Una lunga rete da pesca abbandonata, individuata nei mesi scorsi dagli operatori diving dell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara, è stata recuperata in uno dei siti di immersione più suggestivi di Villasimius. È il cuore dell’operazione GhostNetBusters, iniziativa dedicata al contrasto del fenomeno del ghost fishing e alla salvaguardia degli ecosistemi marini. Le operazioni di rimozione in mare delle due reti abbandonate sono state condotte dal 4° Nucleo Subacqueo della Guardia Costiera di Cagliari e dal Servizio Subacquei dell’Arma dei Carabinieri. L’intervento ha permesso inoltre di avviare lo smaltimento di diverse reti e nasse di dimensioni più ridotte, recuperate nei mesi scorsi e temporaneamente custodite presso la marina di Villasimius.
Parallelamente alle attività in mare, sulla spiaggia di Porto Giunco si è svolta una giornata di clean up coordinata dalla Fondazione MEDSEA insieme alla Cooperativa Diomedea, con il supporto logistico del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale. Una ventina tra cittadini e volontari si è ritrovata alle 9 nella Piazzetta della Marina di Villasimius per partecipare alla raccolta dei rifiuti in alcune aree della spiaggia di Porto Giunco e del vicino stagno di Notteri, contribuendo direttamente alla pulizia di uno dei tratti costieri più preziosi del territorio.
Nel primo pomeriggio, la rete recuperata durante le operazioni del mattino è stata al centro di un workshop dedicato al ghost fishing, ospitato al ristorante Primo Molo, sede della Lega Navale di Villasimius. L’incontro ha rappresentato un momento di approfondimento e sensibilizzazione sugli effetti delle attrezzature da pesca disperse in mare, capaci di continuare a catturare e intrappolare pesci, tartarughe e altre specie anche dopo essere state abbandonate. Durante il workshop si è discusso anche delle strategie necessarie a prevenire la dispersione degli attrezzi da pesca e a rafforzare le attività di recupero, con l’obiettivo di ridurre l’impatto dei rifiuti sugli habitat e sulla fauna marina.
L’iniziativa è stata realizzata anche grazie al sostegno di Patagonia, da tempo impegnata nella tutela degli ambienti marini e costieri attraverso il proprio programma di grant ambientali. Con GhostNetBusters, l’azienda rinnova il proprio sostegno alle realtà locali impegnate concretamente nella protezione del mare, finanziando un’azione che mette insieme recupero dei rifiuti, partecipazione della comunità e divulgazione scientifica. L’azione è stata organizzata dalla Fondazione MEDSEA in collaborazione con l’Area Marina Protetta Capo Carbonara, con il coinvolgimento delle istituzioni, degli operatori del territorio e dei cittadini.
“Queste giornate ci consentono, una volta individuato il punto, di tirar su la rete e liberare quel tratto di mare, rendendolo più fruibile per tutte le specie“, spiega Valeria Masala, Direttrice dell’Area Marina Protetta Capo Carbonara. “Fortunatamente abbiamo delle collaborazioni con altri enti come la Capitaneria di Porto, la Forestale e il Nucleo dei Sommozzatori dei Carabinieri“.
“La Capitaneria di Porto è deputata alla sorveglianza delle aree marine protette, ma da sola non può coprire un territorio così vasto: la collaborazione con Carabinieri, Guardia Forestale e operatori subacquei ci permette di lavorare in sinergia, con un risultato migliore“, sottolinea Gabriele Pintus, Capo Sezione Operativa della Sala Operativa della Capitaneria di Porto di Cagliari.
“La collaborazione tra istituzioni e attori del mare è fondamentale. La Capitaneria di Porto, in base alla legge 394 del ’91 sulle aree marine protette, è deputata alla sorveglianza e al pattugliamento, ma da soli non si può riuscire a coprire un territorio così ampio. La collaborazione tra Carabinieri, Guardia Costiera, Corpo Forestale e operatori del mare ci dà la possibilità di lavorare al meglio, in sinergia, e di portare a termine in sicurezza operazioni come quella di oggi“, spiega Fabio Previti – Carabinieri Nucleo Subacquei di Cagliari
“Le reti fantasma sono una delle minacce più subdole per i nostri mari: continuano a intrappolare pesci, tartarughe e mammiferi marini per anni dopo essere state abbandonate. Con GhostNetBusters vogliamo unire l’azione concreta, il recupero di una rete che da tempo minacciava l’Area Marina Protetta Capo Carbonara, alla sensibilizzazione, coinvolgendo cittadini, istituzioni e partner come Patagonia in un modello di collaborazione che parte dalle Aree Marine Protette, aree di grande pregio ma estremamente vulnerabili“, conclude Francesca Frau – Presidente Fondazione MEDSEA e biologa marina.
Per MEDSEA, tuttavia, l’azione non si conclude qui. GhostNetBusters rientra infatti nel progetto A caccia di reti fantasma, che punta a intervenire soprattutto sulla rimozione delle ghost net nelle Aree Marine Protette, ambienti particolarmente fragili nei quali l’impatto di questi attrezzi da pesca abbandonati può risultare ancora più grave.
