Tre chilometri e mezzo di mare da attraversare non come ostacolo, ma come simbolo di una sfida possibile. È questo il messaggio lanciato dalla terza edizione di “Oltre lo Stretto con il diabete: le sfide si affrontano insieme”, la traversata a nuoto dello Stretto di Messina promossa dall’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e andata in scena dopo la presentazione ufficiale alla Fondazione Horcynus Orca di Punta Faro, a Messina. Un appuntamento che ha unito persone con diabete, medici diabetologi e sostenitori della diabetologia in un’unica squadra, pronta ad affrontare una delle prove sportive più affascinanti e suggestive d’Italia, nelle acque che separano Sicilia e Calabria e che da secoli alimentano il mito di Scilla e Cariddi. La manifestazione ha ricevuto il patrocinio della Città di Messina, dell’Università degli Studi di Messina, dell’AOU Gaetano Martino, della Federazione delle Società Diabetologiche Italiane (FeSDI), di Diabete Italia, dell’AIAS Sezione di Messina e della regione europea della Federazione Internazionale del Diabete (IDF Europa).
La traversata dello Stretto di Messina per dimostrare che il diabete non è un limite
Il significato più profondo dell’iniziativa va oltre la dimensione sportiva. La traversata dello Stretto con il diabete nasce infatti con l’obiettivo di dimostrare concretamente che una diagnosi non deve trasformarsi in un confine invalicabile. Il diabete entra nella vita di una persona, ma non deve definirne i limiti, è il principio alla base del progetto. Una convinzione resa concreta dalla presenza in acqua di persone che convivono quotidianamente con questa condizione e che hanno scelto di affrontare una delle sfide sportive più impegnative del panorama italiano. La preparazione individuale, il supporto dei team diabetologici, i progressi delle terapie e delle tecnologie per il monitoraggio della glicemia hanno reso oggi possibile praticare anche attività sportive di alto livello, dimostrando come la gestione della malattia possa convivere con passioni, obiettivi e ambizioni personali.
Giuseppina Russo: “lo Stretto rappresenta una sfida, non solo agonistica”
Tra gli interventi più significativi quello di Giuseppina Russo, Presidente eletto AMD, Professore ordinario di Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Messina e Direttore UOS Diabetologia dell’AOU Policlinico Universitario G. Martino, che ha sottolineato il valore simbolico della traversata. “Lo Stretto rappresenta una sfida”, spiega Giuseppina Russo, “E non parlo soltanto di una sfida agonistica: ma di quella al diabete, alle difficoltà della vita quotidiana di chi convive con questa condizione. È una sfida impegnativa, ma che si può affrontare. C’è poi un aspetto che mi sta molto a cuore, quello mitologico: queste acque, cariche dei miti di Scilla, Cariddi e Colapesce, non fanno da cornice a una semplice manifestazione sportiva, ma a qualcosa di più profondo, che richiama la forza di chi si mette alla prova di fronte all’ignoto. Infine, c’è il tema dello stigma: avere il diabete non significa essere esclusi da nulla. Dobbiamo combattere lo stigma personale, quello che ciascuno di noi rischia di imporsi per paura della malattia, e lo stigma sociale, legato all’idea sbagliata che avere il diabete equivalga a essere deboli”. La traversata diventa così un messaggio contro ogni forma di esclusione, sia personale sia sociale, ribadendo che convivere con il diabete non significa rinunciare a esperienze, sogni e traguardi.
AMD: “lo sport è parte di una vita piena e attiva con il diabete”
Il valore dello sport come strumento di autonomia e consapevolezza è stato evidenziato anche da Salvatore De Cosmo, Presidente AMD e FeSDI, che ha ricordato come l’evoluzione della medicina abbia cambiato profondamente la quotidianità delle persone con diabete. “AMD crede fortemente nel valore dello sport come parte di una vita piena e attiva per le persone con diabete”, sottolinea Salvatore De Cosmo. “Negli ultimi anni l’innovazione farmacologica e quella tecnologica hanno notevolmente semplificato la quotidianità di chi convive con il diabete. Abbiamo terapie sempre più efficaci e sistemi tecnologici sempre più avanzati e personalizzabili per il monitoraggio della glicemia e la gestione della terapia insulinica. Questo ha ampliato concretamente la possibilità di praticare sport anche ad alto livello. Ma nessuna innovazione può sostituire la persona e la sua motivazione: per questo iniziative come la traversata dello Stretto sono importanti, perché mostrano che il diabete può essere gestito e affrontato senza rinunciare alle proprie passioni e ai propri obiettivi”. Una riflessione che mette al centro il ruolo della persona, della consapevolezza e della capacità di affrontare la malattia senza permettere che questa condizioni ogni aspetto della propria vita.
Il messaggio internazionale contro lo stigma del diabete
Alla conferenza stampa e alla traversata ha partecipato anche Stella de Sabata, Special Advisor presso IDF Europa, che ha portato una prospettiva internazionale sul tema dello stigma legato al diabete. “Lo stigma può essere una barriera invisibile ma reale, perché può condizionare le scelte e le opportunità delle persone con diabete. Per questo è importante creare occasioni capaci di mostrare, attraverso esempi concreti, che una diagnosi non deve tradursi in esclusione o rinuncia. Lo sport ha una potente forza simbolica: rende visibile ciò che una persona con diabete può e vuole fare e aiuta a cambiare lo sguardo sia degli altri che quello che ciascuno ha verso sé stesso. Iniziative come questa hanno un valore che va oltre i confini nazionali. Mostrano al mondo intero che le persone con diabete possono affrontare qualsiasi sfida, sportiva e non solo, e contribuiscono a diffondere un messaggio di inclusione e consapevolezza di cui l’Europa e la comunità internazionale hanno ancora bisogno”.
Federico Rizzardi: “anche le distanze più lunghe si affrontano una bracciata alla volta”
Tra i protagonisti della giornata anche Federico Rizzardi, nuotatore e Atleta Ambassador FeSDI, che ha raccontato il significato personale di una sfida vissuta insieme ad altre persone con diabete. “Il nuoto mi ha insegnato che anche le distanze più lunghe si affrontano una bracciata alla volta. Con il diabete questo principio vale ancora di più: bisogna conoscersi, prepararsi, ascoltare il proprio corpo e avere accanto le persone giuste. Affrontare lo Stretto insieme ad altre persone con diabete significa dimostrare che non siamo definiti dalla nostra diagnosi. Siamo persone che possono avere passioni, obiettivi e sogni e che possono decidere di mettersi alla prova. La traversata è una sfida sportiva, ma soprattutto è un messaggio: non dobbiamo avere paura di ciò che possiamo fare con il diabete”.
Il tuffo da Capo Peloro e la sicurezza garantita nello Stretto
I partecipanti si sono tuffati nelle acque dello Stretto di Messina intorno alle 11.45, partendo da Capo Peloro, per affrontare il percorso di circa 3,5 chilometri accompagnati da una flotta di imbarcazioni di supporto. La sicurezza della traversata è stata garantita dalla presenza di personale esperto delle particolari correnti dello Stretto, oltre che da operatori sanitari e addetti al salvataggio pronti a intervenire durante ogni fase dell’evento.
Un docufilm per raccontare sfida, mito e stigma
La novità di questa edizione è stata la realizzazione di un docufilm dedicato alla traversata, con immagini raccolte direttamente durante la prova e testimonianze dei partecipanti. Il progetto ruota attorno a tre parole chiave: sfida, mito e stigma. Tre concetti che racchiudono il significato più autentico dell’attraversamento dello Stretto di Messina per chi ogni giorno convive con il diabete. Non solo una competizione sportiva, dunque, ma un racconto di determinazione, consapevolezza e inclusione.
