El Niño alimenta gli incendi in Indonesia: il fumo avvolge il Sud/Est asiatico

Quasi 300mila ettari bruciati tra Borneo e Sumatra. L’emergenza ambientale e sanitaria coinvolge milioni di persone e il fumo raggiunge anche Malesia, Singapore e Filippine

Una vasta coltre di smog sta avvolgendo diverse aree dell’Indonesia, dove gli incendi continuano a devastare ampie porzioni di territorio tra il Borneo e Sumatra. La combinazione tra condizioni climatiche particolarmente secche e pratiche di disboscamento attraverso il fuoco ha favorito la propagazione delle fiamme, trasformando l’emergenza ambientale in una grave crisi sanitaria che interessa anche diversi Paesi vicini. Secondo una stima indipendente del portale Nusantara Atlas, dall’inizio dell’anno sono andati in fumo in Indonesia quasi 300mila ettari di territorio. La maggior parte dei roghi si concentra sull’isola del Borneo, caratterizzata da vaste aree di foresta tropicale condivise da Indonesia, Malesia e Brunei, e sull’isola di Sumatra.

Emissioni di carbonio ai livelli degli anni più critici

L’attività degli incendi ha determinato un forte aumento delle emissioni di carbonio dalla fine di luglio. Le rilevazioni del Copernicus Atmosphere Monitoring Service indicano livelli paragonabili a quelli osservati durante i precedenti forti episodi di El Niño, in particolare nel 2015 e nel 2019. Tra il 28 agosto e il 3 settembre, gli incendi nell’arcipelago indonesiano hanno prodotto oltre 23 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio. Nello stesso periodo del 2015, anno caratterizzato da un intenso episodio di El Niño, le emissioni erano state di circa 20,7 milioni di tonnellate. Il fenomeno climatico sta quindi contribuendo a creare un contesto particolarmente favorevole alla propagazione delle fiamme. Le condizioni più asciutte riducono l’umidità della vegetazione e rendono più vulnerabili al fuoco ecosistemi normalmente umidi.

Il ruolo delle attività umane

El Niño, tuttavia, non rappresenta da solo l’origine degli incendi. Il fenomeno atmosferico favorisce condizioni di siccità, mentre una parte significativa dei roghi è legata alle attività umane, comprese le pratiche di disboscamento e preparazione dei terreni attraverso l’uso del fuoco. Particolarmente delicata è la situazione delle torbiere, diffuse in alcune delle aree maggiormente interessate dagli incendi. Si tratta di ecosistemi naturalmente umidi, caratterizzati da grandi quantità di materiale organico parzialmente decomposto. Quando queste aree vengono drenate e si prosciugano, il materiale accumulato può trasformarsi in un vero e proprio combustibile. Tra gennaio e agosto sono stati individuati oltre 210mila punti di calore nelle aree di torbiera del Paese. Gli incendi che interessano questi terreni sono inoltre difficili da contenere proprio per la presenza di materiale organico che può continuare a bruciare anche sotto la superficie.

Milioni di persone esposte al fumo

Le conseguenze non sono soltanto ambientali. La qualità dell’aria è peggiorata in numerose località, con un aumento dei problemi respiratori e una crescente esposizione della popolazione alle particelle sottili presenti nel fumo. Secondo le autorità sanitarie indonesiane, oltre 5 milioni di persone tra Borneo e Sumatra sono direttamente esposte ai rischi per la salute legati alla foschia provocata dagli incendi. L’emergenza ha avuto ripercussioni anche sul sistema scolastico: più di 1,4 milioni di studenti hanno seguito le lezioni a distanza mentre numerosi istituti sono stati costretti a chiudere a causa del peggioramento della qualità dell’aria.

La nube di fumo attraversa i confini

La foschia non è rimasta confinata all’Indonesia. Il fumo ha raggiunto anche Malesia, Singapore e Filippine, provocando un deterioramento della qualità dell’aria e nuove misure precauzionali. In Malesia, il peggioramento dell’inquinamento ha portato alla dichiarazione di emergenza in una regione dello Stato di Sarawak, sull’isola del Borneo. Quasi 650 scuole dovrebbero rimanere chiuse a causa delle condizioni atmosferiche.

Nelle Filippine, dopo una settimana caratterizzata da livelli di PM2.5 classificati come molto o gravemente insalubri, la qualità dell’aria ha iniziato lentamente a migliorare. La presenza della foschia aveva comunque già costretto le autorità a sospendere le lezioni in diverse città e province. Anche Singapore ha registrato un peggioramento significativo: nella regione centrale della città-Stato, la qualità dell’aria ha raggiunto venerdì livelli considerati insalubri.