Gazprom sospenderà da domani i rifornimenti di gas all’Armenia, interrompendo temporaneamente uno dei principali canali di approvvigionamento energetico del Paese caucasico. La motivazione ufficiale fornita dalla società russa riguarda alcuni lavori di manutenzione pianificati sulle infrastrutture utilizzate per trasportare il combustibile verso il territorio armeno. L’intervento interesserà in particolare la North Caucasus-Transcaucasia Gas Pipeline, il gasdotto che attraversa la parte meridionale della Russia e raggiunge l’Armenia passando per la Georgia. Secondo quanto precisato da Gazprom Armenia, le operazioni di riparazione proseguiranno fino al 25 settembre. La sospensione viene quindi presentata come un’interruzione tecnica e programmata. Il provvedimento assume tuttavia una particolare rilevanza per l’Armenia, considerando il peso ancora decisivo delle forniture russe all’interno del sistema energetico nazionale.
Riserve strategiche e importazioni dall’Iran durante lo stop
Per affrontare il periodo di interruzione, l’Armenia farà ricorso alle proprie riserve strategiche di gas. Parallelamente, Erevan aumenterà le importazioni dall’Iran, che rappresenta una delle alternative disponibili per ridurre gli effetti immediati della sospensione delle consegne russe. La combinazione tra riserve nazionali e forniture iraniane dovrebbe consentire al Paese di superare la fase dei lavori senza compromettere la continuità dell’approvvigionamento. Resta però evidente la forte esposizione dell’Armenia nei confronti del gas proveniente dalla Russia, soprattutto alla luce dei volumi acquistati nel corso dell’ultimo anno. Nel 2025, Mosca ha esportato verso Erevan 2,7 miliardi di metri cubi di gas, una quantità equivalente all’82% delle importazioni complessive armene. Il dato conferma quanto la Russia continui a essere centrale per la sicurezza energetica del Paese, nonostante il progressivo raffreddamento delle relazioni politiche tra i due governi.
Il prezzo scontato del gas russo e l’accordo in scadenza
Le forniture russe vengono attualmente garantite all’Armenia a un prezzo agevolato di 177,5 dollari per mille metri cubi. La tariffa è stabilita dai termini di un accordo bilaterale che scadrà alla fine dell’anno. Le condizioni economiche assicurate fino a questo momento hanno permesso a Erevan di acquistare il gas russo a un costo particolarmente favorevole. Il rinnovo dell’intesa alle stesse condizioni appare però sempre meno probabile, soprattutto a causa del nuovo orientamento internazionale assunto dall’Armenia. La questione va quindi oltre l’interruzione temporanea prevista fino al 25 settembre. Il passaggio decisivo sarà rappresentato dalla trattativa sul futuro dell’accordo energetico, dalla quale dipenderanno il prezzo e le modalità delle forniture russe a partire dal prossimo anno.
L’avvicinamento dell’Armenia all’Unione europea
A rendere più complesso il confronto con Mosca è il percorso di avvicinamento dell’Armenia all’Unione europea. Erevan ha intrapreso un processo politico destinato a rafforzare progressivamente i rapporti con Bruxelles, allontanandosi dall’area d’influenza tradizionalmente esercitata dalla Russia nel Caucaso meridionale. Il governo armeno ha manifestato l’intenzione di presentare “nel breve futuro” la domanda formale di adesione all’Unione europea. Una scelta che potrebbe determinare conseguenze rilevanti non soltanto sul piano diplomatico e geopolitico, ma anche nei rapporti commerciali ed energetici con la Federazione Russa. In questo scenario diventa difficile ipotizzare che il nuovo accordo sul gas possa conservare integralmente le condizioni economiche favorevoli riconosciute finora. L’energia potrebbe trasformarsi in uno dei principali terreni sui quali misurare l’evoluzione dei rapporti tra Mosca ed Erevan.
Il gas al centro dei nuovi equilibri tra Mosca ed Erevan
La temporanea sospensione annunciata da Gazprom arriva dunque in una fase particolarmente delicata. Da un lato vi sono i lavori programmati sul gasdotto e la necessità di garantire la sicurezza dell’infrastruttura; dall’altro emerge il problema più ampio della dipendenza energetica armena dalla Russia. Il ricorso alle riserve strategiche e alle forniture provenienti dall’Iran consentirà a Erevan di gestire l’interruzione nel breve periodo. La vera incognita riguarda però ciò che accadrà dopo la scadenza dell’accordo bilaterale, quando Armenia e Russia dovranno ridefinire prezzi e condizioni delle future esportazioni. Con l’82% del gas importato proveniente dalla Russia, un cambiamento delle condizioni contrattuali potrebbe avere un impatto significativo sull’economia armena. Allo stesso tempo, la ricerca di nuovi fornitori potrebbe diventare parte integrante della strategia con cui Erevan intende accompagnare il proprio avvicinamento politico all’Europa e ridurre gradualmente la dipendenza da Mosca.
