Oggi, 1° settembre 2026, l’estate meteorologica cede il passo all’autunno dopo una stagione caratterizzata da temperature elevate e prolungati periodi di solleone. I primi giorni del mese si aprono sotto l’influenza rassicurante dell’anticiclone delle Azzorre, garante di tempo stabile e mite. Tuttavia, le proiezioni per il prossimo fine settimana e per l’inizio della prossima settimana indicano un graduale rialzo termico con il ritorno di un caldo tardivo su gran parte della Penisola. Prima di gridare all’emergenza o di cedere ad allarmismi ingiustificati, è fondamentale analizzare i dati scientifici con lucidità. La storia meteorologica italiana insegna infatti che i picchi estremi a settembre non sono una novità dei tempi moderni, ma eventi periodici che affondano le radici in epoche ben lontane da quelle attuali.
La memoria meteorologica: le lezioni del passato contro il catastrofismo
Ogni qual volta il termometro sale nella prima metà di settembre, la narrazione mediatica tende spesso a dipingere il fenomeno come un’anomalia mai vista prima. La consultazione degli archivi ufficiali dell’Aeronautica Militare e delle principali serie storiche secolari smentisce radicalmente questa impostazione. I valori massimi assoluti mai misurati nel mese di settembre in Italia appartengono infatti a un passato lontano, registrati in decenni nei quali il dibattito sul cambiamento climatico antropico non era ancora all’ordine del giorno. Comprendere le dinamiche sinottiche che hanno generato questi picchi storici permette di contestualizzare l’attuale evoluzione del meteo senza allarmismi.
I record storici ufficiali di caldo a settembre in Italia
I dati ufficiali rilevati dalle stazioni meteo della rete Aeronautica Militare / ENAV e dagli storici Osservatori Astronomici, Sismici e Universitari del nostro Paese, mostrano valori massimi straordinari raggiunti nel corso dell’ultimo secolo.
- Palermo Boccadifalco: +43,6°C (8 settembre 1946)
- Catania Fontanarossa: +42,4°C (8 settembre 1946)
- Foggia Amendola: +42,0°C (8 settembre 1946)
- Bari Palese: +40,0°C (8 settembre 1946)
- Reggio Calabria: +39,8°C (8 settembre 1946)
- Cagliari Elmas: +39,0°C (5 settembre 1956)
- Ancona Monte Cappuccini: +38,9°C (8 settembre 1946)
- Roma Ciampino: +38,4°C (8 settembre 1946)
- Napoli Capodichino: +37,2°C (8 settembre 1946)
- Genova Università: +37,0°C (16 settembre 1949)
- Roma Collegio Romano: +36,4°C (7 settembre 1946)
- Firenze Peretola: +36,2°C (7 settembre 1973)
- Bologna Borgo Panigale: +36,0°C (17 settembre 1975)
- Torino SMI (Osservatorio): +35,3°C (9 settembre 1895)
- Bologna Osservatorio: +35,0°C (1° settembre 1878)
- Milano Linate: +33,0°C (17 settembre 1975)
- Venezia Tessera: +32,5°C (8 settembre 1946)
L’estremismo termico dell’Ottocento: il caso dell’estate 1895 a Torino
Uno degli eventi più emblematici della climatologia italiana risale addirittura al XIX secolo. Il 9 settembre 1895, l’Osservatorio di Torino (SMI) registrò l’eccezionale valore di +35,3°C. In quell’occasione, una poderosa avvezione di aria calda sahariana risalì fin sul bordo alpino in un’epoca storica dominata da un’impronta industriale ancora primordiale. Quel primato, tuttora imbattuto per la serie secolare del capoluogo piemontese nel mese di settembre, dimostra chiaramente come la fisiologia del clima mediterraneo abbia sempre contemplato vampate di calore di eccezionale intensità anche alle soglie dell’autunno.
L’incredibile fiammata del settembre 1946: l’apice del caldo storico italiano
Il punto di riferimento assoluto per il caldo record a settembre rimane l’apocalittica avvezione calda dell’8 settembre 1946. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, una figura depressionaria profonda posizionata sull’Atlantico portoghese innescò il richiamo di una lingua d’aria tropicale continentale direttamente dal deserto dell’Algeria verso il bacino centrale del Mediterraneo. L’isotermia in quota toccò valori eccezionali, provocando una vera e propria compressione adiabatica nei bassi strati. Il risultato fu un’infilata di record di temperatura che resistono da 80 anni: la stazione di Palermo Boccadifalco toccò l’incredibile quota di +43,6°C, seguita dai +42,4°C di Catania Fontanarossa, dai +42,0°C di Foggia Amendola e dai +40,0°C di Bari Palese. Anche la capitale, presso l’aeroporto di Roma Ciampino, sfiorò i 39 °C con un valore di +38,4°C.
Le altre grandi avvezioni calde: il 1956, il 1973 e il 1975
La storia meteorologica del Novecento smentisce l’idea che il caldo di settembre sia un fenomeno recente. Il 5 settembre 1956, mentre la Sardegna era avvolta da un promontorio africano, la stazione di Cagliari Elmas toccò i +39,0°C. Nel decennio successivo, precisamente il 7 settembre 1973, fu la Toscana a sperimentare temperature roventi con i +36,2°C rilevati a Firenze Peretola. Ancora più sorprendente fu l’evento del 17 settembre 1975. In pieno mese avanzato, quando le giornate si erano già accorciate notevolmente, una bolla d’aria calda risalì la Pianura Padana portando la stazione di Bologna Borgo Panigale a +36,0°C e quella di Milano Linate a +33,0°C. Raggiungere simili livelli termici nella seconda metà di settembre conferma come i configurazioni sinottiche estreme facciano strutturalmente parte della naturale variabilità atmosferica del nostro Paese.
Ridimensionare l’allarmismo con il rigore dei dati scientifici
Alla luce della storiografia meteorologica, le giornate calde previste per i prossimi giorni non devono essere interpretate come il presagio di un’anomalia incontrollabile. Il ritorno temporaneo di temperature sopra la media ad inizio settembre rientra nella dinamica atmosferica stagionale, in cui l’anticiclone sub-tropicale trova ancora l’energia per estendersi verso le latitudini medie. Guardare ai record del 1895, del 1946 o del 1975 offre la corretta prospettiva storica: il clima ha sempre mostrato manifestazioni di calore estremo ben prima delle moderne rilevazioni, ricordandoci l’importanza di analizzare i fenomeni meteorologici attraverso la lente objetiva della climatologia storica anziché quella dell’emotività.

