Blue Origin, la società spaziale fondata da Jeff Bezos, è stata scelta dalla NASA per sviluppare il suo prossimo orbiter dedicato alle comunicazioni con Marte. Il contratto ha un valore di 700 milioni di dollari e riguarda la realizzazione del Mars Telecommunications Network (MTN), un’infrastruttura che l’agenzia spaziale statunitense prevede di rendere operativa attorno al Pianeta Rosso entro il 2030.
L’annuncio rappresenta un passaggio significativo nella strategia della NASA per le future esplorazioni marziane. “L’assegnazione segna una pietra miliare nella strategia della NASA volta ad ampliare i servizi di comunicazione e navigazione oltre la Terra e la Luna, creando le basi per un’esplorazione sostenuta di Marte nei prossimi decenni“, hanno dichiarato i responsabili della NASA in un comunicato.
Un ponte dati dedicato alle missioni marziane
Come suggerisce il nome, il Mars Telecommunications Network – precedentemente noto come Mars Telecommunications Orbiter – avrà soprattutto il compito di supportare le missioni scientifiche della NASA, piuttosto che raccogliere direttamente dati scientifici propri. Secondo l’agenzia spaziale, il MTN è “un sistema di comunicazione di nuova generazione che consentirà servizi affidabili e ad alta capacità di comunicazione e navigazione per le missioni marziane attuali e future“.
La necessità di un nuovo veicolo per la trasmissione dei dati potrebbe diventare sempre più urgente nei prossimi anni. Gli attuali orbiter della NASA attorno a Marte stanno infatti invecchiando, mentre l’agenzia prepara il terreno per future missioni umane sul Pianeta Rosso, previste indicativamente tra la fine degli anni ’30 e l’inizio degli anni ’40 del XXI secolo.
Attualmente sono soltanto 2 gli orbiter della NASA che svolgono un ruolo fondamentale nel trasferimento di dati e comandi tra i rover Curiosity e Perseverance e i rispettivi team sulla Terra: Mars Odyssey, lanciato nel 2001, e Mars Reconnaissance Orbiter, partito nel 2005. A questi si aggiunge il contributo dell’Agenzia Spaziale Europea, con le sonde Mars Express e Trace Gas Orbiter. Tutti e 4 gli orbiter, tuttavia, svolgono anche attività scientifiche proprie. Il futuro MTN avrà invece una funzione specifica: sarà un veicolo interamente dedicato alle comunicazioni.
Dallo stanziamento alla scelta di Blue Origin
I 700 milioni di dollari necessari al progetto erano stati assegnati alla NASA nel luglio 2025, nell’ambito di una legge di riconciliazione del bilancio approvata dal Congresso statunitense. Nel febbraio di quest’anno l’agenzia ha definito i requisiti tecnici del nuovo veicolo spaziale, mentre a maggio è stata avviata la richiesta di proposte alle aziende interessate. Blue Origin e Rocket Lab erano considerate le principali candidate all’assegnazione del contratto: entrambe hanno promosso con decisione le proprie competenze e capacità tecnologiche, ma alla fine la scelta della NASA è ricaduta sulla società di Bezos.
Il progetto si baserà sulla piattaforma Blue Ring
Per realizzare il Mars Telecommunications Network, Blue Origin utilizzerà la propria piattaforma spaziale Blue Ring. L’azienda la descrive come “un veicolo spaziale ibrido tutto-in-uno, ad alta potenza, con propulsione solare elettrica e chimica, che offre una capacità di manovra, versatilità e capacità di carico senza pari, a costi notevolmente inferiori“. Blue Ring non ha ancora completato una missione operativa, ma una sua versione prototipale è stata portata nello Spazio durante il primo lancio del potente razzo New Glenn di Blue Origin, avvenuto nel gennaio 2025.
La piattaforma può essere lanciata anche con altri vettori, ma il Mars Telecommunications Network dovrebbe presumibilmente utilizzare proprio un New Glenn. Il contratto assegnato dalla NASA prevede infatti che Blue Origin debba “progettare, sviluppare, integrare, lanciare e gestire” la missione di telecomunicazioni marziana. Secondo i termini dell’accordo, Blue Origin dovrà consegnare il veicolo spaziale alla NASA entro e non oltre il 31 dicembre 2028.
Se il programma procederà secondo i tempi previsti, il nuovo orbiter entrerà in servizio attorno a Marte entro il 2030, contribuendo a creare un’infrastruttura di comunicazione più moderna e robusta. Un passaggio essenziale non solo per sostenere i rover e le missioni robotiche già presenti o previste sul Pianeta Rosso, ma anche per preparare le future esplorazioni umane che la NASA immagina per i decenni a venire.
