Il 21 settembre 2003 l’ultimo viaggio di Galileo, il tuffo su Giove

Dopo 14 anni nello Spazio e quasi 8 anni in orbita attorno al gigante gassoso, la sonda della NASA concluse la sua straordinaria missione tuffandosi deliberatamente nell’atmosfera di Giove

Il 21 settembre 2003 si concludeva una delle più importanti missioni della storia dell’esplorazione planetaria. La sonda Galileo, lanciata dalla NASA nel 1989, entrava nell’atmosfera di Giove e veniva distrutta dalle condizioni estreme del pianeta. Non fu un incidente, ma l’ultimo atto deliberato di una missione durata 14 anni. Galileo aveva lasciato la Terra a bordo dello Space Shuttle Atlantis il 18 ottobre 1989. Il viaggio verso Giove fu lungo e complesso: per aumentare la propria velocità sfruttò più volte l’assistenza gravitazionale di Venere e della Terra, sorvolò gli asteroidi Gaspra e Ida e osservò anche gli effetti dell’impatto della cometa Shoemaker-Levy 9 su Giove nel 1994.

Nel dicembre 1995 arrivò finalmente a destinazione, diventando la prima sonda a entrare in orbita attorno a un pianeta esterno del Sistema Solare. Per quasi 8 anni studiò Giove e le sue lune, compiendo decine di incontri ravvicinati. La missione primaria, inizialmente prevista per concludersi nel 1997, venne infatti prorogata per altre tre volte grazie alla quantità e all’importanza dei dati raccolti.

Un pianeta e un sistema molto più complessi del previsto

Il contributo scientifico di Galileo fu enorme. La sonda studiò l’atmosfera e la magnetosfera di Giove e analizzò da vicino le sue principali lune: Io, Europa, Ganimede e Callisto. Tra le scoperte più importanti ci furono le prove dell’esistenza di strati di acqua salata liquida sotto la superficie ghiacciata di alcune lune, in particolare Europa. I dati raccolti da Galileo contribuirono così a trasformare Europa in uno degli obiettivi più interessanti nella ricerca di ambienti potenzialmente abitabili al di fuori della Terra. La sonda osservò inoltre l’intensa attività vulcanica di Io e contribuì allo studio del campo magnetico di Ganimede.

Galileo aveva anche portato con sé una piccola sonda atmosferica, sganciata nel 1995 e fatta precipitare direttamente nell’atmosfera gioviana. Durante la discesa raccolse dati su temperatura, pressione, composizione e venti, fino a quando le condizioni estreme ne interruppero definitivamente le trasmissioni.

Perché distruggere una sonda ancora funzionante?

Nel 2003 Galileo aveva ormai consumato gran parte del propellente necessario per controllare la propria traiettoria e orientare l’antenna verso la Terra. C’era però anche un’altra ragione, ancora più importante: gli scienziati avevano cominciato a considerare Europa un possibile ambiente abitabile grazie alla presenza di un oceano sotto il ghiaccio. Lasciare Galileo senza controllo avrebbe comportato, in futuro, il rischio di un impatto accidentale con la luna e di una sua possibile contaminazione con materiale terrestre. Per questo la NASA decise di indirizzare deliberatamente la sonda verso Giove, dove sarebbe stata distrutta nell’atmosfera del pianeta anziché rischiare di raggiungere Europa.

L’ultimo segnale

Il 21 settembre Galileo completò la sua 35ª orbita attorno a Giove e iniziò la discesa finale. Entrò nell’atmosfera a una velocità di circa 48 km/s, poco più di 170mila km/h. L’attrito e le pressioni crescenti portarono rapidamente alla distruzione della sonda. Alle 11:57 del mattino EST Galileo si disintegrò nell’atmosfera di Giove. Il segnale non cessò però di essere ricevuto nello stesso istante: l’ultima trasmissione arrivò sulla Terra circa 46 minuti più tardi, a causa del tempo necessario alle onde radio per attraversare la distanza tra Giove e il nostro pianeta. Era la fine di una missione che aveva percorso complessivamente circa 4,6 miliardi di km e che aveva cambiato profondamente la conoscenza del sistema gioviano.