Energia, Pichetto Fratin rilancia le estrazioni italiane: “prezzi diversi rispetto a quelli internazionali”

Il ministro dell’Ambiente indica nel gas e nel petrolio nazionali uno strumento per ottenere benefici territoriali e condizioni economiche più favorevoli

Utilizzare maggiormente le risorse presenti nel sottosuolo italiano per ridurre il ricorso alle importazioni e creare le condizioni per accordi economici più favorevoli nei territori interessati dalle attività estrattive. È questa la linea indicata dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto durante la puntata di PresaDiretta intitolata “Governati dal fossile” e trasmessa in diretta su RaiTre. Intervistato da Riccardo Iacona, il ministro ha sottolineato la possibilità di valorizzare la produzione nazionale di gas e petrolio, collegandola sia ai potenziali benefici per le aree nelle quali avvengono le estrazioni sia all’opportunità di definire condizioni differenti rispetto a quelle determinate sui mercati mondiali. “Avere un’estrazione nostra può permettere nelle varie realtà locali, cito ad esempio la Basilicata, un beneficio territoriale. E permette anche qualora l’estrazione avvenga da parte di compagnie nazionali – e in questo caso con il grande player nazionale che è l’Eni – contrattazioni specifiche dirette con prezzi completamente diversi” rispetto a quelli internazionali.

Il ruolo dell’Eni e i possibili benefici per i territori

Nel ragionamento di Pichetto Fratin, la disponibilità di una produzione energetica nazionale potrebbe dunque aprire spazi per intese specifiche con le compagnie impegnate nelle attività estrattive. Il ministro ha citato esplicitamente la Basilicata, una delle principali aree italiane interessate dall’estrazione di idrocarburi, e il ruolo dell’Eni quale grande operatore nazionale. La prospettiva delineata è quella di collegare lo sfruttamento delle risorse presenti sul territorio a ricadute locali, attraverso contrattazioni dirette potenzialmente capaci di assicurare condizioni economiche differenti rispetto alle quotazioni internazionali. Il riferimento ai prezzi assume un peso particolare perché il mercato del gas e del petrolio è legato a dinamiche globali che possono risentire delle tensioni geopolitiche, degli equilibri tra domanda e offerta e della dipendenza dai Paesi produttori. Il ministro ha ricordato, infatti, che la partita energetica continua a essere giocata sulla base dei prezzi internazionali. Proprio per questo, la disponibilità di risorse estratte in Italia viene indicata come una delle leve da utilizzare nella strategia nazionale. “È la sfida che noi abbiamo nell’utilizzare il nostro gas e il nostro petrolio prima che andarlo a comprare nelle varie parti del mondo”.

La strategia italiana tra sicurezza energetica e riduzione delle importazioni

Le parole di Pichetto Fratin inseriscono il tema delle estrazioni nazionali nel quadro più ampio della sicurezza energetica. L’Italia continua ad avere un’importante domanda di gas e una parte rilevante del fabbisogno viene soddisfatta attraverso forniture provenienti dall’estero. Secondo l’impostazione illustrata dal ministro, impiegare il gas italiano prima di ricorrere agli acquisti internazionali potrebbe contribuire a limitare l’esposizione del Paese alle oscillazioni dei mercati esteri. La valorizzazione delle risorse interne non viene però presentata come un’alternativa al percorso di decarbonizzazione, bensì come uno strumento da utilizzare nella fase di passaggio verso un sistema energetico con una minore presenza delle fonti fossili. La linea indicata tiene quindi insieme due esigenze: garantire nell’immediato una disponibilità adeguata di energia e, contemporaneamente, ridurre in maniera progressiva il ricorso a gas e petrolio.

Domanda di gas a 59 miliardi di metri cubi

Il ministro ha fornito anche il dato relativo all’attuale consumo nazionale. La domanda italiana si attesta intorno ai 59 miliardi di metri cubi di gas, un volume che il Governo intende ridimensionare sensibilmente nel medio e lungo periodo. L’obiettivo dichiarato è arrivare a dimezzare questa quantità nell’arco dei prossimi quindici anni. Il percorso immaginato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica prevede una progressiva sostituzione delle fonti fossili con altre forme di produzione energetica. “È quello di ridurre il fossile. Noi oggi a livello nazionale abbiamo una domanda sui 59 miliardi di metri cubi di gas, ma l’obiettivo è quello di arrivare a dimezzare nei prossimi nei prossimi 15 anni. E poi naturalmente scendere facendo subentrare quelle che sono altre energie di tipo rinnovabile, idroelettrico, geotermico, fotovoltaico”.

Rinnovabili, idroelettrico e geotermico per sostituire il fossile

La riduzione della domanda di gas dovrà essere accompagnata dalla crescita delle energie rinnovabili. Nel suo intervento, Pichetto Fratin ha richiamato in particolare il contributo dell’idroelettrico, del geotermico e del fotovoltaico, indicandoli tra gli strumenti destinati a subentrare progressivamente alle fonti fossili. La traiettoria descritta dal ministro non prevede pertanto un abbandono immediato del gas e del petrolio, ma una diminuzione graduale del loro peso nel sistema energetico nazionale. In questa fase, le estrazioni italiane vengono considerate una risorsa utile per evitare di acquistare all’estero tutto il combustibile necessario, mentre l’espansione delle tecnologie rinnovabili dovrebbe consentire di abbassare strutturalmente la domanda. Il piano illustrato a PresaDiretta punta così a conciliare l’utilizzo delle risorse nazionali con un obiettivo di lungo periodo: dimezzare il fabbisogno di gas entro quindici anni e proseguire successivamente nella discesa, sostituendo una quota crescente delle fonti fossili con una produzione energetica rinnovabile.