Carenza di sangue dopo l’estate, i centri lanciano l’appello: “senza donazioni non si opera”

Dalla Croce rossa agli ospedali romani cresce la richiesta di donazioni dopo il calo estivo

L’emergenza sangue in Italia torna al centro dell’attenzione dopo il periodo estivo. Con la fine delle vacanze, diversi centri trasfusionali hanno lanciato un appello alla popolazione per tornare a donare, dopo il calo fisiologico delle raccolte registrato nei mesi più caldi dell’anno. Dalla Croce rossa italiana agli ospedali della Capitale, il messaggio è chiaro: la disponibilità di sangue resta fondamentale per garantire interventi chirurgici, terapie e assistenza ai pazienti. La Croce rossa italiana di Roma Capitale ha segnalato sui propri canali social la situazione: “siamo in emergenza sangue come ogni anno, la temuta carenza di sangue negli ospedali durante il periodo estivo si sta verificando. Questo potrebbe comportare il rinvio di interventi chirurgici programmati e mettere a rischio le trasfusioni urgenti”. Anche il Policlinico Umberto I di Roma ha rilanciato l’appello ricordando come il problema si ripresenti puntualmente durante la stagione estiva: “con le partenze e il caldo le donazioni diminuiscono, ma interventi, terapie ed emergenze continuano tutto l’anno”.

La raccolta sangue dopo l’estate: il caldo e le vacanze fanno diminuire le donazioni

I mesi estivi rappresentano tradizionalmente il periodo più delicato per il sistema trasfusionale italiano. Le partenze per le vacanze, le alte temperature e una minore disponibilità dei donatori possono determinare una riduzione delle raccolte proprio nel momento in cui gli ospedali continuano a garantire tutte le attività ordinarie e le emergenze. Sul tema è intervenuta Luciana Teofili, direttrice del Centro nazionale sangue, che ha fatto il punto sulla situazione dopo il periodo estivo. “E’ un po’ presto per fare il bilancio” per le donazioni, ha spiegato, sottolineando però che “in linea di massima ad agosto abbiamo avuto qualche carenza che siamo riusciti comunque a compensare tra Regioni. Dobbiamo però vedere effettivamente i dati finali per poter dire che siamo riusciti a garantire tutto quello che era richiesto”. Secondo la direttrice del Centro nazionale sangue, il meccanismo di compensazione tra territori ha permesso di evitare criticità più gravi: “ci sono state diverse regioni che hanno chiesto aiuto e altre che hanno dato disponibilità a compensare. Quindi la compensazione ha funzionato, mi sentirei di dire all’80%, e vediamo se diventerà il 100%”. Il messaggio centrale resta quello della necessità di mantenere alta l’attenzione sulla donazione: “deve arrivare un messaggio: dalle liste d’attesa all’attività chirurgica, senza sangue non si opera. Dovremmo impegnarci, prendere sempre più consapevolezza e capire tra l’altro che se non supportiamo il Servizio sanitario nazionale e – ovviamente la raccolta associativa – in questi aspetti, si produce anche tutto un rallentamento che si ripercuote su tanti settori”.

Il sistema sangue italiano: 1,66 milioni di donatori e circa 3 milioni di donazioni

Il modello italiano della donazione di sangue si basa completamente sulla partecipazione volontaria e non remunerata dei cittadini. Secondo i dati disponibili relativi al 2025, il sistema conta circa 1,66 milioni di donatori, di cui circa 1,41 milioni periodici e circa 250mila alla prima donazione. Complessivamente, il numero delle donazioni di sangue ha raggiunto circa 3 milioni, con un’incidenza sulla popolazione di circa 7,5 donazioni ogni cento abitanti. Il coordinamento nazionale è affidato al Centro nazionale sangue, che ha il compito di mettere in equilibrio domanda e offerta, evitando situazioni di carenza che possano compromettere il lavoro degli ospedali e l’assistenza ai pazienti.

“Si pianificano già durante l’anno delle azioni di supporto. Sappiamo che la Sardegna tipicamente è una regione che avendo tanti talassemici – tanti soggetti che non possono donare – ma un alto fabbisogno di sangue ha necessità stabile di un supporto da altre regioni. Quindi ci sono le cosiddette compensazioni programmate”. La direttrice ha spiegato che, oltre alle esigenze strutturali di alcune Regioni, esistono momenti dell’anno in cui anche territori normalmente autosufficienti possono avere bisogno di aiuto: “Al di là di questo c’è comunque, nei periodi in cui ci può essere una maggior richiesta così come ci può essere una minore offerta perché la donazione si riduce, il momento in cui alcune regioni che normalmente ce la fanno da sole hanno bisogno di un supporto. E il Centro nazionale sangue si occupa proprio di questo”.

Veneto, Lombardia, Piemonte e Friuli Venezia Giulia tra le Regioni più virtuose

Nel panorama nazionale sono soprattutto alcune Regioni del Nord a rappresentare il motore della raccolta di sangue e plasmaderivati. “Quelle delle Nord”, risponde la direttrice generale del Centro nazionale sangue, citando in particolare “il Veneto, le province autonome, il Piemonte che supporta regolarmente la Sardegna, la Lombardia e il Fvg, che hanno dato disponibilità”. Secondo Teofili, il fattore decisivo è legato alla cultura della donazione presente sul territorio: “questo è il vero elemento centrale di tutto”. La situazione della Sardegna rappresenta un caso particolare per la presenza di numerosi pazienti affetti da talassemia, che necessitano di un supporto costante. Ma il fabbisogno riguarda anche altre attività sanitarie complesse, come i trapianti: “quando un paziente talassemico viene trapiantato c’è un incremento del suo fabbisogno di sangue durante la fase del trapianto”.

Plasma e plasmaderivati, l’Italia non è ancora autosufficiente

Una delle principali sfide future riguarda la raccolta del plasma, un settore nel quale l’Italia non ha ancora raggiunto l’autosufficienza. “Innanzi tutto, c’è bisogno di parlare più di plasma, perché la nostra idea di donazione è legata al sangue che poi alla fine porta alla produzione di globuli rossi e di piccole quantità di plasma. Quello che per cui l’Italia non è autosufficiente sicuramente è la produzione dei plasmaderivati. Possiamo e dobbiamo fare meglio”. Negli ultimi anni, però, la donazione di plasma ha registrato una crescita. Anche nel 2025 il Centro nazionale sangue ha rilevato un incremento, soprattutto per quanto riguarda la donazione di plasma in aferesi, una modalità che consente di raccogliere una maggiore quantità di plasma o plasma associato alle piastrine.

Il plasma raccolto permette di produrre farmaci essenziali per migliaia di pazienti, come le immunoglobuline, utilizzate da persone con immunodeficienze primitive, e i fattori della coagulazione necessari in molte terapie. “Pensiamo solo alle immunoglobuline, con categorie di pazienti che non riescono a farne a meno perché è la loro terapia di sostegno regolare. O, ad esempio, le persone con immunodeficienze primitive ma anche fattori della coagulazione”. La necessità riguarda anche la medicina ad alta complessità: “le chirurgie complesse come la cardiochirurgia, la chirurgia addominale importante, necessitano di questi farmaci regolarmente, dei concentrati protrombinici o del fibrinogeno. Noi non siamo autosufficienti e questo punto dovrebbe dare una maggior consapevolezza al Paese”.

La fascia dei giovani donatori diminuisce: l’appello alla scuola e alla cultura del dono

Un altro elemento di attenzione riguarda il ricambio generazionale. I dati del Centro nazionale sangue evidenziano come la fascia più numerosa tra i donatori sia quella compresa tra 46 e 55 anni, mentre quella tra 18 e 25 anni risulta meno rappresentata e in progressiva diminuzione. Secondo Teofili, per invertire la tendenza serve un cambiamento culturale: “fermo restando che ci sono anche strategie a livello europeo che puntano a rivedere i limiti di età per la donazione, sia nella fascia più giovane che in quella più anziana, nel nostro Paese credo che manchi una capacità di guardare alla Medicina trasfusionale in generale come a una risorsa strategica per la quale bisogna fare non solo informazione, ma cultura”. La direttrice del Centro nazionale sangue ha sottolineato il ruolo della scuola: “significa parlare già ai bambini di donazione. Non solo di sangue o di plasma, ma anche di donazione di organi. La scuola dovrebbe inserire questi argomenti nel percorso di formazione, per evitare che poi piombino dall’esterno su un ragazzo 18enne che sa poco o nulla e che è in un momento della sua vita in cui pensa ad altro”. E conclude: “vediamo che la donazione sui social è spesso associata a qualcosa che si tinge di eroico, e invece no, deve essere la quotidianità, deve essere un qualcosa che fa parte delle relazioni tra cittadini”.

Chi può donare sangue e quali sono le regole da seguire

Per iniziare a donare sangue sono necessari alcuni requisiti fondamentali. L’Avis Roma ricorda che occorre avere un’età compresa tra 18 e 60 anni, un peso corporeo superiore a 50 chilogrammi e uno stile di vita sano. È inoltre importante sfatare il falso mito della donazione a digiuno completo. Prima del prelievo è consigliata una colazione leggera a base di tè, caffè, succo di frutta o spremuta poco zuccherata, accompagnata da fette biscottate con marmellata o biscotti secchi. È invece vietata l’assunzione di latte e derivati. Dopo la donazione è possibile consumare una colazione più completa, anche con alimenti dolci o salati. È consigliato evitare sforzi con il braccio utilizzato per il prelievo, non praticare attività fisica intensa nella giornata, non fumare nelle due ore successive e assumere molti liquidi, evitando gli alcolici.

Ogni quanto si può donare e quali sono i periodi di sospensione

L’intervallo minimo tra due donazioni di sangue intero è di 90 giorni. Gli uomini e le donne non in età fertile possono arrivare fino a 4 donazioni all’anno, mentre per le donne in età fertile il limite è generalmente di 2 donazioni annuali. Per la donazione di soli componenti, come plasma o piastrine, la frequenza può essere maggiore in base al protocollo medico e al tipo di aferesi, arrivando anche a sei donazioni o più all’anno secondo la valutazione clinica. Sono previste inoltre sospensioni temporanee in caso di alcune condizioni: 48 ore per cure odontoiatriche minori o alcune vaccinazioni, 5-7 giorni dopo l’assunzione di antinfiammatori o aspirina e dopo interventi chirurgici minori, 14 giorni dopo stati febbrili o terapie antibiotiche, quattro mesi dopo tatuaggi, piercing, agopuntura, endoscopie o alcuni interventi chirurgici.

Periodi più lunghi, tra sei mesi e un anno, possono essere previsti dopo gravidanza, parto o soggiorni in zone interessate da malaria e malattie tropicali. Tra le esclusioni definitive rientrano invece la positività a epatite B e C, Hiv e sifilide, alcune patologie croniche severe, l’alcolismo cronico e l’uso di sostanze stupefacenti. L’Avis Roma ricorda infine che la normativa tutela anche il donatore lavoratore, garantendo il diritto a una giornata di riposo normalmente retribuita, con il rimborso della retribuzione al datore di lavoro attraverso il Fondo sanitario nazionale tramite Inps. L’Adnkronos ha deciso di scendere in campo con una giornata di raccolta in collaborazione con l’Avis Roma in cui i romani potranno donare il sangue. L’evento è giovedì 10 settembre.