Negli ultimi tre decenni, decine di laghi glaciali si sono formati nell’India settentrionale e quelli esistenti si sono rapidamente ingranditi, evidenziando la necessità di monitorare un paesaggio trasformato dal cambiamento climatico. Mentre in Nepal proseguono le operazioni di soccorso dopo le inondazioni catastrofiche del 26 agosto 2026, un recente studio satellitare rivela che, a causa dello scioglimento dei ghiacci, i laghi glaciali himalayani si stanno moltiplicando ed espandendo, sollevando preoccupazioni per possibili future inondazioni devastanti nella regione. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Open Geosciences.
Rapidi cambiamenti nell’estensione dei laghi
La ricerca ha utilizzato osservazioni satellitari (missioni Landsat e Sentinel-2) per mappare le variazioni di 74 laghi glaciali nel bacino dell’Alaknanda, nell’Himalaya indiano occidentale, tra il 1994 e il 2023. I risultati mostrano la rapidità con cui il paesaggio sta cambiando: lo scioglimento dei ghiacciai crea e alimenta laghi d’alta quota che, in determinate condizioni, possono rilasciare improvvisamente ingenti volumi d’acqua. La superficie complessiva di 24 laghi glaciali – quelli con dimensioni superiori a 0,01km² (soglia minima adottata nella metodologia per escludere piccoli specchi d’acqua stagionali) – è passata da 0,97km² nel 1994 a 1,62km² nel 2023, registrando un aumento del 67% in 30 anni.
Tuttavia, non si tratta solo dell’espansione di laghi preesistenti. Lo studio ha individuato 57 nuovi laghi glaciali formatisi durante il periodo di studio, portando il numero totale di laghi nel bacino a 131; di questi, 18 superavano la superficie di 0,01km². Alcuni laghi hanno registrato una crescita particolarmente rapida: il Lago Vasundhara si è espanso del 261% tra il 1994 e il 2023, mentre il Lago Balbala è cresciuto del 119%.
Lo studio ha inoltre segnalato 27 laghi glaciali caratterizzati da una crescita significativa, tra cui uno situato a monte dell’importante sito di pellegrinaggio di Badrinath. Lo studio segnala inoltre la necessità di prestare particolare attenzione alla crescita molto rapida del Lago Vasundhara. Questi laghi richiedono un monitoraggio costante e ulteriori valutazioni, poiché variazioni nelle loro dimensioni e nella loro stabilità potrebbero ripercuotersi sulle aree a valle.
Rischi di inondazione e limiti del monitoraggio
Le inondazioni causate dalla rottura di laghi glaciali (note come GLOF) si verificano quando l’acqua trattenuta da ghiaccio, roccia o sedimenti viene rilasciata improvvisamente, trasportando fango e detriti con una forza potenzialmente distruttiva. Il recente disastro in Nepal non è stato, di per sé, una GLOF convenzionale, ma dimostra le conseguenze straordinarie che improvvisi eventi alluvionali in alta montagna possono avere su comunità e infrastrutture. Il governo nepalese riferisce che le inondazioni di agosto hanno causato danni diffusi a case, strade, ponti e impianti idroelettrici.
“Le recenti inondazioni ci ricordano quanto sia importante monitorare costantemente gli ambienti di alta montagna, dove molteplici rischi – tra cui precipitazioni estreme, espansione dei laghi glaciali, instabilità dei versanti e attività sismica – possono interagire e potenzialmente amplificare gli impatti a valle”, afferma l’autrice dello studio, la Dott.ssa Aayushi Pandey dell’Università Carolina di Praga (Repubblica Ceca).
“I dati satellitari sono estremamente preziosi per esaminare regioni vaste e inaccessibili. Ci consentono di individuare laghi di nuova formazione, misurare le variazioni della superficie lacustre, identificare i laghi in rapida espansione e selezionare quelli che necessitano di indagini approfondite”, spiega. “Tuttavia, questa non è la soluzione completa. Le misurazioni sul campo sono fondamentali per determinare la profondità e il volume del lago, valutare la stabilità dei versanti, comprendere i percorsi di drenaggio e le interazioni tra ghiacciaio e lago, nonché per migliorare i modelli di previsione delle inondazioni”.
“Tale lavoro richiede però un notevole sostegno logistico e finanziario, inclusa una più solida cooperazione scientifica transfrontaliera e la condivisione dei dati, poiché i rischi legati ai laghi glaciali e alle inondazioni non rispettano i confini politici e devono essere affrontati come una questione di interesse regionale condiviso”, conclude Pandey.
