Il futuro Circular Economy Act europeo può rappresentare un passaggio decisivo per accelerare la transizione verso un’economia più circolare, rafforzare il mercato delle materie prime seconde e sostenere la competitività del sistema produttivo italiano ed europeo. Per l’Italia, le prospettive comprendono la possibile creazione di 120mila nuovi posti di lavoro e un incremento del fatturato pari a 80 miliardi di euro entro il 2030. È quanto emerso nella Sala Fregosi di Palazzo Valentini, a Roma, durante il convegno “Verso il ‘Circular Economy Act’: quali prospettive per l’Europa e l’Italia”. L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico e produttivo ed esperti del settore, chiamati ad approfondire opportunità, criticità e prospettive della futura legge quadro europea sull’economia circolare.
Circular Economy Act, un nuovo modello per la politica industriale europea
Il nuovo quadro normativo potrebbe trasformare l’economia circolare da ambito prevalentemente ambientale in uno degli elementi portanti della futura politica industriale europea. La sfida è coniugare la sostenibilità con la competitività delle imprese, favorendo investimenti nell’innovazione e un utilizzo più efficiente delle risorse. Al centro del confronto è stato posto il ruolo che il Circular Economy Act potrà avere nello sviluppo di un autentico mercato europeo dei materiali circolari. La disponibilità di materie prime seconde affidabili, tracciabili e competitive viene considerata essenziale per diminuire la dipendenza dell’Europa dalle importazioni e accompagnare le aziende verso modelli produttivi capaci di ridurre sprechi e consumo di risorse naturali.
Sabrina Alfonsi, assessore all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale, ha evidenziato il possibile impatto strategico della normativa europea: “l’adozione nei prossimi mesi del Circular Economy Act da parte dell’Unione Europea può rappresentare un vero cambio di paradigma. Da politica ambientale, il modello economico circolare può diventare la base per lo sviluppo di una politica industriale europea, capace di coniugare l’attenzione alla sostenibilità con le esigenze legate alla competitività del sistema d’impresa e con l’innovazione. Il nostro Paese gode di un vantaggio competitivo in questo settore, con un tasso di riutilizzo della materia quasi doppio rispetto alla media europea, ma serve accelerare verso una maggiore efficienza nell’uso delle risorse. In questo percorso di transizione ecologica le città, che sono i luoghi dove nel 2050 vivrà il 70% della popolazione mondiale, assumono un ruolo fondamentale. Roma, in particolare, è impegnata in progetti di rilevanza strategica nei settori della mobilità sostenibile, della gestione industriale dei rifiuti e, come una delle maggiori stazioni appaltanti del Paese, a orientare attraverso i CAM gli acquisti pubblici verso prodotti a ridotto impatto ambientale”.
Economia circolare, in Italia una filiera da 433,3 miliardi di euro
I numeri illustrati durante l’appuntamento romano descrivono un comparto già centrale per l’economia nazionale. La filiera italiana dell’economia circolare genera infatti 433,3 miliardi di euro di produzione, registra una crescita annua del 2,7% e sostiene complessivamente due milioni di occupati. Si tratta di una delle componenti più dinamiche e strategiche dell’industria italiana, destinata ad assumere un peso ancora maggiore se il nuovo quadro europeo riuscirà a eliminare gli ostacoli normativi ed economici che oggi frenano la piena circolazione e l’impiego delle materie prime seconde. Secondo le prospettive presentate, il Circular Economy Act potrebbe contribuire alla creazione di 120mila nuovi posti di lavoro e generare 80 miliardi di euro di fatturato aggiuntivo entro il 2030. A questi benefici si affiancherebbero risparmi potenziali compresi tra 10 e 15 miliardi di euro ogni anno per imprese e consumatori.
Letizia Magaldi, presidente di Kyoto Club, ha sottolineato la portata economica e occupazionale della futura normativa: “il Circular Economy Act è una grande opportunità per una Europa più prospera e resiliente. La filiera italiana dell’economia circolare vale 433,3 miliardi € di produzione, cresce del 2,7% annuo, e sostiene 2 milioni di occupati, confermandosi una delle componenti più dinamiche e strategiche dell’industria nazionale. Con il Circular Economy Act, puntiamo a creare 120.000 nuovi posti di lavoro, a ottenere 80 miliardi € di fatturato in più entro il 2030, con 10–15 miliardi €/anno di risparmio potenziali tra imprese e consumatori. Il tutto diminuendo la nostra pericolosa dipendenza delle materie prime, e creando nuove opportunità: un mercato efficiente delle materie seconde. Infine, proteggendo le aziende che investono in innovazione e sostenibilità, garantiremo ai cittadini prodotti sicuri, tracciabili e conformi ai più alti livelli di tutela. Perché l’economia circolare è motore di sviluppo economico e promozione degli interessi di consumatori e famiglie”.
Materie prime seconde e competitività, la sfida del mercato europeo
Uno degli obiettivi prioritari della futura disciplina sarà la costruzione di un mercato europeo delle materie prime seconde realmente efficiente. Lo sviluppo di questo settore permetterebbe di recuperare e reintrodurre nei processi produttivi una quantità maggiore di materiali, limitando il ricorso alle risorse vergini e riducendo la vulnerabilità dell’Europa rispetto alle forniture provenienti dall’estero. La disponibilità di materiali riciclati con caratteristiche omogenee, standard di qualità condivisi e sistemi di tracciabilità efficaci potrebbe offrire alle imprese maggiore certezza negli approvvigionamenti. Allo stesso tempo, la nuova normativa dovrà creare condizioni favorevoli per gli investimenti e tutelare le aziende che destinano risorse all’innovazione sostenibile.
Nel corso del convegno è stata quindi sottolineata la necessità di costruire un quadro europeo capace di tenere insieme gli obiettivi ambientali e le esigenze del sistema produttivo. Per favorire un vero salto di qualità sarà necessario superare gli ostacoli che ancora limitano la crescita del mercato dei materiali circolari e rendere più conveniente il loro impiego nei diversi comparti industriali.
Il ruolo dell’Italia nella transizione verso l’economia circolare
L’Italia si presenta al confronto europeo partendo da una posizione di rilievo. Il tasso di riutilizzo della materia, quasi doppio rispetto alla media dell’Unione Europea, costituisce un vantaggio competitivo che può essere ulteriormente valorizzato attraverso le esperienze maturate nel riciclo, nel recupero dei materiali e nell’innovazione dei processi produttivi. Il percorso resta tuttavia legato alla capacità di aumentare l’efficienza nell’uso delle risorse e di tradurre le buone pratiche già esistenti in un modello industriale più ampio. In questo scenario, il Circular Economy Act potrà offrire una cornice comune entro cui consolidare le filiere nazionali e favorirne l’integrazione nel mercato europeo. Il confronto di Roma ha messo in evidenza anche il ruolo centrale delle città nella transizione ecologica. Entro il 2050, infatti, il 70% della popolazione mondiale vivrà nei centri urbani, dove si concentreranno alcune delle principali sfide legate alla mobilità, alla produzione e gestione dei rifiuti, ai consumi energetici e agli acquisti pubblici.
Roma tra mobilità sostenibile, rifiuti e acquisti verdi
Roma Capitale è impegnata in progetti considerati strategici per la mobilità sostenibile e la gestione industriale del ciclo dei rifiuti. Un ulteriore strumento è rappresentato dai Criteri ambientali minimi, i CAM, attraverso i quali gli acquisti pubblici possono essere orientati verso prodotti e servizi caratterizzati da un minore impatto ambientale. Il peso della Capitale come una delle maggiori stazioni appaltanti italiane attribuisce a queste scelte una rilevanza non soltanto locale. La domanda pubblica può infatti contribuire a sostenere il mercato dei prodotti circolari, offrendo nuove opportunità alle imprese che investono nella sostenibilità e nell’innovazione. L’appuntamento di Palazzo Valentini ha rappresentato così un momento di confronto in vista della presentazione della proposta europea. Il futuro Circular Economy Act è chiamato a definire uno dei tasselli centrali delle prossime politiche dell’Unione, con l’obiettivo di trasformare l’economia circolare in una leva di sviluppo industriale, autonomia strategica, occupazione e competitività.
