a valle. L’ondata ha invaso i fiumi che attraversano il Tibet e il Nepal, causandone un rapido innalzamento del livello. Le acque alluvionali hanno spazzato via case, edifici, strade e ponti, trascinando fango e rocce a valle.
Le famiglie celebrano funerali simbolici
Alcune famiglie a Nuwakot, uno dei distretti del Nepal più colpiti, hanno celebrato funerali simbolici per i parenti ancora dispersi, nella speranza di liberare le loro anime. Nella tradizione induista, la cremazione è un importante rito funebre e, per alcune famiglie, celebrare la cerimonia anche senza i corpi dei propri cari rappresenta una sorta di liberazione spirituale. Inoltre, le autorità nepalesi hanno seppellito i corpi recuperati in fosse comuni temporanee in attesa dell’identificazione. Stanno raccogliendo campioni di DNA, fotografando i tratti somatici distintivi e registrando altri dettagli identificativi per poter confrontare i resti con le persone scomparse e, infine, restituirli alle famiglie.
La Cina costruisce una strada di accesso per le squadre di soccorso
Sul versante cinese, le squadre di soccorso hanno completato la costruzione di una strada provvisoria per raggiungere il luogo del disastro al porto di Gyirong, al confine con il Nepal, come riportato dall’emittente statale CCTV. Le squadre di soccorso stanno liberando l’area per consentire l’utilizzo di macchinari pesanti nelle ricerche presso il valico di frontiera, spazzato via dalle inondazioni. La strada che conduceva al valico è stata distrutta e sepolta sotto acqua, fango e rocce. Secondo l’agenzia di stampa statale cinese Xinhua, almeno 21 persone sono morte e 541 risultano disperse in Cina, portando il bilancio complessivo della catastrofe nei due Paesi a 1.280 morti e 5.624 dispersi.
I sopravvissuti trovano rifugio a Kathmandu
Alcuni sopravvissuti all’alluvione stanno fuggendo dalla devastazione per cercare rifugio nella capitale del Nepal, Kathmandu. Circa 400 sopravvissuti, per lo più provenienti dalla città di Timure, circa 110 chilometri a ovest di Kathmandu, hanno trovato accoglienza presso il monastero di Yellow Gumba. Il rifugio è stato organizzato dalla popolazione locale e dai parenti, con aiuti umanitari donati da privati e organizzazioni benefiche.
