Un dolore intenso simile a una bruciatura, un’infiammazione molto evidente sulla pelle e un insieme di sintomi che possono compromettere la qualità della vita per settimane. È il quadro dell’herpes zoster, conosciuto comunemente come fuoco di Sant’Antonio, una patologia che interessa una larga parte della popolazione e che può diventare particolarmente debilitante soprattutto nelle persone anziane. Secondo gli esperti della piattaforma anti-bufale “Dottore ma è vero che…?” della Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, circa un over 50 su dieci svilupperà almeno un episodio di herpes zoster nel corso della vita. Proprio per questo la vaccinazione rappresenta oggi uno degli strumenti principali per ridurre il rischio di sviluppare la malattia e limitarne le conseguenze più gravi. “La malattia è dolorosa e debilitante, soprattutto quando colpisce i più anziani. È, perciò, questa fascia di popolazione la destinataria dei vaccini che aiutano a controllare i sintomi e a evitare complicazioni e recidive. Sono efficaci, sicuri, sempre disponibili”, spiegano gli esperti.
Herpes zoster, cos’è il fuoco di Sant’Antonio e perché provoca dolore
L’herpes zoster è un’infezione provocata dallo stesso virus responsabile della varicella, il virus varicella-zoster, appartenente alla famiglia degli herpes virus. La particolarità di questo agente infettivo è che, dopo la guarigione dalla varicella, non viene eliminato completamente dall’organismo. Il virus infatti rimane latente nel sistema nervoso e può riattivarsi anche dopo molti anni, dando origine al cosiddetto fuoco di Sant’Antonio. Il nome deriva da un’antica associazione con Sant’Antonio Abate, l’eremita egiziano vissuto tra il III e il IV secolo che, secondo la tradizione, avrebbe resistito alle tentazioni del diavolo riportando sul corpo dolorose ustioni. La manifestazione più tipica della malattia è caratterizzata dalla comparsa di vescicole cutanee dolorose, generalmente distribuite sul torace o sull’addome e localizzate quasi sempre su un solo lato del corpo, lungo il percorso dei nervi coinvolti. “Infatti questa patologia è estremamente fastidiosa: colpendo i nervi causa numerose vescicole che si distribuiscono sul torace o sull’addome, solitamente solo da un lato”, spiegano gli specialisti.
Sintomi dell’herpes zoster: dalle vescicole alla nevralgia posterpetica
Il decorso dell’herpes zoster può essere particolarmente lungo e doloroso. I sintomi possono persistere generalmente per un periodo compreso tra due e quattro settimane, con dolore intenso nella zona interessata e fastidio causato dalle lesioni cutanee. “I sintomi conseguenti durano parecchio, da due a quattro settimane, e causano dolori intensi nelle parti colpite. Ci sono poi da gestire le vescicole che possono diventare pruriginose e potrebbero lasciare cicatrici se si rompono quando sono ancora piene di liquido”, ricordano gli esperti. Non tutte le persone colpite sviluppano però la stessa sintomatologia. In alcuni casi l’eruzione cutanea può essere meno evidente o addirittura assente, mentre possono comparire altri disturbi come mal di testa, febbre, stanchezza, formicolii e malessere generale. Una delle complicazioni più temute è la nevralgia posterpetica, una condizione caratterizzata dalla persistenza del dolore anche dopo la guarigione delle lesioni cutanee. “In alcuni casi, poi, si può rischiare la nevralgia posterpetica, un insieme di sintomi più acuti, come dolore e bruciori persistenti, sensibilità della cute, stanchezza e inappetenza, che durano mesi”, spiegano gli esperti.
Varicella e fuoco di Sant’Antonio: chi ha avuto l’infezione rischia sempre?
Avere avuto la varicella non significa automaticamente sviluppare il fuoco di Sant’Antonio. Il virus rimane nell’organismo, ma solo in alcune persone si verifica la riattivazione che porta alla comparsa dell’herpes zoster. “No, non tutte le persone che hanno avuto la varicella sviluppano questa malattia, sebbene sia causata da un virus, l’herpes zoster, che appartiene alla stessa famiglia”, spiegano gli specialisti. Dopo il primo contagio, avvenuto generalmente durante l’infanzia, il virus può rimanere inattivo per decenni. La sua eventuale riattivazione dipende da diversi fattori legati soprattutto alla capacità del sistema immunitario di controllarlo.
Perché il virus si riattiva: età avanzata e difese immunitarie più deboli
La causa precisa della riattivazione dell’herpes zoster non è ancora completamente conosciuta, ma sono stati individuati diversi elementi che possono aumentare il rischio. Il principale fattore predisponente è il calo delle difese immunitarie, una condizione che tende a diventare più frequente con l’avanzare dell’età, ma che può verificarsi anche in presenza di altre situazioni cliniche. “Fra questi, il principale è il calo delle difese immunitarie, condizione che si verifica soprattutto in età avanzata, in seguito a stress fisico (ma anche emotivo) o in concomitanza con altre infezioni, come l’Hiv”, spiegano gli specialisti. Tra le categorie maggiormente esposte rientrano anche le persone che hanno subito un trapianto di organi o di midollo osseo, i pazienti sottoposti a chemioterapia e coloro che seguono terapie prolungate con corticosteroidi.
Chi deve vaccinarsi contro l’herpes zoster: indicazioni e categorie a rischio
La probabilità di sviluppare l’herpes zoster aumenta soprattutto con l’età. Per questo motivo la vaccinazione è rivolta in particolare alle persone anziane e ai soggetti con condizioni che aumentano il rischio di complicazioni. “L’incidenza della malattia in chi ha meno di 50 anni è trascurabile. Inoltre, è molto bassa la probabilità di sviluppare complicazioni”, chiariscono gli esperti. La valutazione della vaccinazione deve comunque tenere conto delle condizioni individuali. “In ogni caso, consultarsi con il proprio medico è la strategia migliore, poiché saranno valutati lo stato di salute e gli eventuali fattori di rischio specifici”, spiegano. Tra i soggetti maggiormente esposti rientrano persone con diabete di tipo 2, patologie cardiovascolari e BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva), sempre in relazione all’età e al quadro generale di salute.
Vaccino herpes zoster, il Ministero della Salute raccomanda la prevenzione
Il Ministero della Salute raccomanda e offre gratuitamente la vaccinazione contro l’herpes zoster ai soggetti nel 65esimo anno di età e alle categorie considerate a rischio per condizioni di fragilità o patologie. In Italia sono disponibili due vaccini con caratteristiche differenti. Il primo è il vaccino ricombinante adiuvato, indicato a partire dai 18 anni soprattutto per soggetti fragili o immunodepressi. La somministrazione prevede due dosi a distanza di circa due mesi, con un intervallo possibile tra uno e sei mesi. Il secondo è il vaccino a virus vivo attenuato, indicato per persone dai 50 anni in su, ma non utilizzabile nei soggetti immunodepressi, e viene somministrato in un’unica dose.
Shingrix e Zostavax, efficacia dei vaccini disponibili in Italia
Tra i vaccini disponibili figura Shingrix, indicato per persone con almeno 50 anni di età e per soggetti fragili a partire dai 18 anni. Secondo i dati riportati dalla Siti, Società italiana di medicina preventiva e sanità pubblica, il vaccino ha dimostrato un’efficacia superiore al 90% nei soggetti con più di 50 anni e compresa tra il 70 e il 90% nei soggetti fragili adulti. “La persistenza della protezione si aggira intorno al 90% a 5 anni dalla vaccinazione”, si legge nelle indicazioni della società scientifica. L’altro vaccino disponibile è Zostavax, indicato per persone dai 50 anni in su. La sua efficacia è risultata compresa tra il 38% e il 70%, con risultati migliori soprattutto nella fascia tra i 50 e i 59 anni.
Il fuoco di Sant’Antonio è contagioso? Come avviene la trasmissione
L’herpes zoster può essere trasmesso attraverso il contatto diretto con il liquido contenuto nelle vescicole presenti sulla pelle. Tuttavia, il contagio non avviene come per una normale influenza o per altre infezioni respiratorie. “Come tutti i virus dell’herpes, anche lo zoster è molto contagioso, ma il vaccino in questo caso non è indicato. La trasmissione dell’infezione avviene tramite il contatto con il liquido contenuto nelle vesciche”, spiegano gli esperti. Per ridurre il rischio di trasmissione è quindi importante evitare il contatto con le lesioni, non condividere indumenti, biancheria o oggetti personali e mantenere le necessarie precauzioni fino alla completa guarigione. “Basta, dunque, evitare di condividere indumenti, biancheria e altri oggetti, oltre a rimanere isolati, fin quando si è guariti”, concludono gli specialisti.
