Un robot subacqueo cingolato capace di entrare negli invasi idroelettrici e rimuovere i sedimenti accumulati senza dover svuotare il bacino. È Teti, la nuova tecnologia presentata da A2A per affrontare uno dei problemi più complessi nella gestione delle infrastrutture idroelettriche: l’accumulo di detriti che riduce la capacità produttiva degli impianti e rende spesso necessarie operazioni di pulizia lunghe e invasive. Il progetto, sviluppato insieme alla società francese Watertrack, è attualmente in fase di collaudo nell’invaso di Cancano, in Valdidentro, dove il robot ha già consentito di rimuovere oltre 10mila metri cubi di sedimenti, evitando il ricorso alla tradizionale fluitazione, ovvero lo svuotamento del bacino per procedere alle attività di manutenzione.
Teti, il robot elettrico che pulisce gli invasi senza interrompere la produzione di energia
Il nuovo robot rappresenta una soluzione innovativa per la manutenzione dei bacini idroelettrici, perché consente di intervenire direttamente sott’acqua senza dover svuotare completamente gli invasi. Una pratica che, fino ad oggi, poteva richiedere settimane o anche periodi più lunghi, con conseguenti interruzioni della produzione di energia. Teti è un mezzo 100% elettrico, caratterizzato dall’assenza di impatto ambientale e acustico, e può essere trasferito in diversi siti dove siano presenti problematiche legate alla sedimentazione. Il robot è dotato di frese laterali collegate a una condotta galleggiante che permette la raccolta dei materiali rimossi dal fondale. Il sistema ha iniziato a operare nel bacino di Cancano nel mese di giugno, avviando una nuova modalità di gestione degli invasi idroelettrici.
Sedimenti negli invasi, il problema legato ai cambiamenti climatici
Alla base della necessità di nuove tecnologie come Teti c’è anche l’evoluzione dei fenomeni climatici. Gli eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti e intensi, favoriscono il trasporto di grandi quantità di detriti che finiscono nei bacini artificiali, depositandosi davanti alle bocche di presa e di scarico degli impianti. Questi accumuli possono limitare la capacità degli invasi e ridurre la produzione di energia idroelettrica, rendendo indispensabili interventi di rimozione dei sedimenti. Il robot sviluppato da A2A e Watertrack punta proprio a superare questo limite, permettendo una manutenzione più continua e meno invasiva, senza ricorrere allo svuotamento temporaneo dei bacini.
Il risparmio di acqua e il valore energetico dell’innovazione
Secondo l’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini, il vantaggio della nuova tecnologia riguarda anche il risparmio della risorsa idrica, evitando perdite legate alle tradizionali operazioni di pulizia degli invasi. “Di questi tempi – con il quadro internazionale e la crisi di Horumz – è tanta roba”. Mazzoncini ha evidenziato come l’acqua risparmiata grazie a questa soluzione abbia un valore energetico significativo: secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato, lo spreco evitato sarebbe equivalente alla produzione di 10mila tetti fotovoltaici domestici da 3 Kw, per un totale di 30mila Kw.
Dalla manutenzione degli invasi all’economia circolare dei sedimenti
L’obiettivo di A2A non è soltanto quello di rendere più efficiente la gestione degli impianti idroelettrici, ma anche quello di creare una nuova filiera nazionale dedicata alla gestione dei materiali rimossi. L’idea è infatti quella di recuperare e riutilizzare i sedimenti degli invasi in altri settori, trasformando un problema tecnico e ambientale in una possibile opportunità di economia circolare. Il test avviato a Cancano proseguirà fino al mese di ottobre, ma i primi risultati hanno già evidenziato un riscontro positivo sulle prestazioni del sistema. La sperimentazione di Teti potrebbe quindi aprire la strada a un nuovo modello di manutenzione sostenibile per gli impianti idroelettrici italiani, riducendo gli sprechi d’acqua e garantendo maggiore continuità nella produzione di energia rinnovabile.
