La missione congiunta BepiColombo, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dell’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA), si sta posizionando in orbita attorno a Mercurio dopo un viaggio durato otto anni. All’inizio di settembre, le due sonde di BepiColombo — il Mercury Planetary Orbiter e il Mercury Magnetospheric Orbiter — si sono separate dal modulo di trasferimento. Le sonde entreranno nell’orbita di Mercurio a novembre e si separeranno l’una dall’altra a dicembre.
Nel corso del suo viaggio di otto anni, la sonda è già transitata vicino a Mercurio per sei volte. Durante il quarto sorvolo, avvenuto nel settembre 2024, BepiColombo si è avvicinata notevolmente alla superficie, arrivando a una distanza di appena 165 chilometri. Nel corso di questo passaggio, elettroni e protoni accelerati da un’eruzione solare hanno bombardato il pianeta. Lo strumento SIXS — un rilevatore di particelle e raggi X progettato e costruito in Finlandia per BepiColombo — ha rilevato come tali particelle abbiano attraversato il campo magnetico del pianeta per poi precipitare sulla sua superficie. Le misurazioni effettuate dallo strumento SIXS sono state recentemente pubblicate sulla rivista Nature Astronomy.
Cosa rivelano le particelle sulla superficie
“Il quarto sorvolo è stato davvero unico“, afferma Emilia Kilpua, ricercatrice principale (Principal Investigator) di SIXS e docente di fisica spaziale presso l’Università di Helsinki. “La sonda si è avvicinata alla superficie molto più di quanto farà nella sua orbita finale; inoltre, siamo stati fortunati che proprio in quel momento si sia verificata una grande eruzione solare che ha sprigionato particelle“.
SIXS ha rivelato che, durante un’eruzione di questo tipo, un gran numero di particelle ad alta energia raggiunge la superficie di Mercurio investendo un’area molto vasta. Il pianeta, infatti, è privo di un’atmosfera significativa in grado di proteggerlo. Le particelle ad alta energia che precipitano sulla superficie scalzano atomi e molecole dal suolo di Mercurio e generano radiazioni X. Tali processi offrono informazioni preziose sulla composizione superficiale di Mercurio e sull’evoluzione del pianeta. Una volta in orbita, diversi strumenti potranno studiare questi fenomeni in modo congiunto.
Contribuire a prevedere il meteo spaziale sulla Terra
“Il campo magnetico di Mercurio è più debole di quello terrestre e la sua magnetosfera è molto più piccola di quella della Terra“, spiega Rami Vainio, co-ricercatore principale di SIXS e docente di fisica spaziale presso l’Università di Turku. Le condizioni su Mercurio ricordano quelle che si verificherebbero sulla Terra se una potente tempesta solare ne comprimesse la magnetosfera. “Le osservazioni di SIXS ci aiutano a valutare in che modo la radiazione di particelle, potenzialmente distruttiva, penetrerebbe nell’ambiente spaziale circumterrestre e nell’atmosfera durante le tempeste spaziali più violente”, afferma Vainio. I dati raccolti da SIXS saranno inoltre utilizzati nell’ambito del Center of Excellence in Space Resilience (2026–2033), al quale partecipano i gruppi di ricerca di Kilpua e Vainio.
