La Commissione Europea è a conoscenza delle informazioni relative a possibili azioni con droni russi contro alcuni Paesi dell’Unione Europea nel Mediterraneo, tra cui Italia e Spagna. A confermarlo è stato il portavoce dell’esecutivo Ue Thomas Regnier, intervenuto durante il briefing quotidiano con la stampa a Bruxelles. Le dichiarazioni arrivano dopo le indiscrezioni pubblicate dal quotidiano spagnolo El Mundo, secondo cui la Cia avrebbe raccolto informazioni su possibili piani di escalation legati all’impiego di droni lanciati dal mare e avrebbe condiviso tali elementi con diversi governi europei. La Commissione Europea, pur non entrando nel dettaglio delle informazioni citate dal giornale spagnolo, ha spiegato di essere al corrente della situazione e ha ribadito la necessità di rafforzare le capacità di difesa contro le nuove minacce tecnologiche che interessano lo spazio aereo europeo.
La Commissione Ue: “lo spazio aereo è stato testato e violato diverse volte”
Durante l’incontro con i giornalisti, il portavoce della Commissione Europea Thomas Regnier ha sottolineato come il tema della sicurezza dello spazio aereo europeo sia diventato centrale negli ultimi anni, anche alla luce di episodi che hanno coinvolto diversi Paesi membri. “Lo spazio aereo dell’Ue è stato testato e violato diverse volte“, ha dichiarato Regnier, evidenziando come la crescente diffusione dei sistemi aerei senza pilota, dai piccoli droni commerciali fino ai modelli utilizzati in ambito militare, abbia cambiato profondamente lo scenario della sicurezza. Proprio per questo motivo Bruxelles ha avviato un percorso per sostenere lo sviluppo di strumenti comuni di protezione, con l’obiettivo di migliorare il coordinamento tra gli Stati membri e aumentare la capacità di individuare e neutralizzare eventuali minacce.
Il progetto europeo per uno scudo antidroni
La risposta dell’Unione Europea passa anche dalla proposta di realizzare uno scudo antidroni europeo, un sistema pensato per rafforzare le difese dei Paesi membri contro possibili intrusioni nello spazio aereo. “Abbiamo proposto di creare uno scudo antidroni“, ha spiegato il portavoce della Commissione, ricordando che la protezione dello spazio aereo resta principalmente una competenza nazionale, ma che l’Unione Europea può svolgere un ruolo di supporto. “Anche se sappiamo che si tratta di competenze nazionali, abbiamo un lungo track record di sostegno agli Stati membri in questo campo”, ha aggiunto Regnier. Il progetto si inserisce nel più ampio dibattito europeo sulla sicurezza e sulla necessità di sviluppare capacità comuni davanti a minacce ibride, dove strumenti tecnologici relativamente economici possono essere utilizzati per attività di sorveglianza, pressione o destabilizzazione.
Le segnalazioni sui possibili attacchi con droni nel Mediterraneo
Le informazioni riportate da El Mundo hanno acceso l’attenzione soprattutto sul possibile coinvolgimento dei Paesi mediterranei dell’Ue, con riferimento a Italia e Spagna. Secondo quanto emerso dalle indiscrezioni, l’ipotesi sarebbe quella dell’utilizzo di droni lanciati dal mare, eventualmente nascosti all’interno di container, per aggirare i sistemi tradizionali di controllo. Si tratta di uno scenario che ha portato diversi governi europei a riflettere sulla necessità di aggiornare le proprie strategie di sicurezza. La Commissione Europea, pur confermando di essere “al corrente delle informazioni”, non ha fornito ulteriori dettagli sui possibili piani né sulle modalità con cui tali dati sarebbero stati raccolti o verificati.
La nuova frontiera della sicurezza europea passa dai droni
Negli ultimi anni i droni sono diventati uno degli strumenti più rilevanti nei moderni scenari di conflitto e sicurezza internazionale. La loro capacità di operare a basso costo, con grande flessibilità e difficoltà di individuazione, ha spinto molti Paesi a sviluppare sistemi specifici di contrasto. L’Unione Europea considera quindi la protezione dalle minacce provenienti dai sistemi aerei senza pilota una priorità strategica, soprattutto dopo una serie di episodi che hanno evidenziato la vulnerabilità dello spazio aereo europeo. La proposta di uno scudo antidroni rappresenta dunque un tentativo di costruire una risposta coordinata, pur nel rispetto delle competenze dei singoli Stati membri, attraverso collaborazione tecnologica, condivisione delle informazioni e sostegno operativo. Per il momento Bruxelles conferma soltanto di seguire con attenzione la situazione e di essere pronta a sostenere i Paesi dell’Unione nel rafforzamento delle proprie capacità di difesa. La questione dei droni russi e della sicurezza del Mediterraneo europeo resta così al centro dell’agenda comunitaria.
