Buchi coronali sul Sole: vento solare verso la Terra, oggi e domani tempesta geomagnetica

Flussi di particelle provenienti da regioni scure dell’atmosfera solare potrebbero raggiungere il nostro pianeta e favorire aurore alle alte latitudini

Il Sole ha aperto 2 grandi “finestre” nella propria atmosfera e da quelle regioni stanno fuoriuscendo correnti di vento solare dirette verso lo Spazio. Tra oggi e domani, 16 e 17 settembre, questi 2 flussi potrebbero raggiungere la Terra e provocare tempeste geomagnetiche classe G1. L’eventuale effetto più evidente potrebbe essere la comparsa di aurore polari alle alte latitudini, dove le condizioni magnetiche sono generalmente più favorevoli alla loro osservazione.

Cosa sono i “buchi coronali”

Nonostante il nome possa sembrare allarmante, un buco coronale non è un’apertura fisica nel Sole. È una regione dell’atmosfera esterna del Sole, la corona, che appare più scura nelle immagini ultraviolette perché presenta una densità relativamente più bassa di plasma. In queste zone le linee del campo magnetico solare possono essere particolarmente aperte verso lo spazio interplanetario. Da queste regioni può fuoriuscire più facilmente il vento solare, un flusso continuo di particelle cariche – soprattutto protoni ed elettroni – che viaggia attraverso il Sistema Solare.

buco coronale
Credit: Atmospheric Imaging Assembly (AIA) for the Solar Dynamics Observatory (SDO)

Che cosa sta arrivando verso la Terra?

In questo caso sono attesi 2 flussi di vento solare, associati a una coppia di buchi coronali. Quando una corrente di particelle solari raggiunge la Terra, può interagire con la magnetosfera, cioè la regione dello Spazio dominata dal campo magnetico terrestre. Se l’interazione è sufficientemente intensa, il campo magnetico terrestre può subire variazioni temporanee: si parla allora di tempesta geomagnetica. La previsione indica una possibile intensità G1, il livello più basso della scala utilizzata per classificare le tempeste geomagnetiche.

Previsione SWPC NOAA

Cosa significa “G1”?

La scala geomagnetica va da G1 a G5:

  • G1: tempesta minore;
  • G2: moderata;
  • G3: forte;
  • G4: severa;
  • G5: estrema.

Una tempesta G1 è quindi un fenomeno relativamente contenuto. Può comunque produrre effetti misurabili sull’ambiente spaziale vicino alla Terra e, soprattutto, aumentare le possibilità di osservare aurore a latitudini più elevate.

E le aurore?

Le aurore polari nascono quando particelle energetiche associate all’attività solare interagiscono con le particelle presenti nell’alta atmosfera terrestre. L’energia trasferita durante queste interazioni può produrre le caratteristiche luminosità verdi, rosse o violacee dell’aurora. Durante una perturbazione geomagnetica, l’ovale aurorale può espandersi verso latitudini più basse del normale. Tuttavia, una previsione G1 non significa automaticamente che l’aurora sarà visibile ovunque: l’osservabilità dipende dall’intensità effettivamente raggiunta dalla perturbazione, dalla posizione geografica, dall’ora locale, dalla luminosità del cielo e dalle condizioni atmosferiche.

Effetti sulla Terra

I buchi coronali sono una delle sorgenti del vento solare veloce. Quando la loro posizione sulla superficie del Sole e la geometria del campo magnetico favoriscono un collegamento con la Terra, i flussi di particelle possono raggiungere il nostro pianeta e disturbare temporaneamente la magnetosfera. La previsione attuale segnala dunque un possibile effetto debole e temporaneo. Per chi si trova alle alte latitudini, queste ore rappresentano soprattutto una finestra da tenere d’occhio per l’eventuale comparsa di aurore più intense o visibili a latitudini insolitamente basse. Per il resto, una classificazione G1 indica un evento geomagnetico di entità minore.