Dopo 2 settimane di insolita quiete meteorologica nell’Oceano Atlantico, la calma sembra avere le ore contate a causa dell’improvviso aumento dell’attività tropicale. La causa principale di questo prolungato blocco è stata l’azione combinata di forti venti ad alta quota e aria secca generati dal fenomeno di El Niño, che ha frenato la nascita dei sistemi temporaleschi. La situazione sta però cambiando rapidamente, con ben 3 diverse zone sotto stretta osservazione da parte dei meteorologi per il possibile sviluppo di depressioni o tempeste tropicali. La 1ª minaccia concreta riguarda un’area situata a Sud/Ovest delle isole Azzorre, dove una perturbazione organizzata potrebbe dare origine nelle prossime ore alla tempesta tropicale Fay, riaprendo ufficialmente le danze di una stagione finora del tutto anomala nel bacino del Nord Atlantico.
Le 3 aree sotto osservazione tra le Azzorre e il Golfo del Messico
L’attenzione degli esperti si concentra al momento su 3 distinti settori del bacino atlantico. La zona a maggior rischio imminente si trova a Sud/Ovest delle Azzorre, dove i dati raccolti da satellite mostrano un sistema temporalesco in rapida strutturazione. Benché la probabilità di formazione della tempesta Fay sia molto elevata, non sono previsti impatti diretti sulle isole. Contemporaneamente, un secondo sistema disorganizzato a Est della Florida si sta spostando verso Ovest e raggiungerà il Golfo del Messico nei prossimi giorni, portando un forte incremento delle piogge sulla penisola statunitense con una probabilità di sviluppo tropicale comunque ridotta. Infine, uno sguardo alla 2ª metà di settembre e all’inizio di ottobre mostra una vasta area di bassa pressione compresa tra le Bahamas, il Golfo del Messico e il Mar dei Caraibi Nord/Occidentale. Questa regione del bacino presenta venti in quota meno intensi e potrebbe diventare il punto più caldo per la genesi di rovesci torrenziali e temporali nei prossimi giorni.
Un’annata record nell’era dello Spazio
L’attuale stagione di uragani 2026 ha fatto registrare finora soltanto 5 tempeste tropicali dotate di nome: Arthur, Bertha, Edouard, Cristobal e Dolly. Le prime 3 si sono formate nel Golfo del Messico impattando direttamente sugli Stati Uniti, mentre Cristobal ha avuto vita breve in pieno oceano a Ovest delle Azzorre e Dolly ha attraversato la regione atlantica portando piogge benefiche sui Caraibi. Da circa 2 settimane, tuttavia, l’attività si è totalmente arrestata e nessuna delle 5 tempeste ha mai raggiunto l’intensità di uragano. Se questa tendenza dovesse proseguire fino alla fine della stagione, fissata per il 30 novembre, il 2026 diventerebbe il 1° anno senza alcun uragano dall’inizio dell’era dello Spazio e delle rilevazioni satellitari avviate a metà degli anni ’60. Storicamente esistono solo 2 precedenti registrati, risalenti al 1907 e al 1914. La partita resta comunque aperta, dato che forti perturbazioni possono ancora formarsi in pieno oceano tra le Bermuda e le Azzorre fino a novembre inoltrato.
