Il 24 settembre 1852 il cielo diventò navigabile

Henri Giffard porta in volo il primo dirigibile: un pallone a idrogeno spinto da un piccolo motore a vapore apre una nuova pagina nella storia dell’aviazione

Il 24 settembre 1852, a Parigi, un curioso velivolo dalla forma allungata si staccò da terra davanti agli occhi degli spettatori. Non era un semplice pallone aerostatico: per la prima volta un aerostato era dotato di un motore capace di fornire una spinta autonoma e di un sistema per governarne la direzione. L’autore dell’impresa era l’ingegnere francese Henri Giffard.  Il suo apparecchio, noto come dirigibile di Giffard, era lungo circa 44 metri e aveva un volume di circa 2.500 metri cubi. L’involucro, riempito di gas più leggero dell’aria, sosteneva una struttura sottostante sulla quale erano montati il posto del pilota, una piccola macchina a vapore e un’elica. Un timone permetteva inoltre di modificare la traiettoria.

Un motore a vapore tra le nuvole

L’idea di Giffard era semplice quanto rivoluzionaria: se un pallone poteva rimanere sospeso nell’aria grazie alla propria spinta ascensionale, un motore avrebbe potuto trasformarlo in una sorta di nave del cielo, non più completamente dipendente dal vento. Il motore sviluppava circa 3 cavalli di potenza e azionava un’elica. Quel piccolo propulsore era però una conquista tecnologica tutt’altro che banale: doveva essere abbastanza leggero da poter essere trasportato dall’aerostato e, allo stesso tempo, sufficientemente potente da muoverlo.

La dimostrazione ebbe luogo tra Parigi e Trappes, nell’area dell’attuale dipartimento degli Yvelines. Giffard percorse circa 27 km in tre ore, riuscendo anche a compiere virate e manovre che dimostravano la possibilità di controllare il mezzo.  Non fu, tuttavia, un volo privo di limiti. Il vento era abbastanza forte da impedire a Giffard di tornare al punto di partenza: il motore non aveva ancora la potenza necessaria per affrontare efficacemente una corrente contraria. Ma proprio la capacità di effettuare virate dimostrava che qualcosa era cambiato per sempre.

Dai palloni ai dirigibili

Prima di Giffard, gli aerostati avevano già permesso agli esseri umani di sollevarsi in cielo. Il problema era però il controllo del volo: un pallone trasportato dal vento poteva salire e scendere, ma non era una vera macchina capace di scegliere autonomamente la propria rotta. L’esperimento del 1852 segnò quindi un passaggio fondamentale: per la prima volta un aerostato con equipaggio veniva propulso meccanicamente e governato. L’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile lo considera il primo volo riuscito di un dirigibile propulso e controllato.

Giffard non aveva ancora inventato il dirigibile moderno, naturalmente. Sarebbero serviti altri decenni di esperimenti, motori più efficienti e materiali migliori prima che questi grandi velivoli potessero diventare protagonisti dell’aviazione. Quel 24 settembre pose una delle prime pietre miliari sulla strada che avrebbe portato, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, all’epoca dei grandi dirigibili. Oggi, 24 settembre 2026, sono trascorsi 174 anni da quella prima dimostrazione. Guardando a quell’involucro gigantesco, al piccolo motore a vapore e ai pochi chilometri percorsi, è difficile non cogliere la portata dell’esperimento: nel 1852 l’uomo non aveva ancora imparato a dominare il cielo, ma aveva iniziato a governarlo.